I No Grandi Navi restano critici rispetto al concorso di idee varato dal governo per portare il traffico passeggeri fuori dalla laguna di Venezia. Gli ambientalisti temono che nel medio periodo si coltivi il progetto di un terminal a Porto Marghera, perpetuando i danni. L’Autorità Portuale si dice pronta a dar corso alla gara, ma non nasconde la preoccupazione per la tenuta economica e occupazionale dello scalo. Il Comune di Venezia, infine, favorevole all’attracco nella zona industriale, intravvede il rischio di ritardare la soluzione definitiva.

Il giorno dopo l’approvazione del decreto legge, a Venezia le prese di posizione non si sono fatte attendere. “Si ritorna a 10 anni fa, prima del decreto Clini – Passera che vietava il passaggio delle navi davanti a San Marco, si allontana nel tempo la soluzione definitiva, mentre si mantengono le grandi navi da crociera dentro la laguna, addirittura con approdi a Porto Marghera” dice Luciano Mazzolin, portavoce dei No Grandi Navi. Il movimento sforna documenti, per dimostrare che si deve scegliere subito l’off shore al largo del Lido, seguendo l’unico progetto (Venice Cruise – Duferco) che nel 2016 ha ottenuto l’ok della Commissione Via.

Un’ambientalista storica come Andreina Zitelli, già componente della Commissione Via del ministero dell’Ambiente, rinfaccia al ministro Dario Franceschini di confondere la Laguna di Venezia con il bacino di San Marco. “Questo governo vorrebbe dirottare le navi a Marghera , togliendole alla vista , come se la laguna centrale, fosse un sottoprodotto da poter usare senza salvaguardia. Maschera questo proposito con il Bando di idee riportando indietro l’orologio di un decennio, volutamente ignorando che un progetto che risponde alle esigenze di salvaguardia ambientale e del lavoro esiste già. Come spiegare ai ministri che il canale dei Petroli non è una via praticabile in forma sistematica per navi di grande dimensione?”.

L’ente pubblico interessato per primo all’attuazione del decreto è l’Autorità Portuale che bandirà la gara. Il commissario straordinario Cinzia Zincone, parla di una soluzione definitiva che va “condivisa anche con Capitaneria di Porto, regione del Veneto e città metropolitana di Venezia”. Ma sottolinea che oltre all’ambiente, va salvaguardata “l’essenza di homeport di Venezia nel settore crociere, elemento imprescindibile per dare certezze al mercato crocieristico e assicurare la rilevanza economica e occupazionale del settore per la città e il territorio”. Per questo ricorda che il Comitatone di dicembre ha approvato una soluzione temporanea (“a breve e medio termine”) che punta sul terminal a Marghera.

Il comune di Venezia è da sempre favorevole a quest’ultima soluzione. L’assessore alle Attività produttive, Simone Venturini: “E’ paradossale il rinvio di qualche decennio della soluzione: ad oggi non è stato ancora piantato un chiodo a Marghera, l’effetto annuncio non risolve nulla e il problema viene consegnato all’incertezza. Il settore e le famiglie impiegate non sono in grado di aspettare i tempi del provvisorio e del definitivo che si prospettano”. A parlare di una soluzione ormai individuata è, invece, l’ex sottosegretario Andrea Martella, del Pd: “Questo è un punto di non ritorno che tiene assieme la tutela ambientale e le attività economiche e produttive della città”. I Cinquestelle plaudono alla via imboccata dal governo: “Proibire il passaggio di questi edifici galleggianti dal canale della Giudecca davanti a San Marco è una decisione importantissima che darà un impatto fortissimo alla tutela della città, ma non risolverà il problema. – commenta l’onorevole Orietta Vanin – Invece la decisione provvisoria di far entrare le navi da crociera nel canale dei Petroli continua a rappresentare una soluzione potenzialmente pericolosa: le grandi navi restino fuori dalla laguna”.

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