Nel pomeriggio di sabato ha raso al suolo i 12 piani del grattacielo di al-Jala, riducendo in polvere le redazioni di media internazionali che fornivano informazioni dal campo, come al-Jazeera e Associated Press. Poi ha sfiorato coi suoi bombardamenti anche l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) a Gaza City, nel corso del massiccio attacco sferrato nella notte. Continua l’offensiva di Israele nella Striscia in un conflitto che si protrae da una settimana e che solo nelle ultime 24 ore ha provocato 33 morti, fra cui 12 donne e 8 minori. Finora sono 188 i palestinesi che sono stati uccisi e tra loro ci sono 55 bambini. I feriti sono almeno 1.230. Danneggiata una struttura sanitaria di Medici senza frontiere, mentre anche la strada che porta all’ospedale di Shifa è stata bombardata. Nel pomeriggio di domenica pesanti raffiche di razzi sono state lanciate da Gaza verso il sud di Israele e tra le città prese di mira ci sono anche Ashkelon e Ashdod. Un conflitto che non accenna ad ammorbidirsi e, per quanto l’Onu dichiari di lavorare per il cessate il fuoco immediato, il premier Benyamin Netanyahu chiarisce che la tregua è ancora lontana. “L’operazione a Gaza richiederà ancora tempo” e Israele “ha il sostegno degli Usa – ha dichiarato -. Continueremo quanto necessario per riportare la calma”. Il premier ha poi escluso che ci siano pressioni: “Non è vero. Ringrazio Biden e gli altri leader che ci sostengono”, ha concluso. Nelle ultime ore, hanno riferito i militari, a Gaza sono stati colpiti 90 obiettivi di Hamas e della Jihad Islamica, tra cui l’abitazione del capo dell’ufficio politico di Hamas nella Striscia di Gaza, Yahya Sinwar.

La riunione Onu – Intanto il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è nuovamente riunito, dopo essersi già incontrato in privato due volte questa settimana: finora però non è stato in grado di concordare una dichiarazione pubblica (che deve essere adottata per consenso) a causa dell’opposizione di Washington. La Cina, presidente di turno, ha accusato gli Usa di bloccare un appello dei Quindici per allentare le tensioni a Gaza. All’incontro a livello ministeriale partecipano il segretario generale Antonio Guterres, il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Tor Wennesland, il ministro degli Esteri palestinese Riad Al Malki, mentre per gli Usa interverrà l’ambasciatrice al Palazzo di Vetro, Linda Thomas-Greenfield. “Qualsiasi attacco indiscriminato contro le strutture civili dei media viola il diritto internazionale, deve essere evitato a tutti i costi”, ha dichiarato Guterres, che si dice “sgomento per il crescente numero di vittime civili” e “profondamente turbato dalla distruzione del grattacielo che ospitava diversi media internazionali” a Gaza City. Per il segretario delle Nazioni Unite le attuali ostilità “assolutamente spaventose” e “quest’ultimo ciclo di violenza perpetua i cicli di morte, distruzione e disperazione e spinge più lontano ogni speranza di coesistenza e pace”. L’Onu, quindi, “sta attivamente coinvolgendo tutte le parti verso un cessate il fuoco immediato. I combattimenti devono fermarsi immediatamente. Razzi e mortai da una parte, bombardamenti aerei e di artiglieria dall’altra devono cessare – ha sottolineato – Mi appello a tutte le parti affinché prestino attenzione a questa richiesta”.

Durissime anche le dichiarazioni di Wennesland, che definisce l’escalation tra Israele e Gaza “la più grave che abbiamo visto da anni. Ha già prodotto risultati tragici, un’ulteriore intensificazione avrebbe conseguenze devastanti. Dal 10 maggio – ha ricordato – Hamas e altri militanti hanno lanciato oltre 2900 razzi in Israele con 9 morti e 250 feriti. Le forze di difesa israeliane hanno lanciato oltre 950 attacchi a Gaza, uccidendo più di 100 agenti, 181 palestinesi, inclusi 52 bambini, e ferito 1200 persone”. E mentre la comunità internazionale stenta a parlare con un’unica voce, l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, ha convocato per martedì un vertice straordinario dei ministri degli Esteri dell’Ue, “in considerazione dell’escalation in corso tra Israele e Palestina e del numero inaccettabile di vittime civili”. “Ci coordineremo e discuteremo di come l’Ue può contribuire al meglio per porre fine all’attuale violenza”, ha scritto Borrell su Twitter.

