Un dibattito molto ampio, che parte dai danni ambientali e sanitari del consumo di carne e arriva all’antibiotico resistenza, fino a mettere in discussione la politica agricola dell’Unione europea. Sono alcuni degli spunti di discussione degli utenti Sostenitori de Ilfattoquotidiano.it (scopri qui come diventarlo) sulla campagna portata avanti da ilfattoquotidiano.it con Lav. Punto di partenza è la ricerca sui ‘Costi nascosti del consumo di carne in Italia’, realizzata per la Lega anti vivisezione da Demetra, società di consulenza specializzata in ricerca scientifica (scarica qui la ricerca). Dopo l’invio del dossier in anteprima ai Sostenitori, che ne hanno potuto discutere nel forum a loro riservato, c’è stato il momento del confronto in diretta (rivedi), con la partecipazione di Giulia Innocenzi. Tantissimi i vostri spunti: domande, dubbi e perplessità, ma anche le vostre conoscenze e, ancora più importanti, le esperienze personali. Anche in questa occasione ci avete fornito idee per nuovi approfondimenti. Ecco una sintesi. L’obiettivo di questa partnership è proprio portare avanti con la nostra community una battaglia in cui crediamo: continuate a partecipare!

DAGLI ANTIBIOTICI AI VIRUS – Monicaval affronta più aspetti. “La carne provoca danni sia a livello metabolico (una volta ogni 10 giorni è più che sufficiente a meno di patologie particolari) – scrive – sia a livello ambientale per gli allevamenti intensivi. Dove si abbonda di antibiotico e non solo per gli animali, aumentando anche la resistenza a questi farmaci”. A riguardo, nell’intervento in cui recentemente il ministro della Transizione ecologia, Roberto Cingolani ha detto che in Italia occorre ridurre il consumo di carne (e Kikkus98 ricorda a tutti il pensiero del professor Umberto Veronesi che, da vegetariano, consigliava di eliminare del tutto il consumo di carne), l’esponente del governo ha anche parlato dell’emergenza dei batteri antibiotico resistenti dovuta al fatto che “certe industrie, dagli allevamenti al pharma, hanno riversato direttamente o indirettamente nell’ambiente una tale quantità di antibiotici che adesso ci troviamo con dei batteri corazzati, che diventano non solo un problema di inquinamento, ma anche di salute pubblica”. Monicaval accenna anche “allo sviluppo di virus potenzialmente pandemici in allevamenti intensivi”. Di fatto, esistono già diversi fattori (come lo stress causato dalle condizioni in cui vengono allevati gli animali o il fatto di essere spesso geneticamente selezionati al solo scopo di essere più produttivi) che possono portare a un indebolimento immunitario degli animali, favorendo la proliferazione di virus e batteri zoonotici che, a loro volta, possono essere causa di epidemie.

LE ALTERNATIVE – “Certamente riversarsi sulla soia con relative colture intensive non è la soluzione ambientale” aggiunge. A riguardo, nel corso della diretta l’ingegnere ambientale Guido Scaccabarozzi, ricercatore di Demetra, ha precisato che “il confronto con le proteine condotto nello studio è la fotografia di quanto accade ora e non la previsione di ciò che accadrebbe se da domani tutti cambiassero regime alimentare” anche perché in un cambiamento così significativo delle abitudini alimentari di un intero Paese, entrerebbero in giochi altri fattori, su cui è necessario condurre ulteriori studi. Riguardo, però, ai rischi legati alle colture intensive il direttore generale di Lav ha risposto con i numeri della Fao: “Su un ettaro di terra è possibile produrre soia con un contenuto proteico di 1848 chili, ma se quello stesso spazio lo destiniamo al foraggio per alimentare i bovini, alla fine ne ricaveremmo appena 66 chili di proteine animali”. L’altra carta è quella della diversificazione. E anche su questo aspetto, offrono un dato in più, le parole del neo ministro Cingolani sul fatto che l’uomo ha scelto di escludere dalla propria alimentazione molte specie di verdure: su circa 270mila specie vegetale, ma il 90% di quello che coltiviamo appartiene ad appena 30 specie perché “abbiamo deciso che ci piacciono quelle”. Diversi utenti Sostenitori si soffermano su questo aspetto: “Il danno provocato dalla pretesa di poter manipolare all’infinito la natura usata come merce con unico scopo il profitto, è perdente – scrive Ipazia21 – prima o poi l’ordine naturale potrebbe decidere di fare a meno di noi”.

