A 43 anni dall’approvazione della legge 194, il diritto della donna all’aborto non è ancora pienamente garantito in Italia. Per questo le associazioni Amica – Medici Italiani Contraccezione e Aborto e Luca Coscioni , insieme alla deputata del Partito democratico, Lia Quartapelle, hanno presentato in conferenza stampa alla Camera una proposta per “aggiornare” la legge. Dopo più di quarant’anni, spiegano, “la situazione è di una non-applicazione in larghe parti del nostro Paese” spiega Anna Pompili, ginecologa di Amica. “Ci sono poi – prosegue – ingiustizie gravi generate dal dettato stesso della legge. Penso alle donne costrette ad emigrare all’estero laddove venga fatta una diagnosi tardiva di grave patologia fetale”.

In particolare, la richiesta è di una modifica degli articoli 6 e 7 proprio riguardante l’interruzione di gravidanza per grave patologia fetale oltre la 22a settimana. Ma anche l’articolo 5 che stabilisce la necessità di un periodo di riflessione fissato per legge a sette giorni e l’articolo 9 che non prevede alcun obbligo di continuità assistenziale per il medico obiettore di coscienza. “Come tutte le leggi in ambito sanitario e dei diritti scontano un po’ lo spirito dei tempi in cui furono approvate e che nel frattempo sia dal punto di vista scientifico, sia dal quello sociologico, sono cambiate tante cose” commenta l’onorevole Quartapelle.

Avverte la ginecologa Mirella Parachini, vicesegretaria dell’Associazione Luca Coscioni: “Non dimentichiamo che accanto all’aspetto ideologico che permea sicuramente la legge 194, esiste un aspetto squisitamente sanitario e io credo che sia ora di riportare la tematica dell’aborto nella sua casella di riferimento che è quella dell’intervento medico”.

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