Nabody, due anni appena compiuti, non ce l’ha fatta. Dopo sei giorni in terapia intensiva all’ospedale di Las Palmas, capoluogo delle isole Canarie, il suo cuore ha cessato di battere. Quando è stata soccorsa, all’alba di martedì 16 marzo scorso, la piccola di origini maliane era priva di sensi a causa di uno stato di ipotermia. Un arresto cardiaco provocato dai cinque giorni trascorsi in mare aperto nell’oceano Atlantico a bordo di un’imbarcazione di fortuna condivisa con altri 51 migranti africani. Nabody era in compagnia della madre e della sorellina.

Il natante era partito da Dakhla, città costiera del Sahara Occidentale, l’ex colonia spagnola teatro di un conflitto tra le autorità marocchine e i ribelli del Fronte Polisario. L’obiettivo di queste persone disperate, disposte a mettere a serio rischio la propria vita, era varcare la prima frontiera europea disponibile raggiungendo Gran Canaria dopo un viaggio di quasi 500 chilometri via mare. Il gruppo di migranti partito dal Sahara Occidentale era composto da 29 donne (una incinta), 14 uomini e 9 bambini. Martedì scorso la carretta del mare a bordo della quale viaggiava Nabody è stata intercettata da una motovedetta di soccorso della capitaneria spagnola dopo che era stato lanciato un sos. L’intervento di salvataggio è subito scattato e la piccola, andata in arresto cardiaco, è stata momentaneamente rianimata e dopo l’attracco al porto di Arguineguìn, trasferita d’urgenza all’ospedale della città principale dell’isola Gran Canaria. Drammatico il soccorso alla bambina da parte dei sanitari della Croce Rossa direttamente in banchina. Le sue condizioni, tuttavia, apparivano disperate.

Nel tardo pomeriggio di ieri le autorità sanitarie dell’isola hanno annunciato la morte della bambina: “Non ci sono parole per descrivere tanto dolore” ha scritto su Twitter il Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez che ha aggiunto: “Grazie dal profondo del mio cuore a coloro che hanno lottato fino alla fine per salvarle la vita. Nabody aveva soltanto 24 mesi. È una pugnalata alla coscienza per tutti noi”.

Per il governo socialista di Madrid la questione immigrazione è sempre stata tra i primi punti dell’agenda politica, ma le iniziative prese per contrastarla hanno spesso suscitato reazioni sdegnate da parte delle organizzazioni umanitarie. I rimpatri forzati, le deportazioni nei paesi di origine dei migranti, ma anche le misure draconiane assunte nelle due enclave spagnole di Ceuta e Melilla hanno provocato conseguenze drammatiche. Invece di attivare campagne di cooperazione con i paesi interessati dal fenomeno migratorio e migliorare l’accoglienza, la Spagna ha alzato muri e potenziato le misure difensive contribuendo soltanto a rendere il cammino dei migranti verso una speranza di vita sempre più rischioso.

Con la Libia dilaniata dalla guerra civile e la rotta tunisina complessa e costosa, il percorso migratorio ad Occidente è in costante crescita negli ultimi anni. Nella seconda decade del nuovo millennio Ceuta e Melilla, ma anche la costa mediterranea del Marocco verso la Spagna continentale, hanno conosciuto un aumento esponenziale degli arrivi. I Ceti (centri di detenzione temporanea) delle due città spagnole in territorio marocchino hanno svolto la funzione di passaggio dei migranti subsahariani, marocchini e anche di altri paesi nordafricani come l’Algeria, verso la penisola iberica. Tra il 2018 e il 2020 le rotte della speranza hanno ricevuto un nuovo sussulto di cambiamento. I tentativi di entrare a Ceuta e Melilla adesso riguardano prettamente i giovani marocchini, mentre il grosso della migrazione dal sahel e dai paesi dell’Africa occidentale sta scegliendo la rotta atlantica verso le Canarie.

Secondo i dati dell’Oim, l’agenzia Onu per le migrazioni, nel 2017 gli irregolari approdati sulle coste delle isole spagnole erano stati 425, nel 2018 1.307 e l’anno successivo 2.698: nel 2020 il numero è aumentato esponenzialmente raggiungendo quota 17.572, una crescita di oltre il 1.000%. Al crescere degli arrivi è stato registrato un aumento delle vittime in mare durante le traversate: dalle 411 del 2019 ai 538 dell’anno scorso. Nel 2020 sulla stessa rotta si sono verificati 42 naufragi. Nei primi 75 giorni del nuovo anno gli arrivi via mare alle Canarie sono stati 2.950 e Nabody è la vittima numero 19. Oltre a Dakhla, a sud del Sahara Occidentale, i viaggi in mare verso le Canarie partono anche da Nouadhibou in Mauritania (quasi 800km), Saint Louis e Ziguinchor in Senegal (1.500 e oltre 2mila km) e addirittura da Biassu e Conakry in Guinea. Nel 2020 gli arrivi di irregolari complessivi in Spagna sono stati circa 41mila contro i 34mila dell’Italia e i 15mila in Grecia.

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