La conformità con il diritto europeo di Frontex, l’agenzia dell’Unione Europea per la sorveglianza delle frontiere terrestri e marine, viene ulteriormente screditata da un team legale di due Ong, Front-Lex e Legal Centre Lesvos, rispettivamente olandese e greca.
Gli avvocati Iftach Cohen, Omer Shatz e Anastasia Ntailiani hanno presentato oggi una richiesta preliminare di conclusione dell’attività di Frontex in Grecia al direttore generale dell’Agenzia, Fabrice Leggeri (foto).

Dal 2006 Frontex è attiva in Grecia e nel marzo scorso del 2020, su richiesta di Atene, ha lanciato un ulteriore intervento nel mare Egeo grazie alla propria facoltà di coordinare e finanziare la partecipazione attiva di altri paesi membri dell’Unione sotto il suo ombrello. La Grecia nel marzo dello scorso anno aveva chiesto l’intervento di Frontex pochi giorni dopo l’annuncio del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aprire le frontiere turche e permettere ai migranti sul proprio suolo di raggiungere l’Europa via mare e via terra. Negli stessi giorni Atene aveva anche sospeso il diritto di asilo violando il diritto europeo. Da allora numerosi respingimenti collettivi via mare da parte della Grecia, talvolta con l’aiuto attivo di Frontex, sono stati ampiamente riportati dai media internazionali, soprattutto nell’ottobre scorso dall’autorevole settimanale tedesco Der Spiegel. Il giornale tedesco aveva ricostruito che in alcuni casi le navi di Frontex avevano assistito ai respingimenti (push back) che costituiscono una violazione del diritto internazionale ed europeo. Iftach Cohen, uno degli avvocati dell’Ong Front-Lex, che ha presentato oggi la richiesta preliminare di sospendere le operazioni di Frontex in Grecia spiega in anteprima a un media italiano il perché e l’obiettivo di questa azione legale.
Frontex ha due doveri nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo: non deve partecipare ai respingimenti e azioni che violino i diritti umani sanciti dal diritto internazionale ed europeo come invece apparentemente ha fatto in Grecia in più occasioni. Deve inoltre garantire con ogni mezzo che non siano in corso tali violazioni durante la propria attività”.

Secondo il regolamento di Frontex, qualora durante le missioni vi siano violazioni dei diritti umani relative alla attività dell’Agenzia Europea, il direttore generale, da anni Fabrice Leggeri, deve sospendere o concludere la missione. Questa procedura è stata attivata in Ungheria un mese e mezzo fa da Leggeri, solo però dopo aver preso atto della pronuncia della Corte di Giustizia Europea a causa delle ripetute violazioni negli anni dei diritti umani lungo i confini ungheresi.

“In Ungheria sono state registrate sistematiche violazioni dei diritti umani dal 2016 durante le operazioni di Frontex e, nonostante le richieste inviate a Leggeri dal dipartimento sui diritti umani della stessa Agenzia, il direttore generale stesso si è rifiutato di sospenderle. Ora noi chiediamo a Leggeri di sospendere immediatamente l’attività nel Mar Egeo in linea con il suo obbligo sancito dal regolamento di Frontex. Con la nostra richiesta vogliamo impedire che Leggeri continui a evitare di prendere questa decisione e di assumersi le proprie responsabilità in tempo prima che avvenga ciò che è accaduto per anni in Ungheria “.

Se Leggeri non risponderà a questa richiesta, gli avvocati delle Ong si rivolgeranno alla Corte di Giustizia Europea. Intanto Leggeri è ufficialmente sotto inchiesta da parte di Olaf, l’Ufficio Europeo per la lotta antifrode, che tre mesi fa ha fatto perquisire il suo ufficio. Le sue dimissioni sono state chieste da mesi dai numerosi europarlamentari. L’eurodeputata Sira Rego ha affermato che “è molto importante che le Ong Front-Lex e Lesvos legal centre abbiano minacciato Frontex che la porteranno davanti alla Corte se non concluderà le proprie missioni nel mar Egeo per le violazioni dei diritti umani commessi come del resto stabilito dal regolamento della stessa Frontex”. Frontex costa all’Unione Europea 460 milioni di euro all’anno.

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