Ci vuole un “bazooka educativo” contro la povertà educativa dei nostri bambini. I giovani non sono da collocare nel “futuro”, sono qui nell’oggi, sono 700mila minori dalla relazione 2020 sul Reddito di cittadinanza, ai margini della società. E mentre noi parliamo i giovani muoiono. È il caso di Mario – nome di fantasia ma storia reale -, un ragazzo di 16 anni che si è suicidato in una comunità dopo l’arresto per rapina. Mario ha perso suo padre, l’unica persona ad amarlo, come commentava. Dopo anni muore la sorella di 22 anni con già 4 figli, e si tuffa in un vicolo cieco, quello della criminalità organizzata. Scuole e politiche sociali falliscono.

L’ottava potenza mondiale guidata da Mario Draghi si può permettere di sacrificare un numero così alto di minori fragili? Mario Draghi che, durante le consultazioni per la formazione del governo, ha mostrato grande empatia per i giovani afflitti dalla depressione deve passare all’azione ora che è evidente quanto il cocktail di povertà, degrado e pandemia sia esplosivo. L’Istat fotografa l’accelerazione delle disuguaglianze con 1,3 milioni di minori in povertà assoluta, e il 30,6% che rischia di rimanere vittima di povertà ed esclusione sociale, ben oltre la media Ue del 23,4%. Numeri, dati e leggi, dalla 285/1997 alla 328/2000, dai progetti “Educare in Comune”, “Educare insieme” al Piano Sud 2030, dai bandi di Sport e Salute ai fondi Pon (Programma Operativo Nazionale) e Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) che intervengono sulle disuguaglianze mostrano sforzi importanti quanto insufficienti.

Prendiamo ad esempio il P.I.P.P.I (Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione) del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che persegue quattro obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: povertà zero; istruzione di qualità; riduzione delle disuguaglianze; pace, giustizia e istituzioni forti. Un programma utile nelle intuizioni, ma con almeno tre criticità da tener conto.

In primis è rilevante la presenza di un numero piuttosto alto di operatori rispetto a quello degli utenti (famiglie e minori), una distribuzione a macchia di leopardo con risorse insufficienti (16 regioni, un numero limitato di città metropolitane e ambiti territoriali), e per finire una carenza di rete e raccordo strutturale con la scuola, con scarso coinvolgimento di insegnanti (25%). Senza una cerniera strutturale tra politiche sociali e scuola e un approccio radicale e capillare sulla povertà educativa il Paese già sull’orlo di una depressione demografica perde, sotto il fuoco della povertà, un esercito di 700mila giovani forze del Paese.

Se c’è una rivoluzione da fare si chiama “Dote Educativa”: 100 euro al mese per 700mila minori coinvolti nel progetto di Reddito di Cittadinanza, un “bazooka educativo”, da 70 milioni al mese, contro la povertà educativa. Appena un decimo di quanto si incasserebbe con il contributo di poche migliaia di super ricchi, come lanciato dalla petizione del Fatto Quotidiano e proposta da me in Parlamento. La dote educativa arricchisce i bilanci delle scuole di quartiere, di periferia che più di tutte devono garantire servizi educativi e culturali personalizzati, in stretta collaborazione con gli uffici delle politiche sociali del comune. Parliamo di doposcuola, laboratori, formazione professionale di avviamento al lavoro, attività sportive e culturali, un vero esercito educativo che interviene sugli scenari di crisi per spazzare via prostituzione minorile, suicidi adolescenziali, baby gang e tendere una mano agli invisibili.

I miliardari, i banchieri, i proprietari di multinazionali italiane si possono rifiutare? Il Governo Draghi si può rifiutare di intervenire con le risorse necessarie? Se costoro vogliono bene agli italiani e all’Italia nessuno dovrebbe tirarsi indietro e passare dalla retorica sulle nuove generazioni all’azione per salvare la vita all’adolescente Mario e a troppi come lui. Il decreto Sostegno è la prima occasione per intervenire.

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