Nel weekend ho letto tutto d’un fiato Colpevoli. Gelli, Andreotti e la P2 visti da vicino, di Sandra Bonsanti, scritto con Stefania Limiti e pubblicato a marzo da Chiarelettere. Non avrei potuto fare altrimenti, perché una pagina tira l’altra. È un lavoro prezioso che ripercorre tutte le inchieste giornalistiche seguite in prima persona dalla Bonsanti, a partire dagli anni Settanta, su quel potere occulto masso-fascio-mafioso che ha condizionato la storia del nostro Paese dagli anni Sessanta fino ai nostri giorni.

Pensare che la storia della P2 appartenga solo al passato e non abbia conseguenze sul presente è da ingenui. Chi sostiene che quel problema sia ormai archiviato è poco informato, vive sulla Luna o è in malafede. È palmare che le tardive inchieste giudiziarie – la loggia era attiva già alla fine degli anni Sessanta – sulla potente associazione segreta, a parte l’iniziale scompiglio provocato dalla scoperta degli elenchi (molto probabilmente parziali) a Castiglion Fibocchi nel 1981, hanno fatto un baffo ai sodali, anche perché allora non c’era alcuna norma penale che vietasse le associazioni segrete – sebbene l’art. 18 della Costituzione fosse molto chiaro (“Sono proibite le associazioni segrete”).

Le stesse indagini della Commissione parlamentare d’inchiesta, nonostante il coraggio di Tina Anselmi (poi relegata alla marginalità politica), ci appaiono oggi poco più di un’operazione di facciata. Nel 1982 il Parlamento, per rassicurare l’opinione pubblica, introdusse in tutta fretta nell’ordinamento un reato specifico pressoché indimostrabile: quella norma “fantasma”, spesso ingiustamente definita “Legge Anselmi”, è rimasta immutata da allora. Gran parte dei sodali noti (quelli delle liste rinvenute) hanno potuto fare sfavillanti carriere nel mondo della politica, dell’imprenditoria, del giornalismo e della pubblica amministrazione.

L’evidenza giudiziaria, dagli anni Novanta a oggi, continua infine a segnalarci associazioni segrete in combutta con le mafie. E si potrebbe pure parlare dei provvedimenti presi nel tempo dai governi che presentano curiose assonanze col programma piduista, ma lo spazio qui è limitato. Siamo ancora convinti che la P2 fu solo, come taluni sostengono, “un incidente nel percorso democratico a cui il Paese ha saputo rispondere”?

Se si parla della loggia di Gelli & C., capace di interferire ai livelli più alti della politica nazionale e coinvolta nelle pagine più opache della nostra storia, c’è poco da minimizzare. Le vittime di piazza Fontana, di piazza della Loggia, del treno Italicus, della stazione di Bologna e di tutte le altre azioni eversive e criminali attendono ancora che sia fatta giustizia. Nessun altro paese democratico ha subito e tollerato un numero così impressionante di attentati, stragi e tentati golpe. Tutto o quasi tutto è stato deciso nei “circoli” del “potere invisibile”: Norberto Bobbio ed Emanuele Macaluso ce lo hanno spiegato da subito e con parole precise.

Quella violenza eversiva è stata il frutto degli interessi privati e in ultima analisi economici di coloro che avevano in uggia la Costituzione repubblicana e soprattutto le riforme democratiche per i diritti dei lavoratori. La sporca vicenda della P2 si intreccia evidentemente con quella “strategia della tensione” che partì dal famigerato convegno all’Hotel Parco dei Principi di Roma, finanziato dallo Stato Maggiore dell’Esercito (3 maggio 1965).

È sconvolgente scoprire quanto successo avesse quell’associazione segreta tra gli ufficiali delle Forze armate, di polizia e dei servizi segreti, probabilmente in gran parte semplicemente accecati dal desiderio irrefrenabile di fare carriera a ogni costo, altri dalla folle ambizione di “fare come in Grecia”. Il Venerabile Maestro era persino in grado di scegliere i vertici militari e di dare ordini a generali genuflessi. Questo spiega la lentezza delle indagini, la lunga serie di depistaggi e la sorte infelice di diversi investigatori che osarono mettere il naso in quei fatti.

Ma qual è stata la risposta del legislatore per evitare che potesse verificarsi ancora qualcosa del genere? L’art. 1475 del Codice dell’Ordinamento Militare – esattamente lo stesso che proibiva i sindacati fino al 2018 – vieta solo ai militari di commettere il reato (indimostrabile) della cosiddetta “Legge Anselmi” (sic!). Come leggiamo negli atti della Commissione antimafia della scorsa legislatura, si tratta senza dubbio di un’arma spuntata.

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