No al transito di armamenti in porto. È quello chiede l’Unione sindacale di base dei lavoratori del porto di Livorno in seguito all’arrivo della Asiatic Island, nave diretta al porto di Ashdod, in Israele, con un carico che, come spiegano i rappresentanti di Usb, avrebbe compreso anche esplosivi e munizioni. “Come Unione sindacale di base ma soprattutto come lavoratori portuali abbiamo deciso di dire basta – afferma Giovanni Ceraolo, coordinatore del’Usb livornese, nel corso di un presidio cittadino a sostegno del popolo palestinese e per ricordare la Nakba – Tutte le volte che avremo conoscenza di carico, scarico o di passaggio di armamenti all’interno del nostro porto interverremo, faremo intervenire gli organi competenti e qualora si arrivasse comunque al carico e scarico cercheremo di rifiutarci, di dichiarare se necessario anche sciopero affinché nel porto di Livorno non transitino armi che poi vanno ad ammazzare popolazioni civili, ovunque questo accada”. I lavoratori del porto di Livorno erano stati informati dell’arrivo della Asiatic Island dai portuali di Genova e da Weapon Watch, osservatorio sulle armi nei porti europei. Il sospetto dell’Usb era che fosse previsto un carico di armi anche a Livorno. “Il nostro intento è stato subito quello di chiedere chiarimenti alla Capitaneria di porto, all’Autorità portuale e all’Asl in merito a questo carico – spiega Massimo Mazza, sindacalista Rsu Usb dell’Agenzia per il lavoro in porto – Sia per una questione etica e morale di operare su navi che trasportano morte, sia per un fatto di sicurezza nell’ambito lavorativo in cui operiamo. È chiaro che lavorare non vuol dire non pensare a quello che uno effettua materialmente quando lavora, quindi non vogliamo essere complici di un utilizzo del porto a fini di guerra”.
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