Si è corsi ai ripari dopo la figuraccia dell’Immacolata, con la marea che è arrivata a 138 centimetri a Venezia e a 146 centimetri a Chioggia. Nella notte è stato dato l’ordine di alzare le paratoie per salvare la città e la laguna dall’acqua alta e così il Mose sta svolgendo il compito per il quale è stato progettato e costruito con una spesa faraonica di 6 miliardi di euro. Le 78 barriere mobili alle tre bocche di porto del Lido, degli Alberoni e di Chioggia, sono state alzate di buon mattino per far fronte a una previsione di marea di 123 centimetri per le 9.30. Il risultato si è visto subito, perché quella misura è stata raggiunta alle dighe, ma a Punta della Salute (di fronte a San Marco) si è rimasti al di sotto dei 70 centimetri, livello un po’ più alto a Chioggia dove non si è comunque andati oltre gli 84 centimetri.

C’è tanta rabbia a Venezia per quello che è accaduto l’8 dicembre, quando sono tornati i tempi in cui la città era indifesa. Il disappunto è aumentato dal fatto che le procedure avvenute nella notte hanno dimostrato che l’operatività del Mose, anche in condizioni metereologiche mutate, è possibile nel giro di qualche ora e senza quel preavviso di due giorni che il provveditore alle Opere Pubbliche del Triveneto, Cinzia Zincone, aveva dichiarato fosse necessario, forse per giustificare il flop di martedì. L’ordine di alzare il Mose vale per tre giorni, fino a sabato. La previsione per giovedì 10 dicembre è di una massima di 135 centimetri alla 8.30, venerdì 11 dicembre si replica alle 7.55 con una punta prevista di addirittura 140 centimetri, infine, sabato 12 dicembre alle 8.35 ancora 140 centimetri.

Adesso il problema si sposta sulla cabina di regia, ovvero la catena di comando che deve decidere quando alzare il Mose. In base a un protocollo dello scorso settembre, i soggetti che prendono la decisione sono il commissario straordinario Elisabetta Spitz e il provveditore Zincone. Il soggetto esecutore, che deve attivare le procedure, convocare il personale e seguire l’evolversi dei sollevamenti, è il Consorzio Venezia Nuova, che mantiene le sue strutture operative anche se la società sarà messa in liquidazione non appena sarà insediata l’Agenzia per Venezia. Il sollevamento avviene d’intesa con la Capitaneria di Porto (che emette le ordinanze di stop alla navigazione) e con l’autorità portuale, visto che ogni sollevamento comporta un rivoluzionamento dei flussi di navi in entrata ed uscita dalla bocca di Malamocco.

Il sindaco Luigi Brugnaro (spalleggiato dal governatore del Veneto, Luca Zaia) ha rivendicato per sé e per il Comune del capoluogo il ruolo di decidere in futuro per il sollevamento. Il provveditore Zincone ha annunciato: “Stiamo cercando di calibrare le aperture e le chiusure nel modo migliore”. Convocato un incontro per analizzare che cosa non ha funzionato l’8 dicembre, anche perché il Centro Maree aveva annunciato una massima di 120-130, ai limiti quindi del livello oltre il quale è stato deciso di alzare il Mose in caso di pericolo durante la fase di rodaggio che si concluderà a dicembre del prossimo anno. In via ordinaria, secondo i progetti, il Mose dovrà invece entrare in funzione a 110 centimetri, ma finché non sarà collaudato si è optato per una quota più alta.

Il sottosegretario all’economia, Pierpaolo Baretta, che è stato sconfitto da Brugnaro a settembre nella corsa per la poltrona di sindaco, ha dichiarato: “C’è stato un errore di previsione, come può accadere nelle giornate in cui il vento spinge il mare verso la laguna. Per questo, è necessario che l’utilizzo del Mose sia allertato tenendo maggiormente conto dei margini d’errore. Ma è anche sbagliato decidere di alzare il Mose a quota 130. Bisogna scendere sotto questa soglia e individuare anche soluzioni che permettano di azionarlo in tempi più stretti, quando le condizioni peggiorino improvvisamente”. “Questa volta è andata bene, ho avuto tanta paura”, commenta Walter Mutti, l’edicolante veneziano che gestisce alle Zattere il punto vendita che un anno fa fu spazzato via dalla furia dell’acqua. “La nuova struttura – ha spiegato – è ancorata al suolo ed è stagna quindi nessun danno stavolta, ma non si può continuare a vivere così specie dopo che il Mose si è dimostrato efficace”.

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