Secondo Mario Draghi dopo l’entrata in vigore delle riforme della giustizia previste dal Recovery plan i tempi dei processi in Italia saranno drasticamente ridotti. Un obiettivo che lo stesso presidente del consiglio, durante le sue comunicazioni in Parlamento, ha definito “ambizioso” perché il capo del governo si propone di “ridurre i tempi dei processi del 40 per cento per il settore civile e almeno del 25 per cento per il penale“. Una stima che fino a questo momento non era stata resa nota. Nel testo del Recovery, infatti, il governo si limita a dire che “l’obiettivo fondamentale dei progetti e delle riforme nell’ambito del settore giustizia è la riduzione del tempo del giudizio, che oggi continua a registrare medie del tutto inadeguate“. Nessuna stima quantitativa, ma un orizzonte temporale fissato nella fine del 2024, data entro la quale “potrebbe verosimilmente stimarsi” l’impatto delle riforme sulla durata dei processi.

La velocizzazione dei procedimenti era tra i primi punti del Country Specific Recommendations indirizzate dall’Europa all’Italia negli anni 2019 e 2020. Erano quelle condizioni ‘indispensabili’ per lo “sviluppo economico” che sarebbe provocato dai fondi del Recovery, perché una “giustizia rapida e di qualità stimola la concorrenza“, si legge nel testo del piano. Secondo l’ultima stima del Cepej, la commissione europea per l’efficacia della giustizia del consiglio d’Europa, in Italia per concludere un processo civile di primo grado occorrono in media 527 giorni: peggio fa solo la Grecia con 559, mentre la media europea è di 233. Sempre nel civile per arrivare a una sentenza di Appello servono altri 993 giorni, che diventano 1.442 se si attende la Cassazione. Vuol dire quasi tremila giorni per arrivare a una sentenza definitiva: più di otto anni. Secondo le stime di Draghi, dunque, la durata del processo civile si abbasserebbe a 369 giorni per il primo grado e in totale durerebbe meno di 1.800 giorni, circa cinque anni. Nel penale al momento in Italia servono circa quattro anni e mezzo (1.589 giorni) per avere una sentenza definitiva: 698 giorni per chiudere il primo grado, altri 759 per il secondo, 132 per la sentenza di Cassazione. Con una riduzione del 25% si passerebbe 524 per una sentenza di primo grado, 1.192 per una definitiva: cioè poco più di tre anni. Tempi che inizieranno a essere rispettati a partire dal 2024.

Come si dovrebbe arrivare a queste stime? Con la riforma della giustizia che secondo Draghi “affronta i nodi strutturali del processo civile e penale. Nonostante i progressi degli ultimi anni, permangono ritardi eccessivi”, per usare le parole pronunciate dal presidente del consiglio per illustrare il Recovery in Parlamento. “Il Piano – ha aggiunto il capo del governo – rivede l’organizzazione degli uffici giudiziari e crea l’Ufficio del processo, una struttura a supporto del magistrato nella fase ‘conoscitiva’ della causa. Nel campo della giustizia civile si semplifica il rito processuale in primo grado e in appello, e si dà definitivamente attuazione al processo telematico, come richiesto nei mesi scorsi dal Senato”.

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