Per i malati oncologici non c’è nessuna controindicazione ai vaccini anti-Covid. Eppure c’è chi si rifiuta a farlo, correndo il rischio di sviluppare forme gravi o letali se contrae il virus. Secondo uno studio di prossima pubblicazione sulla rivista scientifica European journal of cancer, condotto tra il primo e il 20 marzo su 914 pazienti oncologici in cura presso l’Istituto nazionale dei tumori Regina Elena di Roma, l’11 per cento ha rinunciato a immunizzarsi. La decisione di sospendere temporaneamente le vaccinazioni con il prodotto di Astrazeneca tra il 15 e il 19 marzo ha avuto un impatto fortissimo: i cittadini colpiti da cancro che hanno detto no al vaccino (anche con quello di Pfizer) sono passati dall’8,6 per cento al 19,7. “Oggi per fortuna la paura si è attenuta, i pazienti in cura che decidono di non fare il vaccino sono tra il 5 e 7 per cento” dichiara Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia medica dell’ospedale Regina Elena di Roma e presidente della Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi (Foce), che ha firmato lo studio. Per ripensarci non è mai troppo tardi. “Basta contattare il medico curante per fissare la data. Ci auguriamo che siano in tanti a cambiare idea” commenta il direttore.

I pazienti oncologici non sono esposti a effetti collaterali da vaccino diversi dal resto della popolazione. L’Agenzia italiana del farmaco ricorda che “in caso di contagio da Sars-Cov2, sono proprio queste le persone più a rischio di una evoluzione grave della patologia Covid-19. È importante, quindi, che effettuino la vaccinazione”. La persona che sta combattendo contro un cancro e che rinuncia alla vaccinazione mette a repentaglio il suo stato di salute già compromesso. “Il 30 per cento muore se viene ospedalizzato per aver contratto il virus” avverte Cognetti. Proprio in ragione di questa maggiore fragilità, con il decreto del ministero della Salute del 12 marzo 2021 è stata data priorità assoluta nella campagna di vaccinazione sia ai pazienti con cancro in stadio avanzato non in remissione, sia a quelli in trattamento farmacologico e sia a quelli che hanno sospeso le cure nei sei mesi precedenti. “Solo per chi ha un’aspettativa di vita inferiore ai due mesi l’immunizzazione sarebbe inutile – aggiunge Cognetti – mentre chi è già guarito e ha avuto il cancro molti anni fa non rientra nella categoria prioritaria e deve seguire il turno di vaccinazioni basato sulle fasce d’età”.

Quasi tutti i pazienti (il 96 per cento) coinvolti nello studio stavano seguendo una terapia o l’avevano ricevuta nei sei mesi precedenti e il 4 per cento era sotto sorveglianza con progressione di malattia. “Il tasso di rifiuto più alto è stato tra i malati in condizioni cliniche più gravi. La drammatica diminuzione dell’aderenza al vaccino può tradursi in un numero elevato di morti altrimenti evitabili” denuncia il medico. Dietro il rifiuto, nel 48 per cento dei casi si nasconde il timore degli effetti collaterali della profilassi, nel 26,7 per cento la preoccupazione di possibili interazioni con la concomitante terapia antitumorale e, in un altro 10,7 per cento, la paura di reazioni allergiche. Il ruolo della comunicazione scientifica è doppiamente delicato. Soprattutto durante un’emergenza sanitaria planetaria. “È la dimostrazione che le decisioni delle autorità regolatorie e le informazioni diffuse dai media possono influenzare la volontà dei pazienti nell’accesso all’immunizzazione – dice ancora Cognetti – il tasso di rifiuto, che ha raggiunto il 19,7 per cento, risulta decisamente maggiore (più 5 per cento) rispetto a quanto riportato in un’indagine nella popolazione generale italiana nello stesso periodo”. La conclusione suggerita dall’indagine “è che i pazienti con cancro, pur avendo un consistente rischio di letalità da Covid, subiscano maggiore influenza negativa da informazioni sulla sicurezza del vaccino, proprio per la loro grande fragilità” spiega il medico. Un conto, insomma, è fare scienza, un altro è gestire una campagna vaccinale di massa. “Se i benefici che derivano dall’immunizzazione sono superiori rispetto ai piccoli danni, non bisogna terrorizzare i cittadini con informazioni potenzialmente allarmistiche, altrimenti la gente fa confusione e si mette in pericolo” chiude Cognetti.

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