Privacy violata e ironia sui social. Questa mattina, mentre più 25mila aspiranti avvocati tentavano di accedere al portale che avrebbe consentito loro di sostenere l’esame di abilitazione alla professione, la piattaforma del ministero della Giustizia ha dato i numeri. Anzi, i nomi. Proprio come accaduto col sito dell’Inps appena un anno fa, oggi il portale di via Arenula ha subito quello che viene definito “data brech“, ovvero la violazione dei dati e il rilascio intenzionale o non intenzionale di informazioni sicure o private. A segnalarlo sono stati gli stessi candidati che, appena dopo aver fatto l’accesso al sistema si sono ritrovati i dati di altri iscritti: nome, cognome, data di nascita, residenza numeri di telefono, f23, e i voti degli esami di abilitazione sostenuti in anni precedenti. Alcuni, credendo si trattasse di un errore hanno addirittura cliccato sul pulsante “rinuncia“, impedendo involontariamente a un candidato sconosciuto di sostenere l’esame.

Claudia Majolo dell’associazione Unione Praticanti Avvocati (Upa) ha anche rilasciato una nota in cui spiega di aver ricevuto numerose segnalazioni da parte di colleghi “preoccupati per la vicenda che sta assumendo toni grotteschi“. “Si tratta di una circostanza di una gravità assurda che, ancora una volta, mostra le falle di un sistema che andrebbe protetto e salvaguardato il più possibile, proprio in virtù dei dati sensibili in esso contenuti. Ci aspettiamo una presa di posizione forte da parte del Ministero e, soprattutto, chiediamo chiarimenti”. Inoltre, supportati dallo studio legale Leone-Fell, i praticanti hanno inoltrato al Ministero e al Garante della Privacy una segnalazione chiedendo l’attivazione della procedura prevista in caso di violazione informatica. “È inaccettabile perseverare in continui ritardi e malfunzionamenti che rischiano di minare ulteriormente la stabilità e la correttezza di questo esame di abilitazione”.

“Sia che si tratti di hackeraggio, sia che si tratti di un malfunzionamento del sistema – spiegano i legali Francesco Leone, Simona Fell e Raimonda Riolo dello Studio Legale Leone-Fell – non si può negare che problema sussista e il Ministero deve intervenire in tempi rapidissimi per circoscrivere l’entità della violazione e procedere con la sua risoluzione, in collaborazione con il Garante della Privacy. La normativa sulla privacy prevede che, in simili frangenti, l’ente preposto alla tutela dei dati – in questo caso il Ministero della Giustizia – debba provvedere ad attivare subito delle procedure di protezione dei dati ed inviare entro le successive 72 ore la relativa comunicazione al Garante e ai soggetti interessati dalla diffusione illegittima dei dati”.

L’esame, che si sarebbe dovuto svolgere lo scorso aprile, verrà con tutta probabilità rinviato ulteriormente. Intanto, sul gruppo Facebook destinato alle discussioni sull’esame, (Esame avvocato 2020) si moltiplicano messaggi ironici l’ironia, paragonando il data breach al metodo per trovare una nuova anima gemella: quella assegnata dal ministero della Giustizia.

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