Il Piano nazionale di ripresa e resilienza non è “solo un insieme di progetti, numeri, scadenze, obiettivi”. Ma “nell’insieme dei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese“. Presentandosi di fronte alla Camera per illustrare il Pnrr, Mario Draghi ha ribadito come dalla realizzazione del piano dipenda la “credibilità” dell’Italia in Europa e nel mondo. E ha chiesto unità, soprattutto ai vari schieramenti politici e alle diverse istituzioni coinvolte. “Sia chiaro”, ha detto, “che nel realizzare progetti, ritardi, inefficienze e miopi visioni di parte peseranno sulle nostre vite, soprattutto su quelle dei più deboli, i figli e nipoti e forse non ci sarà più tempo per porvi rimedio”.

Per due volte, in apertura e chiusura del suo discorso, il presidente del Consiglio ha poi ringraziato il Parlamento, per “l’impulso politico che anima tutto il piano” su determinati temi, nonostante proprio la scarsa partecipazione delle due Camere nella stesura del testo sia motivo di proteste dei partiti contro l’esecutivo. “L’attenzione a ambiente, giovani, donne, mezzogiorno che informa ogni intervento è prima di tutto frutto della vostra azione”, ha detto il presidente del Consiglio parlando ai deputati. Fondamentale, secondo Draghi, è stata anche “l’intensa collaborazione con diversi ministeri. Un lavoro che ha grandemente beneficiato dell’azione già svolta dal precedente governo“.

Draghi si è poi detto ottimista che l’Italia riuscirà ad “attuare questo Piano”: “Ne sono certo”, ha detto. “Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità, gli interessi costituiti”. Perché, ha detto, “questa certezza non è sconsiderato ottimismo, ma fiducia negli Italiani, nel mio popolo, nella nostra capacità di lavorare insieme quando l’emergenza ci chiama alla solidarietà, alla responsabilità”. E ha rievocato lo “spirito repubblicano”, quello stesso a cui si è appellato nel momento dell’insediamento a febbraio scorso: “È con la fiducia che questo appello allo spirito repubblicano verrà ascoltato, e che si tradurrà nella costruzione del nostro futuro, che presento oggi questo Piano al Parlamento”.

Draghi ha parlato quindi delle sei missioni su cui si concentrerà il piano, ma anche delle riforme strutturali (giustizia e pubblica amministrazione). Il Piano inoltre individua la parità di genere come una priorità, trasversale a tutte le missioni che ne formano l’ossatura. Per quanto riguarda i tempi, il presidente del Consiglio ha garantito che “entro maggio” sarà presentato “un decreto che interviene con misure di carattere prevalentemente strutturale volte a favorire l’attuazione del Pnrr e del Piano complementare. Oltre a importanti semplificazioni negli iter di attuazione e di valutazione degli investimenti in infrastrutture, si procede a una semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici e concessioni”. E infine, ha garantito Draghi, il governo sarà impegnato in una “continuativa e sistematica opera di abrogazione e modifica delle norme che frenano la concorrenza” che “creano rendite di posizione e incidono negativamente sul benessere dei cittadini. Questi principi sono essenziali per la buona riuscita del Piano: dobbiamo impedire che i fondi che ci accingiamo a investire finiscano soltanto ai monopolisti“. E “intendiamo varare norme volte ad agevolare l’attività d’impresa in settori strategici come le reti digitali e l’energia”.

Alla fine del suo intervento, durato poco più di tre quarti d’ora, Draghi, è stato accolto dagli applausi della maggioranza. L’emiciclo era pieno di deputati, nonostante alla fine delle comunicazioni non fosse previsto un voto. Ai banchi del governo, dove per le limitazioni dovute al Covid sono utilizzabili solo otto posti, c’erano i ministri D’Incà, Franco, Giorgetti e Lamorgese e quattro sottosegretari tra cui quello alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli. Intorno alle 22 si è concluso nell’Aula della Camera il dibattito sulle comunicazioni del presidente: a partire dalle 11 del 27 aprile, il presidente del Consiglio terrà la propria replica. Alle 16 si sposterà in Senato per tenere a Palazzo Madama le sue comunicazioni. Il voto dell’Assemblea sarà in serata.

