Nonostante la richiesta preliminare di sospensione e/o conclusione dell’attività di Frontex in Grecia per mancato adempimento della policy dell’Agenzia europea stessa inviata lo scorso febbraio al direttore generale, Fabrice Leggeri, dal team legale della ong Front-Lex, non c’è stata alcuna risposta concreta. Spiegazione e azione sollecitate al capo dell’Agenzia europea più finanziata e più popolata, di funzionari e poliziotti, persino dal dipartimento sui diritti umani della stessa Agenzia. Un corto circuito che finora non ha generato però alcun tentennamento nella coscienza e nel modus operandi di Leggeri.

La mancata conformità con il regolamento dell’agenzia stessa – creata per monitorare le frontiere terrestri e marine dell’Unione – viene oggi ulteriormente dimostrata con prove alla mano dagli avvocati della ong olandese Front-Lex, Iftach Cohen e Omer Shatz. I legali, come minacciato in caso di reticenza da parte di Leggeri durante questi 4 mesi, hanno quindi inoltrato una vera e propria azione legale presso la Corte Europea di Giustizia. È la prima volta che al massimo organo giudiziario europeo viene richiesto di recepire e giudicare un’inchiesta che denuncia gravissime violazioni dei diritti umani dei migranti, ovvero centinaia di respingimenti collettivi anche di numerosi minori, connesse all’attività di Frontex nel mar Egeo.

Dal 2006 Frontex è attiva in Grecia e nel marzo del 2020, su richiesta di Atene, ha lanciato un ulteriore intervento nel mare Egeo grazie alla propria facoltà di coordinare e finanziare la partecipazione attiva di altri paesi membri dell’Unione. La Grecia nel marzo dello scorso anno aveva chiesto l’intervento di Frontex pochi giorni dopo l’annuncio del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aprire le frontiere turche e permettere ai migranti sul proprio suolo di raggiungere l’Europa via mare e via terra. Negli stessi giorni Atene aveva anche sospeso il diritto di asilo violando il diritto europeo. Da allora numerosi respingimenti collettivi via mare da parte della Grecia, talvolta con l’aiuto attivo di Frontex, sono stati ampiamente riportati dai media internazionali, soprattutto nell’ottobre scorso dall’autorevole settimanale tedesco Der Spiegel. Il giornale tedesco aveva ricostruito che in alcuni casi le navi di Frontex avevano assistito ai respingimenti (push back) che costituiscono una violazione del diritto internazionale ed europeo. Iftach Cohen, uno degli avvocati dell’ong Front-Lex, spiega in anteprima a un media italiano il perché e l’obiettivo di questa azione legale.

Frontex ha due doveri nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo: non deve partecipare ai respingimenti e azioni che violino i diritti umani sanciti dal diritto internazionale ed europeo come invece apparentemente ha fatto in Grecia in più occasioni. Ma, soprattutto, deve prendere qualsiasi misura per proteggere le persone per la violazione dei diritti fondamentali anche eseguite dei propri partner, in questo caso la Grecia.

“Questa agenzia europea si è trasformata ormai esclusivamente in un vero e proprio esercito che conduce operazioni altamente sensibili ma non è mai stata controllata e denunciata per le violazioni dei diritti umani connesse alle proprie operazioni svolte sui confini esterni terrestri e marini dell’Unione Europea”. Dal marzo 2020, come ha detto il premier greco Kyriakos Mistotakis ‘nulla è più come prima’. Il governo greco l’anno scorso ha infatti sospeso, temporaneamente, il diritto di asilo e ha messo a punto nuove tattiche per intercettare in mare i migranti e respingerli subito in Turchia. Si tratta di metodi illegali rispetto alla legge europea in vigore. Un vero e proprio ribaltamento delle norme vigenti in materia di diritti umani sanciti dai trattati internazionali ratificati anche dalla Grecia“, spiega l’avvocato Cohen. Le prove inviate dai legali della ong olandese alla Corte europea sono state raccolte non solo attraverso il lavoro investigativo dei più autorevoli media internazionali ma anche da Achnur e persino dal governo tedesco.

“La nostra azione legale senza precedenti dimostra che Frontex nel Mar Egeo è un facilitatore e legittimatore di una politica illegale, di un attacco sistematico e diffuso diretto contro le popolazioni civili, introdotto dalle autorità greche nel marzo 2020. Il contributo operativo e finanziario di Frontex e il proprio favoreggiamento all’attuazione di questa politica illegale è indispensabile per il proseguimento di queste pratiche illegali”, spiega Omer Shatz, il direttore legale di Front-Lex.

Il ricorso alla Corte di Giustizia Europea, va sottolineato, è l’ultima “spiaggia” per le vittime di questi respingimenti collettivi realizzati proprio dall’organo dell’Unione Europea nato per difenderle. Sarà ora un sfida inedita per la Corte stessa che dovrà dunque adattare la propria giurisprudenza allo scopo di svolgere correttamente la propria funzione. Frontex da questo anno fino al 2027 avrà a disposizione un budget di ben 11 miliardi di euro, soldi che provengono dalle tasche di tutti noi cittadini europei.

(immagine d’archivio)

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