LA CARNE IN VITRO – My2cents chiede di approfondire “lo stato dell’arte sulla conversione della produzione di carne da allevamento a carne coltivata (niente OGM, niente antibiotici, niente dolore, pochissima acqua, ecc)”. Dunque, sulla carne in vitro si sta investendo molto e in tutto il mondo. Abbiamo chiesto al direttore generale Roberto Bennati la posizione della Lav, anche rispetto ad alcune perplessità legate a possibili impatti ambientali, ad esempio sulla biodiversità o sui piccoli allevatori. Ricordando che ormai questa carne “si produce negli Stati Uniti, in Europa, in Israele” ha spiegato che “da poche cellule di un bovino, con un meccanismo di replicazione cellulare, si ottengono 80mila hamburger con un impatto ambientale sensibilmente inferiore a quello degli allevamenti e senza uccidere e fare soffrire decine di migliaia di animali”. Ad oggi, però, non sono ancora chiari tutti i profili etici, economici e sociali. Di fatto, negli ultimi mesi del 2020, mentre vicino a Tel Aviv, è stato inaugurato un ristorante chiamato The Chicken, dove servono carne di pollo ‘coltivata’ nei laboratori della start-up SuperMeat, a Singapore è stato dato il via libera alla start-up statunitense Eat Just per la vendita di carne, anche in questo di pollo, coltivata in laboratorio.

LA POLITICA AGRICOLA COMUNE – Secondo My2cents, “il ministero della Transizione ecologica deve intervenire sulla produzione dirottando i fondi da allevamenti alle biotech e, in Europa, rivedendo in questo senso la Pac”. E ricorda la spaccatura che, proprio sulla Politica agricola comune, si è consumata a ottobre 2020 all’interno del Movimento 5 Stelle, come raccontato da ilfattoquotidiano.it. Un tema che sta molto a cuore ai nostri utenti Sostenitori. Gioia Mancini, per esempio, pone il problema dei costi (“questa crisi le fasce di popolazione più povere saranno spinte ad acquistare sempre più carne perché é l’alimentazione al dettaglio più economica”). Sono due facce della stessa medaglia. Perché se i prodotti più sani e meno impattanti costano di più è perché le sovvenzioni vengono dirottate su allevamenti intensivi e metodi agricoli poco attenti all’ambiente. La Pac, lo abbiamo ribadito nella diretta con Giulia Innocenzi, è la grande partita da quasi 400 miliardi (per i cittadini europei), un terzo del bilancio. Tra l’altro, proprio in questi giorni è nato il manifesto ‘Un’Altra Pac è Possibile’. Un documento aperto alle sottoscrizioni, che vuole essere un contributo per una discussione pubblica sulla Pac. Di interessi economici in gioco parla Silvia Wienker, che fa un accenno anche alla carne che importiamo dal Sudamerica. Nello studio si parla molto dettagliatamente non solo delle importazioni di carne, ma anche della provenienza estera degli alimenti di cui si cibano gli animali. Come la soia transgenica che, per esempio, viene coltivata in Brasile e che mangiano i polli allevati in Italia. E in Italia, per inciso, si allevano 150 milioni di polli su un totale di 200 milioni di animali all’anno.

LE VOSTRE ESPERIENZE – Ma Sara Wienker, che ci scrive dalle Marche, ci parla soprattutto della sua esperienza (e non è la sola). “Noi a casa non mangiamo quasi più la carne (40 euro al mese e quando vengono i figli a trovarci) – ci racconta – ma soprattutto legumi e verdure ed anche quelli solo della nostra regione”. Per Cekko smettere di mangiare carne “non è stata una rinuncia. È stata letteralmente una liberazione. Psicologica, morale, fisica” spiega. Giocaspani è vegano (o vegana) da 17 anni “per motivi etici, per l’ambiente e la salute, la mia, quella del pianeta, degli animali tutti. E anche per la salute della mia Anima, non volendo essere mandante della tragica vita e morte degli animali di allevamento”. Sarailfatto consuma, racconta “una dieta pescetariana”, ossia mangia pesce 2-3 volte a settimana “per il resto – ci scrive – vado di minestrone, edamame, uova, formaggio, verdura, insalata, frutta e un pasticcino artigianale quotidiano quasi sempre”. E c’è chi (Bluekite) ci lascia con un impegno personale: “Anche se consumo poco più di 10 chilogrammi di carne l’anno, mi impegnerò per ridurre questo quantitativo vicino allo zero nell’arco di un paio di anni”. Che si voglia continuare a mangiare carne o ridurla (in entrambi i casi possibilmente riducendone il consumo a quanto consigliato a livello internazionale) per tutti c’è bisogno, Arcobaleno 7 ce lo fa notare, di più informazioni. Che aiutino chi vuole, a fare le sue scelte mantenendo un’alimentazione sana e completa, magari sperimentando un giorno vegetariano a settimana o scoprendo verdure mai assaggiate prima.

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