Verrà riesumato il corpo di Tiziana Cantone, la 31enne ritrovata senza vita il 13 settembre del 2016 in una abitazione di Mugnano, in provincia di Napoli. Una vicenda che, inizialmente, era stata archiviata come un suicidio, a causa di alcuni suoi video privati circolati sulle chat Whatsapp e sul web, ma che adesso la Procura di Napoli ha riaperto con un’indagine che procede per omicidio contro ignoti.

La riesumazione del corpo, disposta dal sostituto procuratore Giovanni Corona, dovrebbe avvenire nei primi dieci giorni di giugno. Un “atto dovuto”, quello dei pm, che arriva in seguito alla denuncia presentata dagli avvocati di Maria Teresa Giglio, madre della ragazza. A motivare la richiesta dei legali della famiglia ci sono gli accertamenti effettuati sul telefono di Cantone dai quali emergerebbe che il suo cellulare è stato utilizzato anche nelle ore successive al decesso. Elemento, questo, che apre alla possibilità che Cantone non si sia in effetti suicidata, ma che dietro la sua morte ci sia la mano di almeno un’altra persona.

La riapertura delle indagini sulla morte di Tiziana Cantone risale al 26 gennaio scorso, dopo la presentazione di elementi probatori da parte del team legale della madre. Tra questi ci sono le tracce di Dna, attribuibili a due uomini rilevate sulla pashmina che la ragazza aveva intorno al collo quando fu trovata dalla zia (dettaglio che ha subito fatto ipotizzare che si fosse tolta la vita). Ci sono poi i contatti telefonici e le attività su internet della ragazza, ottenuti grazie all’accesso agli account del suo iPad e del suo iPhone, che erano stati parzialmente cancellati mentre gli apparecchi erano in custodia della polizia giudiziaria. Un altro mistero su cui il sostituto procuratore Corona ha già aperto un’inchiesta parallela per frode processuale.

Stando a quanto riferiscono gli esperti informatici dell’Emme team, lo smartphone della 31enne è stato acceso, sbloccato e utilizzato per oltre un’ora dopo il sequestro seguito al ritrovamento del corpo. Gli investigatori, invece, ricordano i consulenti del team statunitense, “riferirono di non essere riusciti ad accedere al suo cellulare a causa del Pin“. L’utilizzo del telefono per navigare sul web, spiegano ancora gli esperti, “è avvenuto mentre il telefono era sotto sequestro“. Tre giorni dopo la morte di Tiziana, inoltre, è emerso un altro accesso al cellulare che, secondo il perito nominato dalla Procura, era ancora inaccessibile sempre a causa del Pin.

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