Se oggi Maria Elena Boschi, all’uscita dall’incontro sul Recovery Plan con il presidente del Consiglio Draghi, parla di “tempistiche decise dall’Europa”, nemmeno sei mesi fa Italia Viva usava toni e parole ben più duri. Rimarcava in ogni sede la centralità delle camere e reclamava una discussione parlamentare. Anche con attacchi diretti al governo. Basta tornare indietro al 9 dicembre. Nel dibattito in Senato in vista del Consiglio europeo, il leader di Iv Matteo Renzi si rivolge all’allora premier Conte. “Di fronte ai 200 miliardi, o il Parlamento fa un dibattito vero, o perdiamo la dignità delle istituzioni. Se non lo facciamo adesso, cosa ci stiamo a fare il Parlamento?”. Nello stesso intervento il senatore si scaglia poi contro la formazione di una squadra di consulenti prevista per la gestione dal Recovery, dopo il via libera alle risorse da parte dell’Ue. “Un Governo non può essere sostituito da una task force, non possiamo rinunciare a essere parlamentari”. Concetti ribaditi nei giorni successivi in una conferenza stampa convocata dopo le feste. Oggi però l’atteggiamento di Italia Viva appare molto diverso. Eppure il governo Draghi presenterà il Recovery Plan al Parlamento il 26 e 27 aprile prossimi, tre giorni prima di inviarlo alla Commissione Europea, riducendo quindi al minimo il tempo a disposizione delle camere per esaminarlo

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