“Ritardi, inefficienze e miope visioni di parte peseranno sulle nostre vite” – “Sbaglieremmo tutti a pensare che il Pnrr pur nella sua storica importanza sia solo un insieme di progetti, di numeri, scadenze, obiettivi”, ha esordito Draghi. “Nell’insieme dei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese”. Nel Pnrr c’è “la misura di quello che sarà il suo ruolo nella comunità internazionale, la sua credibilità e reputazione come fondatore Ue e protagonista del mondo occidentale. E’ questione non solo di reddito e benessere, ma di valori civili e sentimenti che nessun numero e nessuna tabella potrà mai rappresentare”. Proprio nella prima parte del suo discorso, Draghi ha anche parlato dei rischi dati dai ritardi: “Sia chiaro che nel realizzare progetti, ritardi, inefficienze e miopi visioni di parte peseranno sulle nostre vite soprattutto su quelle dei più deboli, i figli e nipoti e forse non ci sarà più tempo per porvi rimedio”. E “l’opera fallirà se in tutte le categorie, in tutti i centri non sorgeranno degli uomini pronti a sacrificarsi per il bene comune. A noi l’onere e l’onore di preparare nel modo migliore l’Italia di domani“.

I ringraziamenti al Parlamento – Uno degli aspetti più contestati in questa fase riguarda la scarsa partecipazione delle Camere che avrebbero voluto un maggior coinvolgimento nella discussione dei temi. E non è un caso che il presidente del Consiglio ha cercato di ringraziare più volte nel suo intervento il ruolo dei parlamentari. “Prima di concentrarmi sulla descrizione del piano vorrei ringraziarvi del prezioso lavoro di interlocuzione con istituzioni e parlamentari“, ha detto all’inizio del suo intervento. “La buona riuscita del piano richiede uno sforzo corale. Il Parlamento ha effettuato con rapidità un ingente lavoro di sintesi delle istanze, un lavoro che ha contribuito alla stesura finale del piano. Questo si è affiancato alla intensa collaborazione con diversi ministeri. Un lavoro che ha grandemente beneficiato dell’azione già svolta dal precedente governo“. Un’attenzione quindi alle Camere che ha ripetuto sia a conclusione del suo discorso (parlando della spinta politica), sia entrando nel merito della misura dell’assegno unico. In questo momento, è la convinzione di Draghi e non solo, il governo ha bisogno di unità di azione e di intenti. “Anche gli enti locali sono determinanti nella riuscita del piano”, ha detto.

I tre obiettivi del Recovery – Quindi Draghi è passato ad analizzare i tre obiettivi del Recovery fund: “Il primo con un orizzonte ravvicinato è riparare i danni della pandemia, che ci ha colpito più dei nostri vicini europei, il Pil caduto è dell’8,7, i giovani e le donne hanno sofferto di più il calo dell’occupazione. Le misure di sostegno hanno attutito l’impatto sociale, ma questo si è sentito sulle fasce più deboli”. Poi, “con una prospettiva più di medio-lungo termine”, il Piano affronta “alcune debolezze che affliggono la nostra economia e la nostra società da decenni: i perduranti divari territoriali, le disparità di genere, la debole crescita della produttività e il basso investimento in capitale umano e fisico. Infine, le risorse del Piano contribuiscono a dare impulso a una compiuta transizione ecologica“.

Le riforme e “il progresso verificabile su un portale” – A fianco degli investimenti, saranno previste anche una serie di riforme. “Non solo consentono di dare efficacia e rapida attuazione agli stessi investimenti, ma anche di superare le debolezze strutturali che hanno per lungo tempo rallentato la crescita e determinato livelli occupazionali insoddisfacenti, soprattutto per i giovani e le donne. Le riforme e gli investimenti sono corredati da obiettivi quantitativi e traguardi intermedi e sono organizzate in sei Missioni”. Proprio il progresso sarà verificabile “su un portale”. “I progetti di ciascuna missione mirano ad affrontare tre nodi strutturali del nostro Paese, che costituiscono obiettivi orizzontali dell’intero Piano. Si tratta di colmare le disparità regionali tra il Mezzogiorno e il Centro Nord, le diseguaglianze di genere e i divari generazionali”. Secondo il presidente del Consiglio, proprio le riforme possono permettere una “accelerazione della crescita” superiore “a quanto riportato nel PNRR”. Questo perché, ha detto, il Piano “ha effetti significativi sulle principali variabili economiche. Nel 2026 il PIL sarà di circa 3,6 punti percentuali superiore rispetto a uno scenario di riferimento che non tiene conto dell’attuazione del Piano. Ne beneficia anche l’occupazione che sarà più elevata, di 3,2 punti percentuali rispetto allo scenario base nel triennio 2024-2026″.

