Un centrodestra federato nel giro di qualche settimana, almeno tutto quello che appoggia il governo Draghi. Iniziando da gruppi unici in Parlamento con l’idea di organizzare liste comuni per le prossime politiche, che saranno nel 2023 perché il presidente del Consiglio “sta facendo bene” e quindi il Quirinale può attendere. Matteo Salvini accelera sul chiacchierato progetto di un “rinforzo” dell’alleanza, almeno con Forza Italia. Perché per il momento Fratelli d’Italia resta fuori dall’uscio, poiché è “difficile” federare forze di maggioranza e di opposizione.

Il progetto di Salvini, tuttavia, pur accogliendo l’interesse di Silvio Berlusconi, ha subito causato forte tensione all’interno del partito azzurro. Durante la riunione odierna per discutere della vicenda, le due ministre Mara Carfagna e Mariastella Gelmini si sono opposte all’apertura dell’ex Cavaliere, sostenendo che con la federazione Forza Italia rischia di perdere la sua identità, i suoi valori moderati. “Invece saremo vincenti se allarghiamo quel campo, non rischiando di annetterci alla Lega” è il ragionamento delle due, almeno stando alla ricostruzione dell’Ansa. Secondo l’agenzia di stampa, inoltre, a un certo punto del vertice Mara Carfagna ha detto che l’apertura di Berlusconi, diffusa anche all’esterno tramite agenzie, potrebbe spingere circa 50 parlamentari azzurri a lasciare il partito. A questo punto, chi era presente alla riunione ha raccontato di una sorta di diverbio con la capogruppo al Senato, Annamaria Bernini, favorevole alla federazione: “Cos’è questo, un avvertimento mafioso?” ha detto Bernini. “Io conosco la mafia e so bene cos’è”, la replica della ministra. “Io per fortuna no”, la controreplica.

Ad ogni modo, la linea del leader della Lega è illustrata in un’intervista a Il Giornale, perché è proprio agli azzurri che si rivolge il messaggio di unità. Esteso anche a Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, neo-fondatori di Coraggio Italia, con i quali auspica una “sintesi senza litigi”. Come detto, l’ipotesi di Salvini è stata giudicata “da considerare con grande attenzione” da Silvio Berlusconi durante un incontro via Zoom con i vertici di Forza Italia. “Ne parleremo nelle sedi dedicate del partito”, ha spiegato rinviando il tutto ad un confronto interno agli azzurri. Di certo, ha aggiunto, una “maggiore unità” con le altre forze del centrodestra “consentirà di dare maggior forza alle nostre battaglie storiche”. E quindi ha assicurato: “Ho sentito qualcuno dire che saremmo appiattiti sulla Lega: ma quando? Siamo il partito-guida del centrodestra e ho sempre trovato in Matteo Salvini un ascoltatore attento: i nostri rapporti sono ottimi”.

Ma l’ex ministro dell’Interno guarda anche all’orizzonte dell’esecutivo ed è esplicito: “Noi contiamo di arrivare con Draghi a fine legislatura, a marzo 2023″. Anche perché l’ex numero uno della Bce, dice Salvini, “sta facendo bene”. Ma se optare per il Quirinale “sarei il suo primo sostenitore”. Si tratta, tuttavia, di “discorsi prematuri”. Mentre la federazione del centrodestra è assai più vicina nelle priorità del leghista: “Dobbiamo fare un passo avanti”. E farlo presto, non solo sulle candidature per le Comunali nelle grandi città. “Credo e spero entro giugno di arrivare alla federazione delle forze di centrodestra, almeno di quelle che sostengono il governo Draghi. Tutte”. Con un imperativo: non è un’annessione di Forza Italia. Anzi: “Siamo tutti sullo stesso piano”.

La prima mossa è quella di creare “gruppi unici alla Camera e al Senato”. Quindi serve “un lavoro di coordinamento” con “conferenze stampa comuni” e “iniziative legislative nel segno dell’unità”. La sintesi salviniana è che “ci sono tanti modi per rafforzare l’unità del centrodestra”. Un progetto che secondo Salvini deve ricomprendere anche Toti e Brugnaro, ma non Giorgia Meloni. Almeno per il momento. “Mi sembra difficile federare forze di maggioranza e opposizione – spiega – Ma io dico che abbiamo il dovere di creare con tutti liste comuni nel 2023″. Uniti nel maggioritario “scegliendo candidati comuni” e “ciascuno farà la sua gara nel proporzionale” e “lì esprimerà la sua identità”. “Con Salvini non siamo fidanzati, ma c’è un rapporto solido di alleanza. C’è un gioco a divaricarci, ma spesso ci scherziamo sopra” è stato il commento di Giorgia Meloni.

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