L’avvento del Santo Draghi, che secondo la narrativa predominante risolve ogni problema ancor prima di affrontarlo, ha chiuso tutte le polemiche sulla concreta redazione del Recovery plan, che fino al cambio di inquilino a Palazzo Chigi rappresentava uno dei principali punti di discordia tra le forze politiche nostrane.

Aspettando di vedere la realizzazione dei miracoli draghiani sul Pnrr, mi sono domandato a che punto siano gli altri, e ho subito notato come sia sbagliato far credere che l’Italia sia il “bad student” europeo. Allo stato attuale, infatti, solo Francia, Portogallo, Slovacchia, Estonia e Germania possono dire di aver presentato qualcosa di concreto.

Andando nello specifico il Portogallo, che attualmente detiene la presidenza di turno dell’Ue, è stato uno dei primi Paesi a presentare il suo progetto alla Commissione, ad ottobre. Nel piano portoghese, integrato da investimenti propri, troviamo diversi riferimenti diretti alla transizione verde e riforme della governance. Tuttavia, ci sono due punti deboli, un metodo di valutazione che sovrastima la quota di spesa verde e una serie di progetti che sostengono direttamente le attività esistenti sui combustibili fossili, quali ad esempio gli investimenti in infrastrutture per il gas fossile. Tema che secondo noi greens dovrebbe essere una linea rossa per tutti i Piani.

La Germania ha presentato un pacchetto di recupero interno da 130 miliardi di euro nell’estate del 2020, il primo Stato dell’Ue a farlo. Nel dicembre 2020, il Governo di Berlino ha pubblicato la sua bozza di Rrp (Recovery and Resilience Plan), che include principalmente misure che erano già previste nel precedente pacchetto di ripresa interna. La Germania intende investire buona parte della propria quota-parte delle risorse del Next Generation EU, pari a circa 29 miliardi per progetti relativi all’ammodernamento digitale della scuola, per l’occupazione e le infrastrutture.

Nel gennaio 2021, la Commissione europea ha criticato il governo per la mancanza di ambizioni aggiuntive, soprattutto per quanto riguarda le riforme nella sua bozza di Rrp. Nel complesso, il programma tedesco fornisce un contributo moderato alla transizione verso un’economia climaticamente neutra, raggiungendo una quota di spesa verde di appena il 22%.

La Francia nel settembre 2020 ha presentato un pacchetto di recupero nazionale da 100 miliardi di euro (denominato “France Relance”). Non è stato ancora pubblicato o presentato alcun Rrp, ma poiché si prevede che circa un terzo di France Relance sarà finanziato dall’Rrf (Recovery and Resilience Facility), è prevedibile una certa sovrapposizione di misure come avvenuto in Germania.

Nel complesso, il programma francese fornisce un contributo moderato alla transizione verso un’economia climaticamente neutra, raggiungendo una quota di spesa verde di appena il 23% secondo gli analisti. Resta auspicabile che l’Rrp raggiunga una quota di spesa verde più elevata attraverso l’inclusione di un gran numero di misure verdi che fanno parte del più ampio pacchetto di risanamento interno.

La Spagna, che è in ritardo come l’Italia e l’Olanda, ha presentato 10 priorità nell’ottobre 2020, ma non ha ancora pubblicato alcun piano completo di ripresa. Le priorità della Spagna pongono un forte accento sulla transizione verde in modo ritenuto dagli esperti come più inclusivo rispetto ad altri Stati membri. La Spagna è il secondo beneficiario delle risorse previste dal Next Generation EU, con circa 73 miliardi sotto forma di prestiti e 67 miliardi di sovvenzioni. Tra le priorità di Madrid ci sono politiche a sostegno del lavoro, la semplificazione degli incentivi alle assunzioni, ricerca e innovazione e molti progetti diretti all’efficienza energetica e sulle rinnovabili.

In ordine sparso si evince che nessun Paese in Europa è pronto con un piano immediatamente operativo, che possa rispettare i paletti di Bruxelles. L’Italia, il cui grande problema non è la mancanza di risorse economiche ma il suo utilizzo causa burocrazia e progettualità, si trova davanti a una sfida epocale che inciderà sul futuro e le possibilità delle prossime generazioni.

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