I fondi e le spartizioni: “Nel complesso potremo disporre di 248 miliardi di euro” – In totale, i fondi a disposizione saranno di 248 miliardi. “Le risorse fornite attraverso il Dispositivo di ripresa e resilienza della Ue”, ha detto Draghi, “sono pari a 191,5 miliardi. Il governo ha deciso di stanziare ulteriori 30,6 miliardi per il finanziamento di un Piano nazionale complementare”. Oltre a questi fondi “sono stati stanziati, inoltre, entro il 2032, ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche“. Queste includono “la linea ferroviaria ad Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria – che diventerà una vera alta velocità – e l’attraversamento di Vicenza relativo alla linea ad Alta Velocità Milano-Venezia”. “È poi previsto il reintegro delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, utilizzate nell’ambito del dispositivo europeo per il potenziamento dei progetti ivi previsti per 15,5 miliardi. Nel complesso potremo disporre di circa 248 miliardi di euro“. A tali risorse, si aggiungono poi quelle rese disponibili dal programma REACT-EU che vengono spese negli anni 2021-2023. Fondi per ulteriori 13 miliardi“.

Infine, “se si tiene conto solo di Rrf e del Fondo Complementare, la quota dei progetti ‘verdi’ è pari al 40 per cento del totale. Quella dei progetti digitali il 27 per cento, come indicato dalle regole che abbiamo deciso in Europa. Il Piano destina 82 miliardi al Mezzogiorno su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, per una quota dunque del 40 per cento. C’è una forte attenzione all’inclusione di genere e al sostegno per i giovani”.

La cabina di regia, “quella che altri chiamano governance” – Altro nodo fondamentale è quello della cabina di regia, la tanto contestata governance. “Il governo del Piano è strutturato su diversi livelli”, ha detto Draghi. E poi, facendo una battuta, ha aggiunto: “Quello che altri chiamano governance…”. Quindi ha spiegato: “Le funzioni di monitoraggio, controllo e rendicontazione e i contatti con la Commissione Europea sono affidati al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Infine, è prevista una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, con il compito tra l’altro di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità nell’attuazione del Piano”. Entrando nello specifico, “il governo del Piano è strutturato su diversi livelli. L’attuazione delle iniziative e delle riforme, nonché la gestione delle risorse finanziarie, sono responsabilità dei Ministeri e le autorità locali, che sono chiamati a uno straordinario impegno in termini di organizzazione, programmazione e gestione”.

La prima missione del Pnrr – Quindi Draghi ha passato in rassegna le sei missioni. “La prima Missione” del Pnrr “riguarda i temi della Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura. Nel complesso, le risorse destinate a questa Missione sono quasi 50 miliardi, di cui 41 finanziate con il Dispositivo Europeo e 8,5 con il Piano complementare nazionale, pari al 27% delle risorse totali del Piano. L’obiettivo principale è promuovere e sostenere la trasformazione digitale e l’innovazione del sistema produttivo del Paese”. L’obiettivo principale, ha detto Draghi, “è accelerare l’adozione della tecnologia – nel pubblico, nel privato e nelle famiglie – per dare alla fine del quinquennio 2021-26 eque opportunità a tutti”. Perché “è facile quando si parla di digitale, parlare di fibra, di cloud, di 5G, di identità digitale, di telemedicina e delle molte altre tecnologie sulle quali proponiamo di investire. In realtà dobbiamo ricordare per cosa la trasformazione digitale è essenziale per il nostro Paese“.

