E’ il 17 marzo 1981. Nel minuscolo comune collinare di Castiglion Fibocchi, nell’aretino, è in corso una perquisizione il cui esito porta a scoperchiare una rete di potere che ha alterato il cammino della democrazia: sono le carte relative alla loggia massonica P2. A portare gli inquirenti in questo ameno centro è l’indagine sul rapimento simulato dal bancarottiere Michele Sindona il quale ha annotato, in un’agenda del 1979, una serie di indirizzi di Licio Gelli, il dominus della P2. Un recapito indica l’azienda di abbigliamento Giole del gruppo Lebole. Proprio qua la Guardia di Finanza, con un’operazione tenuta riservata fino all’ultimo momento, effettua una perquisizione riuscendo ad aprire la cassaforte dell’ufficio di Gelli. Fra i documenti rinvenuti, una lista di 962 persone influenti e spesso note alle cronache.

La P2 si configura come uno stato nello Stato. Vi appartengono 2 ministri in carica, 42 parlamentari (38 onorevoli e 4 senatori) dal Movimento sociale italiano passando per la Democrazia cristiana, fino ai socialisti con esclusione dei comunisti. Sempre in campo politico, l’elenco include 11 segretari particolari di deputati e 52 tra dirigenti e ispettori di vari ministeri. Del settore bancario figurano 10 presidenti (tra questi Roberto Calvi e Michele Sindona), 10 direttori generali, oltre a 26 dirigenti e a 3 membri di Consigli di amministrazione. Sono poi 20 i presidenti e i dirigenti di società pubbliche, con una buona rappresentanza dell’Eni.

La P2 estende la sua ragnatela al mondo dell’industria e dell’imprenditoria con 65 affiliati tra i quali, come noto, Silvio Berlusconi iscritto dal 1978, ma non interrogato dalla Commissione d’inchiesta parlamentare poiché, nonostante si stesse affermando come tycoon dell’emittenza privata, è stato ritenuto un personaggio secondario.

Nell’elenco figurano 14 magistrati tra Corte dei Conti, Consiglio superiore della magistratura, presidenti di Corte d’assise, magistrati militari ai quali vanno aggiunti 4 presidenti di tribunali e una figura chiave come Carmelo Spagnuolo, negli anni Settanta a capo della Procura di Roma, che nell’elenco figura “in sonno” ovvero dimesso dalla massoneria. Circa un terzo dei nominativi appartiene a politici e Forze armate. I militari ricoprono figure apicali, diversi di questi sono legati allo stragismo nero e alla stagione golpista (1969-1974). A ciò si aggiungono esponenti della Guardia di Finanza, questori e prefetti.

La loggia persegue un rivolgimento autoritario, disegno che nel 1974 si arena. C’è una fase di passaggio e un ritorno, in veste rinnovata, nel 1976 quando è redatto il Piano di rinascita democratica che prevede uno svuotamento dall’interno della Costituzione anziché un colpo di Stato autoritario.

L’asse strategico della P2, nel suo periodo di maggiore influenza (1976-1979), si sposta dal mondo militare a quello dell’informazione, con il nucleo pulsante del più grande gruppo editoriale italiano, Rizzoli, a fare da apripista agli interessi della loggia. Ne è un segnale il controllo del Corriere della Sera e la volontà di “dissolvere la Rai-Tv in nome della libertà di antenna”. L’informazione deve persuadere l’opinione pubblica sulla bontà delle nomine pubbliche stabilite in camera caritatis dalla loggia, fuori da ogni procedura legale.

L’azione della loggia è intrecciata ai casi Ambrosoli, Calvi, Sindona, alla gestione del rapimento di Aldo Moro, alla strage del 2 agosto a Bologna dove risultano provati i depistaggi alle indagini che hanno portato alla condanna di Licio Gelli e del generale Pietro Musumeci. Le indagini del 2020 aggravano la posizione della P2, i cui principali esponenti sono ora rinviati a giudizio con l’accusa di essere i mandanti della strage.

Con la scoperta degli elenchi una parte della classe dirigente trema. Il 20 maggio 1981 il governo Forlani decide di rendere pubblici i nomi. Sei giorni dopo l’Esecutivo si dimette e, per la prima volta, la Democrazia cristiana rinuncia alla Presidenza del Consiglio. Il nuovo Primo ministro è il repubblicano Giovanni Spadolini. Già a dicembre iniziano i lavori della Commissione parlamentare inquirente sulla P2, presieduta dalla democristiana Tina Anselmi. La Commissione, innanzitutto, dimostrerà la veridicità dell’elenco. Successivamente, il Tribunale smentirà soltanto alcune affiliazioni.

La P2 è stata una pericolosa deviazione dalla democrazia, la cui minaccia è stata valutata solo in parte, come ebbe a lamentarsi Tina Anselmi: “Il mio rammarico è che non si è voluto continuare a indagare […] ad andare in fondo”. I leoni nell’ombra della loggia si fanno ignari agnellini quando vengono interpellati. Tutt’attorno placano le acque i soliti normalizzatori. L’aveva già spiegato, in tempi non sospetti, il Conte zio al Padre provinciale: “A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire”.

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