L’ammissione da parte delle autorità cinesi che i loro vaccini anti-Covid hanno una scarsa efficacia non sembra aver colpito in particolar modo la comunità scientifica. Quasi come se ce lo si aspettasse. “Il dato non sorprende, se non per l’inusuale ammissione”, conferma Carlo Federico Perno, direttore del reparto di Microbiologia dell’Irccs ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Rispetto ai quattro vaccini attualmente approvati dall’Agenzia europea per i farmaci (Ema) – Pfizer/BioNTech, Moderna, Astrazeneca e Johnson & Johnson – la tecnologia su cui si basano i due sieri di punta funzionano in maniera diversa e questo potrebbe spiegare l’altrettanto diversa efficacia.

“I due vaccini cinesi si basano su una tecnica tradizionale, per cui sono costituiti da un virus Sars-Cov-2 intero inattivato, chimicamente ucciso, cioè non in grado di infettare l’organismo, che viene inoculato sottopelle con tutte le sue componenti, per dar modo all’organismo di produrre anticorpi in risposta all’infezione”, spiega Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm), che proprio in questi giorni ha pubblicato il suo ultimo libro “Occhio ai virus. Capire le pandemie per sconfiggerle”, edito da Zanichelli. “Il problema – prosegue il ricercatore – è che non tutti gli anticorpi generati contro gli antigeni sono effettivamente neutralizzanti. Oggi sappiamo che a contribuire maggiormente alla prevenzione dell’infezione sono soprattutto gli anticorpi contro la proteina spike, la chiave d’accesso del virus nella cellula”. Bersaglio, quest’ultimo, che non viene specificatamente preso di mira dai vaccini basati sul nuovo coronavirus intero, come quelli cinesi.

Anche se i vaccini di Pfizer/BioNTech e Moderna, rispetto a quelli di AstraZeneca e Johnson & Johnson sfruttano vettori diversi, tutti e 4 hanno una cosa comune che li rende più efficaci dei vaccini cinesi. “Possiamo immaginare questi 4 vaccini – spiega Maga – come se fossero delle scatole in cui sono state inserite le istruzioni per la produzione di anticorpi neutralizzanti. Il vettore, quindi la scatola, è diversa, perché Pfizer e Moderna sfruttano l’RNA del virus, mentre gli altri due si basano su un adenovirus ingegnerizzato, ma il contenuto, cioè l’istruzione destinata all’organismo, è la stessa, ed è molto specifica. Questa differenza sostanziale tra i vaccini attualmente autorizzati per la diffusione in Europa e quelli cinesi potrebbe in parte spiegare la significativa discrepanza in termini di efficacia”.

Insomma i vaccini approvati in Europa potrebbero essere più efficaci proprio per via della loro specificità: la risposta immunitaria è stata progettata per colpire la proteina spike, mentre i vaccini cinesi, come Sinovac, generano una reazione meno focalizzata sull’antigene che sappiamo essere responsabile della produzione di anticorpi. Il vaccino cinese presenta direttamente il virus al sistema immunitario con tutte le sue caratteristiche.

Queste differenze di efficacia tra i vaccini potrebbero avere ripercussioni importanti a livello mondiale. “Considerando che la Cina ha esportato milioni di dosi, l’impatto di una protezione più bassa in diversi paesi potrebbe facilitare la diffusione di varianti resistenti al vaccino e ridurre le probabilità di riuscire a controllare l’epidemia”, dice Maga. Per questo, alcuni esperti, pensano che probabilmente sarebbe stato meglio che la Cina avesse aspettato prima di partire con la campagna vaccinale. “Il problema non è vaccinare a tutti i costi, ma vaccinare con qualcosa che funzioni”, sottolinea Perno. “Questo è un punto fondamentale. Oggi c’è la corsa al vaccino – continua – senza valutare se è veramente efficace. Questo dato aiuta a riflettere, e a capire che è meglio vaccinare con un vaccino efficace sperimentato, magari un po’ più tardi, piuttosto che con un vaccino scarsamente efficace che, tra l’altro, dà una sgradita sensazione di onnipotenza che può portare il vaccinato ad abbassare la guardia”.

Su come porre rimedio alla scarsa efficacia dei vaccini cinesi è difficile dirlo. L’ipotesi di combinare vaccini diversi, procedendo ad esempio con con vaccini a RNA messaggero per fare richiami, è piuttosto controversa. “In linea teorica potrebbe funzionare, ma sono necessari degli studi per verificare che la stimolazione del sistema immunitario con un richiamo diverso possa garantire un’efficacia paragonabile, o superiore, a quella che si otterrebbe seguendo la linea di azione tradizionale”, dice Maga. Non concorda con la strategia del mix vaccinale Massimo Galli, primario infettivologo all’ospedale Sacco di Milano e docente all’università Statale del capoluogo lombardo. “Dal punto di vista tecnico è una prospettiva abbastanza orripilante e non ha senso”, dice. “Non è possibile fare dell’assurdo bricolage con i vaccini”, aggiunge, specificando che “prima di sperimentare un mix di vaccini bisogna avere degli studi e gli dati”.

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