La seconda missione: rivoluzione verde e transizione ecologica – La seconda missione, ha detto Draghi, “si occupa dei grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento. Essa è particolarmente importante per l’Italia, che è maggiormente esposta a rischi climatici rispetto ad altri Paesi”. L’obiettivo della seconda missione è migliorare “la sostenibilità del sistema economico e assicura una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero. La dotazione complessiva di questa missione è la più cospicua tra le 6 proposte: quasi 70 miliardi, di cui 60 finanziati con il Dispositivo europeo”, ha detto. “Vi sono inoltre investimenti a supporto della transizione ecologica anche in altre missioni”. “La Missione prevede misure per migliorare la gestione dei rifiuti e per l’economia circolare, rafforza le infrastrutture per la raccolta differenziata, e ammoderna o sviluppa nuovi impianti di trattamento rifiuti. Per raggiungere la progressiva decarbonizzazione, sono previsti interventi per incrementare significativamente l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili, per il rafforzamento delle reti e per una mobilità più sostenibile. Vi è un significativo sforzo per promuovere l’efficientamento energetico di edifici pubblici e privati”. Infine, “non sono stati trascurati i temi della sicurezza del territorio, con interventi di prevenzione e di ripristino a fronte di significativi rischi idrogeologici, della salvaguardia delle aree verdi e della biodiversità, e quelli relativi all’eliminazione dell’inquinamento delle acque e del terreno, e alla disponibilità di risorse idriche”.

La terza missione e le infrastrutture – L’obiettivo della terza missione è “disporre una serie di investimenti finalizzati allo sviluppo di una rete di infrastrutture di trasporto moderna, digitale, sostenibile e interconnessa”. Nel complesso a questa finalità sono destinati oltre 31 miliardi. “Gran parte delle risorse è destinata all’ammodernamento e al potenziamento della rete ferroviaria”, ha detto. “Si prevede il completamento dei principali assi ferroviari ad alta velocità ed alta capacità (per una spesa stimata in 13,2 miliardi), l’integrazione fra questi e la rete ferroviaria regionale e la messa in sicurezza dell’intera rete. Vi sono poi interventi per la digitalizzazione del sistema della logistica, per migliorare la sicurezza di ponti e viadotti, e misure per innalzare la competitività, capacità e produttività dei porti italiani”.

La missione quattro: Istruzione e ricerca – La quarta missione è invece concentrata sull’istruzione e la ricerca. “Incide su fattori indispensabili per un’economia basata sulla conoscenza”, ha detto Draghi. “Oltre ai loro risvolti benefici sulla crescita, tali fattori sono determinanti anche per l’inclusione e l’equità. I progetti proposti intendono rafforzare il sistema educativo lungo tutto il percorso di istruzione, sostenere la ricerca e favorire la sua integrazione con il sistema produttivo”. Quindi ha spiegato che “alla Missione 4 sono destinati quasi 32 miliardi, di cui uno finanziato con risorse nazionali tramite il Fondo complementare, e 31 con il Dispositivo europeo”. “Gli interventi principali – elenca il premier – riguardano: il miglioramento qualitativo e ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione, a partire dal rafforzamento dell’offerta di asili nido, scuole materne e servizi di educazione e cura per la prima infanzia. Lo sviluppo e il rafforzamento dell’istruzione professionalizzante. I processi di reclutamento e di formazione degli insegnanti. Il potenziamento e l’ammodernamento delle infrastrutture scolastiche, ad esempio con il cablaggio interno di circa 40.000 edifici scolastici La riforma e l’ampliamento dei dottorati. Il rafforzamento della ricerca e la diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università e imprese. Il sostegno ai processi di innovazione e trasferimento tecnologico”.

La quinta missione: il lavoro – La quinta missione “è destinata alle politiche attive del lavoro e della formazione, all’inclusione sociale e alla coesione territoriale”. E i fondi destinati superano nel complesso i 22 miliardi. “Ulteriori 7,3 miliardi di interventi beneficeranno delle risorse di React-Eu”, ha detto Draghi. “Sono introdotte misure a sostegno dell’imprenditorialità femminile e un sistema di certificazione della parità di genere che accompagni e incentivi le imprese ad adottare politiche adeguate a ridurre il gap di genere”. Poi, ha detto il premier, “sono previsti investimenti in attività di formazione e riqualificazione dei lavoratori. Si prevede l’introduzione di una riforma organica e integrata in materia di politiche attive e formazione, nonché misure specifiche per favorire l’occupazione giovanile. Si è scelto poi di destinare importanti risorse alle infrastrutture sociali funzionali alla realizzazione di politiche a sostegno delle famiglie, dei minori, delle persone con gravi disabilità e degli anziani non autosufficienti. A queste si affiancano misure per la riqualificazione dei tessuti urbani più vulnerabili (periferie, aree interne del Paese) e interventi di potenziamento dell’edilizia residenziale pubblica e di housing temporaneo e sociale”.

