di Carmelo Sant’Angelo

Per la seconda volta, nella sua storia millenaria, il Mezzogiorno d’Italia è stato sedotto ed abbandonato da un liberatore proveniente dalla Liguria.

Arrivato a nuoto in Sicilia, anche Grillo, come l’eroe dei due mondi, è riuscito a comporre intorno al Movimento (nella metafora, i Mille) un mosaico di consensi usando le tessere provenienti da fasce sociali eterogenee: la media borghesia fatta dai pubblici dipendenti, dai professionisti, dagli artigiani, dai militari e dalle forze dell’ordine; i lavoratori interinali ed i precari di ogni sorta; i disoccupati senza speranza e gli inguaribili idealisti; gli intellettuali non asserviti al potere…

In tutto il Sud Italia il M5S, alle politiche del 2018, si è attestato/superato il 50% dei consensi, con punte sopra il 60% in alcuni collegi della Campania (ad esempio Ponticelli) e della Sicilia orientale.

I tratti distintivi di questi “garibaldini” consistevano in un forte afflato ideale, il desiderio di realizzare – finalmente – l’uguaglianza sostanziale dell’art. 3 della Costituzione; un vigoroso slancio per abbattere la partitocrazia; l’atteggiamento personalmente disinteressato verso il potere; una forte spinta verso il futuro ed il costante richiamo alla centralità dei giovani; il regime pubblico dei beni essenziali; l’abbattimento della giustizia censitaria; l’acerrima ostilità nei confronti delle gerarchie economico-finanziarie…

Vedendo come la storia del Movimento si è evoluta in questi ultimi mesi è evidente che il paragone Grillo-Garibaldi non regge. Almeno Garibaldi ha atteso di arrivare a Teano per “ubbidire”, mentre a Grillo è bastata una telefonata del banchiere per abbandonare il suo popolo.

Più che Garibaldi, Grillo può aspirare al ruolo del suo concittadino Nino Bixio. Il luogotenente che, a Bronte, spense ogni sentimento insurrezionalista innescato dall’arrivo delle camicie rosse. Lo stesso Bixio che sedò la rivoluzione nel feudo dei Nelson tra arresti, processi sommari e 5 esecuzioni capitali.

L’adesione del M5S imposta da Grillo ad un governo di destra trasforma i suoi elettori in tanti “Nunzio Ciraldo Fraiunco”. Costui era lo “scemo del paese” (come i poveri illusi che hanno votato 5 stelle), un povero diavolo, incapace di intendere e di volere perché demente. Era stato arrestato per aver girato per le strade di Bronte soffiando in una trombetta di latta e cantilenando “Cappeddi guaddattivi, l’ura du judiziu s’avvicina, populu nun mancari all’appellu” (“Notabili state all’erta perché la vostra ora si avvicina; popolo non mancare al tuo appuntamento con la storia”).

All’alba del 10 agosto del 1860 il plotone di esecuzione non ebbe il coraggio di sparare su quel condannato (allo stesso modo in cui Crimi twittava “mai con Draghi”, non avendo il coraggio di compiere un gesto così indecente), così il poveretto, credendo che la Madonna Addolorata lo avesse miracolato, si inginocchiò piangendo ai piedi di Bixio invocando la vita; ricevette una palla di piombo in testa e così morì, colpevole solo di aver suonato una trombetta di latta.

Tutti coloro che, in particolare nel Mezzogiorno d’Italia, hanno soffiato il loro malcontento nella trombetta di latta o, per dirla con Günter Grass, hanno suonato il loro tamburo di latta sono stati respinti nell’atavica invisibilità; cacciati in quel limbo in cui i diritti diventano favori; dati in pasto all’orrendo Leviatano che si nutre di ingiustizie; ostracizzati da un Paese che volevano migliore, anche per le generazioni future; allontanati dalla speranza di poter veder realizzate le disposizioni programmatiche della nostra Costituzione.

La scelta governista del Movimento ha ucciso la speranza. Per molto tempo sarà impossibile credere che in questo Paese si potrà attuare l’invocato cambiamento.

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