Le “criticità” che l’Italia sta già affrontando e che potrebbero aumentare nei mesi estivi hanno spinto la Commissione europea a proporre “un meccanismo di solidarietà apposito” per Roma sul tema migranti. Lo ha detto la commissaria Ue per gli Affari interni, Ylva Johansson, dopo l’esame congiunto con le commissioni parlamentari Affari costituzionali e Politiche Ue delle proposte dell’esecutivo europeo in merito al nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo che ha lo scopo di superare gli schemi dei Trattati di Dublino che penalizzano i Paesi di primo ingresso.

Temi che dovevano essere discussi già nel corso del Consiglio Ue che si sta tenendo a Bruxelles ma che, come spiegato dal presidente Charles Michel, non sono stati affrontati anche a causa delle nuove tensioni tra Unione europea, Bielorussia e Russia dopo il dirottamento del volo Ryanair che ha poi portato all’arresto del dissidente Roman Protasevich. Perché è proprio in sede di Consiglio Ue che le diverse proposte, di cui il nuovo Patto per le migrazioni è solo l’ultima versione, si sono arenate a causa dei veti incrociati degli Stati membri.

Johansson ha però spiegato ai parlamentari italiani membri delle due commissioni che la squadra guidata da Ursula von der Leyen, tra le altre cose, ha “messo a punto un meccanismo di solidarietà apposito per l’Italia che si basa sui casi di ricerca e soccorso. Ogni anno, insieme agli Sati membri, ma soprattutto l’Italia, dovremmo stabilire quali saranno i numeri da gestire dal punto di vista della distribuzione nel corso dell’anno successivo per avere poi un pool al quale devono contribuire gli Stati membri. Vuol dire che dopo un’operazione di ricerca e soccorso già dovrebbe esserci la disponibilità a redistribuire queste presenze in altri Stati membri. È un meccanismo speciale, appositamente ideato, che si aggiunge a quello ordinario di solidarietà“.

È proprio maggior “solidarietà europea” ciò che l’Italia sta chiedendo, rifiutando l’ultima proposta del Patto per le migrazioni che, di fatto, lascia ampio margine di scelta agli altri Stati membri sulle modalità attraverso le quali offrire supporto ai Paesi di confine, evitando così la redistribuzione obbligatoria osteggiata dal blocco di Visegrad, ma non solo. Su questo, anche Johansson ha sottolineato che “la solidarietà oggi è carente ed è evidente che gli Stati membri si trovano di fronte a realtà tra di loro molto diverse quando si tratta delle migrazioni, soprattutto per via della posizione geografica che occupano. Questo significa che gli arrivi irregolari in genere riguardano Paesi del Mediterraneo, tra questi l’Italia”. Così, la commissaria spiega che la “solidarietà flessibile” di cui si parla nel Patto non può essere considerata sufficiente a soddisfare le esigenze di Paesi come l’Italia. “È necessario avere un sistema di solidarietà obbligatoria se uno stato membro si trova sotto pressione o si trova a dover gestire un numero di migranti superiore al livello normale. Dovrebbe scattare un meccanismo di solidarietà obbligatoria sulla base della dimensione e della condizione economica dei singoli stati”.

Secondo la commissaria, “quasi tutti gli stati membri sono d’accordo su questa prospettiva. Ovviamente poi si parla di quello che dovrebbe includere questa solidarietà obbligatoria”. Nella prima versione del Patto, infatti, per le situazioni considerate “critiche” relativamente ai flussi di persone in arrivo, è previsto l’obbligo di accogliere una quota di migranti (non solo quelli vulnerabili, come avviene in situazioni considerate ordinarie) o sponsorizzare i rimpatri. “C’è una posizione costruttiva da parte degli Stati membri – ha poi aggiunto – Nessuno è soddisfatto al 100% con questa proposta ma nessuno l’ha respinta, quindi è un processo ancora in corso che deve essere però completato ed è necessario che tutti gli Stati membri accettino un compromesso, perché altrimenti non è possibile raggiungere un accordo”. “Speriamo che a giugno sia possibile riprendere gli incontri in presenza – ha poi aggiunto – È chiaro che i negoziati devono avvenire faccia a faccia”.

La commissaria ha poi concluso parlando anche della necessità di snellire e ottimizzare le procedure di rimpatrio, anch’esse fondamentali per alleggerire la pressione sui Paesi di primo approdo: “Vogliamo migliorare il sistema che consente il rimpatrio dei soggetti che non possono rimanere. Dobbiamo quindi rivedere il sistema d’asilo e il sistema di rimpatri per avere delle procedure migliori nei vari Stati membri, per avere anche un meccanismo europeo efficace”.

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