Nessun taglio al superbonus al 110% – Draghi ha anche confermato l’inserimento del Superbonus al 110%. Per questo “sono previsti, tra Pnrr e Fondo complementare, oltre 18 miliardi, le stesse risorse stanziate dal precedente governo”. E “non c’è alcun taglio”, ha detto Draghi. “La misura è finanziata fino alla fine del 2022, con estensione al giugno 2023 solo per le case popolari (Iacp). È un provvedimento importante per il settore delle costruzioni e per l’ambiente. Per il futuro, il governo si impegna a inserire nel disegno di legge di bilancio per il 2022 una proroga dell’Ecobonus per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021″.

La sesta missione: salute – La missione sei riguarda la Salute, “un settore critico, che ha affrontato sfide di portata storica nell’ultimo anno”. Le riforme e gli investimenti proposti con il Piano in quest’area “hanno due obiettivi principali: rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio e modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario, al fine di garantire un equo accesso a cure efficaci. La dotazione per questa missione è complessivamente di 18,5 miliardi, di cui 15,6 relativamente a finanziamenti Rff e 2,9 di risorse nazionali“.

Nel Pnrr, tra le altre cose, “è previsto un significativo incremento delle prestazioni un’assistenza domiciliare. Fino a prendere in carico entro il 2026 il 10% delle persone sopra i 65 anni che necessitano di assistenza oltre alle persone affette da patologia cronica. Introduciamo un’importante riforma per la non autosufficienza, con l’obiettivo primario di offrire risposte ai problemi degli anziani. Dopo le sofferenze e le paure di questi mesi di pandemia, non possiamo dimenticarci di loro”.

L’impatto su giovani, donne e Sud – Il cuore del Recovery, stando agli annunci di Draghi, riguarderà donne, giovani e Sud. Parole chiave che ha ripetuto più volte nel discorso pronunciato a Montecitorio. “Eliminare gli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è fondamentale per la ripresa dell’Italia”, ha detto innanzitutto. “Il Piano interviene sulle molteplici dimensioni del divario di genere e si inserisce nel percorso di riforma avviato con il Family Act. Il governo intende lanciare entro il primo semestre 2021 la Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026″. E “grazie all’azione di questo Parlamento, l’assegno unico diventerà lo strumento centrale e onnicomprensivo per il sostegno alle famiglie con figli, in sostituzione delle misure frammentarie fino ad oggi vigenti. È una riforma che rappresenta un cambio di paradigma nelle politiche per la famiglia e a sostegno della natalità”.

Tra le premesse fondamentali per guardare alle prossime generazioni, ha continuato Draghi, si “deve riconoscere la nostra realtà demografica. Siamo uno dei paesi con la più bassa fecondità in Europa: meno di 1,3 figli per ciascuna donna contro quasi 1,6 della media Ue. Per mettere i nostri giovani nella condizione di formare una famiglia, dobbiamo rispondere a tre loro richieste: un welfare adeguato, una casa e un lavoro sicuro“.

Oltre al piano agli asili nido, secondo Draghi, “i giovani beneficiano dalle misure per le infrastrutture sociali e le case popolari. E in un prossimo decreto, di imminente approvazione, sono previsti altre risorse per aiutare i giovani a contrarre un mutuo per acquistare una casa. Sarà possibile non pagare un anticipo, grazie all’introduzione di una garanzia statale”. Il presidente del Consiglio ha rivendicato che “i giovani saranno tra i principali beneficiari di tutto il Piano. Gli investimenti e le riforme sulla transizione ecologica creeranno principalmente occupazione giovanile. La creazione di opportunità per i giovani nel mondo del lavoro sarà anche l’effetto naturale degli interventi sulla digitalizzazione che, tra l’altro, consentiranno di completare la connettività delle scuole”.

