Se l’Italia è, a quanto pare, il Paese più ignorante d’Europa, la colpa non è solo di Silvio Berlusconi e dei tagli alla spesa in educazione, ma ci sono anche precise responsabilità dei giornalisti e addetti ai media, che troppo spesso sono servili, ignoranti e ben disposti alla censura su ogni notizia che possa disturbare i padroni del vapore.

Gli esempi si contano a bizzeffe ogni giorno su ogni genere di questione. Ha fatto scalpore la denuncia di Fedez sul tentativo, peraltro molto goffo, di censurare la sua denuncia di certe posizioni, più che altro leghiste, in materia di istigazione all’odio delle persone LGBT. In quel caso è emerso chiaramente come funzioni la macchina repressiva pronta a intimidire e prevenire ogni volontà di dire le cose come stanno, se poco poco si teme di suscitare l’ira di questo e quel leader dei partiti che in Italia contano sempre meno, fra la popolazione, ma sempre più sono in grado di condizionare i comportamenti degli oscuri e deprimenti burocratelli addetti a filtrare i contenuti che, secondo quegli stessi partiti, è ammissibile comunicare.

Se ciò scandalosamente avviene su questioni direttamente presenti nel dibattito politico nazionale, come la legge Zan contro l’omofobia, figuriamoci ciò che può avvenire qualora si tratti di avvenimenti che, pur se di importanza fondamentale, avvengono fuori dal territorio nazionale. In questi casi infatti la conoscenza di base da parte del pubblico è fortemente carente, influenzata da miti artatamente diffusi dalle centrali disinformative ed esposta ad ogni genere di manipolazione.

In genere tali manipolazioni avvengono secondo il criterio amico/nemico definito e imposto dal blocco di potere e dalle sue alleanze internazionali ed il principio di carattere generale da applicare è quello secondo cui l'”Occidente” e i suoi amici sono buoni e tutti gli altri tendenzialmente invece non lo sono.

Si tratta di un mantra seguito in modo puntuale ed ossessivo dai principali media italiani, sia di natura classicamente giornalistica che radiotelevisiva. Per garantirne una fedele applicazione non si è esitato, anche di recente, ad epurare intere redazioni per rendere i giornali più diffusi pienamente malleabili alle indicazioni dei cosiddetti gatekeepers, in genere installati al vertice delle redazioni.

Esempi recenti si sono avuti per quanto riguarda la ribellione del popolo colombiano contro il narcostato diretto dal presidente Duque e da Uribe e ovviamente nel caso dell’attacco in corso contro il popolo palestinese da parte di Israele.

Nel primo caso, ho avuto già modo di sottolineare come le scelte editoriali contro la verità dei giornaloni italiani emergessero dall’intervista data a La Repubblica dalla ministra degli esteri di Duque, proprio nei primi giorni della rivolta. Ma è davvero impressionante constatare come, sui principali giornali e sulle radiotelevisioni non sia stata data minimamente notizia della rivolta e della sanguinosa repressione che ha fatto ad oggi 39 vittime e centinaia di desaparecidos, per non parlare dello stillicidio di uccisioni di leader sociali ed ex combattenti della guerriglia.

Più di recente il tentativo di “pulizia etnica”, come da molti denunciato, contro i palestinesi di Gerusalemme ha dato origine a nuove azioni di guerra che hanno fatto in pochi giorni solo a Gaza 188 vittime ad oggi, di cui 55 bambini. L’intenzione degli autori dei crimini di mettere a tacere ogni informazione relativa ad essi è stata ben rappresentata dal bombardamento del grattacielo che a Gaza ospitava Associated Press, Al Jazeera e altre agenzie di stampa.

In questo caso la censura si è diretta contro le grandi manifestazioni che si sono tenute in solidarietà coi Palestinesi. Basti pensare che la Rai, né a livello nazionale né regionale, ha dato alcuna notizia della manifestazione, che è stata molto grande, nell’ordine delle migliaia di persone, e alla quale ho partecipato, tenutasi sabato scorso a Roma, mentre massima attenzione è stata data alla triste passerella degli screditati capetti di partito, da Letta a Salvini, tenutasi qualche giorno prima in appoggio a Netanyahu, alla quale avranno assistito non più di duecento persone.

Ma, come ben evidenziato dalla lettera di una trentina di docenti universitari e studiosi del Medio Oriente contemporaneo a Rai News, c’è un problema a carattere più generale relativo alla davvero pessima qualità dell’informazione su questi fatti tremendi, che non ne mette per nulla in luce le radici e le cause reali. Inadeguatezza culturale e sciatto servilismo, insomma, ancora una volta si danno le mano e il popolo italiano continua ad ammuffire nella sua crescente ignoranza. E per aggiungere la beffa al danno, questi apparati di mistificazione ci costano cifre davvero ingenti.

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