Otto italiani ogni dieci ritengono che il governo dovrebbe chiedere alle aziende farmaceutiche di rendere pubbliche la formulazione e la tecnologia per sviluppare il vaccino anti Covid. E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato da Yougov per Emergency e Oxfam , membri della Peoplès Vaccine Alliance. Per l’esattezza la quota a favore di un intervento più incisivo delle cancellerie sono l’82% degli interpellati. Il 74% è convinto che la condivisione di brevetti e tecnologie renderebbe più efficaci le campagne vaccinali, raggiungendo più velocemente un maggior numero di persone. La settimana scorsa l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) si pronunciata contro la liberalizzazione dei brevetti sul vaccino rigettando un’istanza proposta da India e Sud Africa che si sono fatti portavoce di una richiesta che accomuna diversi paesi emergenti e organizzazioni internazionali a cominciare dall’Oms. A esprimersi contro la condivisione del farmaco sono stati sostanzialmente i paesi ricchi, Italia compresa, oltre al Brasile. Una decisione che ha sollevato molte critiche anche in considerazione del fatto che lo sviluppo dei vaccini è stato in larga parte finanziato da fondi pubblici e non solo dagli investimenti delle case farmaceutiche titolari delle licenze. L’Onu gestisce il programma Covax che dovrebbe assicurare la distribuzione delle dosi necessarie anche ai paesi più poveri ma al momento le risorse di cui dispone appaiono largamente insufficienti a completare la sua missione.

Tornando ai risultati dell’indagine il 90% di chi ha risposto, pensa che la diffusione incontrollata del virus nel resto del mondo sarebbe un problema per l’economia del nostro Paese, il 76% per la propria salute. Il 68% ritiene infine che il governo dovrebbe impegnarsi di più, per fare in modo che tutti nel mondo ricevano il vaccino entro il 2021. “Il sondaggio ci dice chiaramente che la stragrande maggioranza degli italiani è a favore di una sospensione della proprietà intellettuale detenuta dalle aziende farmaceutiche. – ha detto Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia – A un anno dall’inizio della pandemia che ha sconvolto le nostre vite con 120 milioni di persone contagiate e più di 2 milioni e mezzo di morti, abbiamo l’arma del vaccino, che senza una produzione e distribuzione massicce, rischia di non essere in grado di fermare il virus e farci tornare presto alla normalità”.

“Secondo le stime al momento è utilizzato solo il 50% della capacità di produzione delle case farmaceutiche che stanno sviluppando o hanno già sviluppato vaccini contro il Covid-19 – ha detto Rossella Miccio, presidente di Emergency – Se poi consideriamo le case farmaceutiche che in tutto il mondo sarebbero interessate e avrebbero la possibilità di adattare i loro impianti alla produzione di vaccini anti Covid, stiamo utilizzando solo il 23% delle capacità produttive”. Oxfam ed Emergency chiedono al governo italiano di riconoscere il vaccino contro il Covid-19 come “un bene pubblico globale e di sostenere le richieste di riforma dell’attuale sistema che tutela la proprietà intellettuale. Solo così, ponendo fine al monopolio dell’industria farmaceutica sui vaccini almeno in questa fase di emergenza, chiunque, in ogni parte del mondo, potrà avere accesso al vaccino il più rapidamente possibile”.

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