Proprio per i giovani tra i 18 e i 28 anni, sarà “potenziato il “Servizio Civile Universale”, “al quale destiniamo 650 milioni per il periodo 2021-2023”. Poi, ha aggiunto, “investiamo 600 milioni per rafforzare il sistema duale e rendere i sistemi di istruzione e formazione più in linea con il mercato del lavoro. Ribadiamo la centralità dello sport nel percorso formativo. Il Piano dedica un miliardo alle strutture sportive per i giovani, in parte per nuove palestre e attrezzature nelle scuole, in parte per lo sport come strumento di inclusione sociale e di contrasto alla marginalizzazione”. Inoltre “1,8 miliardi vanno ad accrescere la competitività delle imprese turistiche, di cui una parte importante è destinata a incentivare la creazione di nuove imprese da parte di chi ha meno di 35 anni”.

Infine, “la crescita del Mezzogiorno rappresenta l’altro aspetto prioritario trasversale al Piano. Il potenziale del sud in termini di sviluppo, competitività e occupazione è tanto ampio quanto è grande il suo divario dal resto del Paese. Non è una questione di campanili: se cresce il sud, cresce anche l’Italia. Più del 50 per cento del totale degli investimenti in infrastrutture – soprattutto l’alta velocità ferroviaria e il sistema portuale – è diretto al sud”.

Disabili – Draghi ha anche garantito che ci sarà un intervento per i disabili. “Il Piano prevede una specifica attenzione per le persone con disabilità, nell’ambito degli interventi per ridurre i divari territoriali nella scuola secondaria di secondo grado. Gli interventi per la mobilità, il trasporto pubblico locale e le linee ferroviarie favoriscono il miglioramento e l’accessibilità di infrastrutture e servizi per tutti i cittadini. È previsto un investimento straordinario sulle infrastrutture sociali, nonché sui servizi sociali e sanitari di comunità e domiciliari, per migliorare l’autonomia delle persone con disabilità. Il miglioramento di servizi sanitari sul territorio favorisce un accesso realmente universale alla sanità pubblica. Si prevede, infine, di introdurre la Legge Quadro sulle disabilità per semplificare l’accesso ai servizi e i meccanismi di accertamento della disabilità. Nel corso dell’attuazione del Piano, l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità monitorerà che le riforme proposte siano adeguatamente inclusive”.

Le riforme di sistema: giustizia e pubblica amministrazione – In parallelo alle sei missioni, il governo ha previsto due riforme strutturali. La prima è quella della giustizia. E Draghi, intervenendo in Aula, ha parlato soprattutto dell’urgenza di velocizzare i tempi dei processi: “Il governo intende ridurre l’inaccettabile arretrato presente nelle aule dei tribunali, e creare i presupposti per evitare che se ne formi di nuovo”, ha detto. “Questo è uno degli impegni più importanti ed espliciti che abbiamo preso verso l’Unione europea. L’obiettivo finale che ci proponiamo è ambizioso, ridurre i tempi dei processi del 40 per cento per il settore civile e almeno del 25 per cento per il penale”. Inoltre, ha aggiunto, il “Piano rivede l’organizzazione degli uffici giudiziari e crea l’Ufficio del processo, una struttura a supporto del magistrato nella fase “conoscitiva” della causa. Nel campo della giustizia civile si semplifica il rito processuale in primo grado e in appello, e si dà definitivamente attuazione al processo telematico, come richiesto nei mesi scorsi dal Senato”.

La seconda riforma di sistema, indicata nel Recovery, “riguarda la Pubblica amministrazione, sulla cui capacità di rispondere in modo efficiente ed efficace incidono diversi fattori. Tra questi: la stratificazione normativa, la limitata e diseguale digitalizzazione, lo scarso investimento nel capitale umano dei dipendenti, l’assenza di ricambio generazionale e di aggiornamento delle competenze”. E “la riforma interviene su quattro ambiti principali: assunzioni e concorsi, mediante una razionalizzazione delle procedure di assunzione e una programmazione degli organici mirata a fornire servizi efficienti a imprese e cittadini; buona amministrazione, grazie a una semplificazione del quadro normativo e procedurale; rafforzamento delle Competenze, tramite una revisione dei percorsi di carriera, la formazione continua del personale e lo sviluppo professionale. La digitalizzazione, con investimenti in tecnologia, la creazione di unità dedicate alle semplificazione dei processi e la riorganizzazione degli uffici”.

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