“Ricordatevi che ogni volta che Israele sente un leader straniero parlare del suo diritto di difendersi, è ulteriormente incoraggiato a continuare ad uccidere intere famiglie nel sonno”, ha detto il ministro degli Esteri palestinese Riad Al Malki durante la riunione del Consiglio di Sicurezza Onu. “Quanti civili palestinesi uccisi sono abbastanza per avere una condanna? Qual è la soglia per l’indignazione?”. “Israele continua a dirvi ‘mettetevi nei nostri panni’. Ma Israele non indossa scarpe, indossa stivali militari. È una potenza occupante, e una potenza nucleare”, ha aggiunto. Il conflitto è stato “premeditato” da Hamas, la replica dell’ambasciatore di Israele all’Onu, Gilad Erdan. “Ogni tentativo di paragonare Hamas e Israele è sbagliato. Hamas prende di mira i civili, Israele il terrorismo”, ha detto ancora Erdan, sottolineando che “Israele rimane impegnato per lo status quo“, ma “non c’è mai giustificazione per il terrore”.

Gaza al buio da oggi. Riaperto il valico di Rafah – L’esercito israeliano ha spiegato che la Striscia di Gaza dovrebbe rimanere senza elettricità nella giornata di domenica perché si esauriranno le scorte di carburante per la centrale elettrica, diminuendo in modo significativo la già ridotta quantità di elettricità nell’enclave palestinese. Con l’inizio degli scontri lunedì scorso, le Idf (Forze di difesa israeliane) hanno chiuso il valico di frontiera di Kerem Shalom, attraverso il quale passa il gasdotto principale in Gaza, bloccando il flusso di carburante verso la Striscia e riducendo la quantità di elettricità nell’enclave da quattro a cinque ore al giorno. Giovedì, un alto funzionario della difesa israeliana ha detto che Gaza avrebbe esaurito il carburante entro domenica. Interrogato sulla questione oggi, il portavoce dell’Idf Hidai Zilberman ne ha dato conferma. “Avranno problemi a far funzionare la loro centrale elettrica perché non hanno carburante. Ciò avrà un effetto significativo sulla quantità di elettricità a Gaza”, afferma Zilberman. Intanto l’Egitto ha riaperto il valico di Rafah, che diventa così l’unico punto di collegamento della Striscia di Gaza con il mondo esterno e permetterà di trasferire i palestinesi rimasti feriti nei raid israeliani. Il valico era stato chiuso per la festività musulmana di Eid e normalmente doveva riaprire domani.

“I raid più intensi degli ultimi 7 giorni” – Quelli di sabato, secondo il corrispondente di Al Jazeera Safwat al-Kahlout, sono stati “i raid aerei più intensi degli ultimi sette giorni”. I jet israeliani – scrive sul sito dell’emittente – hanno effettuato 150 attacchi aerei nelle prime ore di oggi, di cui almeno 60 nella sola Gaza City. Tra le vittime ci sarebbe un medico palestinese, sua moglie e cinque dei loro figli, aggiunge citando fonti dell’ospedale al-Shifa. I soccorritori ritengono che alcune famiglie siano bloccate sotto le macerie delle loro case distrutte, e il ministero della Salute di Gaza fa sapere che molti palestinesi stanno arrivando negli ospedali con feriti. Colpita la Torre Al-Andalus, un grattacielo di 15 piani con uffici e appartamenti. Intanto un giovane palestinese è stato colpito a morte dall’esercito israeliano a nord di Tulkarem, in Cisgiordania, poco dopo la mezzanotte, secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa che cita il ministero della salute.

Spianata delle Moschee interdetta agli ebrei – Intanto a Gerusalemme l’ingresso al Monte del Tempio (Spianata delle Moschee per gli arabi, ndr) è stato di nuovo interdetto ai fedeli ebrei per ragioni di sicurezza, alla luce degli scontri ancora in corso. Inoltre, due importanti rabbini ortodossi Haim Kaniewski e Gershon Edelstein – come riportano i siti ortodossi – hanno fatto appello ai ‘timorati’ “di non recarsi assolutamente al Muro del Pianto” malgrado stasera inizi la festa ebraica di Shavuot e ciò “per salvare le loro vite”. I “‘timorati”, aggiungono, faranno bene a concentrarsi piuttosto nello studio della Torah dentro le loro istituzioni. Facendo riferimento alle estese violenze fra ebrei ed arabi avvenute nelle strade di Gerusalemme negli ultimi giorni, i rabbini esortano i loro fedeli a “non compiere alcuna provocazione” e anche a tenersi alla lontana da qualsiasi manifestazione. “Proteggete le vostre vite”, scrivono. Nel rione religioso di Mea Shearim, a Gerusalemme, sono anche apparsi cartelli che consigliano agli ortodossi di non avventurarsi in questi giorni fuori dal quartiere. I siti web ortodossi fanno notare che questi appelli segnalano la gravità con cui i loro leader religiosi giudicano la situazione creatasi in città.

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