L’epidemia di Covid non solo non molla la presa, ma si espande. Il monitoraggio dell’Istituto superiore della Sanità rilascia come ormai diverse settimane a questa parte la fotografia di un sistema sanitario in grave difficoltà rispetto all’onda d’urto dei contagi. E così nel giorno in cui il governo approva il nuovo decreto che blinderà in zona rossa molte regioni ecco che sappiamo che nel periodo 17 febbraio – 2 marzo 2021, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,16 (range 1,02- 1,24), in aumento rispetto alla settimana precedente e sopra uno in tutto il range. Con sedici tra Regioni e Province autonome ad avere un Rt puntuale maggiore di uno.

Un’aggravarsi della situazione al quale, spiegano gli esperti, è seguito l’aumento della trasmissibilità e il forte sovraccarico dei servizi ospedalieri che richiedono così “l’innalzamento/rafforzamento delle misure di mitigazione nazionali, anche anticipando ulteriori interventi di mitigazione/contenimento” nelle aree a maggiore diffusione e particolarmente laddove circolino varianti sudafricana e brasiliana. Una richiesta alla quale il governo ha tentato di rispondere con il via libera al nuovo decreto legge nel corso del Consiglio dei ministri di stamattina, nel quale sono state decise misure più stringenti in praticamente tutte le Regioni. “Intervenire in modo deciso diventa ancora più importante perché ci troviamo in un quadro epidemiologico caratterizzato dalla presenza di varianti, quella inglese che ormai circola in maniera maggioritaria nel Paese, ma anche quella sudafricana e brasiliana e altre che potrebbero insorgere e vengono segnalate da livello Ue e nazionale”, ha spiegato il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro.

Secondo Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, “abbiamo avuto un cambiamento qualitativo nell’epidemia. Perché, evidentemente, la circolazione di varianti a più elevata trasmissibilità determina un’accelerazione della velocità di circolazione del virus. E quindi questo deve corrispondere, per forza, all’implementazione di interventi rapidi tempestivi ed efficaci”.

Sono infatti sedici tra Regioni e Province autonome ad avere un Rt puntuale maggiore di uno. Tra queste, otto (Campania, Piemonte, Friuli, Emilia-Romagna, Basilicata, Lombardia, Lazio, Veneto) hanno un Rt con il limite inferiore superiore a 1,25, compatibile con uno scenario di tipo 3. Quattro Regioni hanno un Rt nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno. Lo evidenzia il monitoraggio settimanale Iss-ministero della salute.

Secondo quanto spiegato da Brusaferro, “c’è una crescita dei casi in tutte le fasce d’età, ma ragazzini sopra i 10 anni hanno un’incidenza che aumenta”. La crescita è registrata in tutta Europa, ma “i dati mostrano in Italia una ricrescita dei casi, netta in questa fase, accompagnata da altri Paesi, mentre alcuni sono in decrescita”, ha poi aggiunto sottolineando così la gravità del caso italiano. Come aggiunge invece Rezza, “il fatto che diminuiscano i casi negli anziani e nei molto anziani e i cluster nelle Rsa è il primo successo della strategia vaccinale. Ma non possiamo cantare vittoria”.

Per la sesta settimana consecutiva si conferma un peggioramento nel livello generale del rischio, con dieci Regioni (contro sei della settimana precedente) che hanno un livello di rischio alto. Altre dieci Regioni o Province autonome hanno una classificazione di rischio moderato (di cui quattro ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e solo una (la Sardegna) con rischio basso. Tutte le Regioni tranne sette hanno riportato allerte di resilienza. Di queste, Campania, Lazio, Puglia e Veneto riportano molteplici allerte di resilienza.

Anche nella settimana 1-7 marzo 2021 l’accelerazione è stata osservata chiaramente con 225,64 casi per 100.000 abitanti, contro 194,87 per 100.000 abitanti del 22-28 febbraio. Dall’andamento osservato, scrivono dall’Iss, è “verosimile tuttavia che la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti a livello nazionale sia stata superata nel corso della settimana corrente e che questo potrebbe essere documentato con i dati consolidati nella prossima settimana di valutazione (8-14 marzo 2021)”. Soglia che, tra l’altro, è già stata superata dalla Provincia Autonoma di Trento, di Bolzano, da Emilia-Romagna, Marche, Friuli Venezia-Giulia, Piemonte e Lombardia.

Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è complessivamente in aumento e sopra la soglia critica (31% contro il 26% della scorsa settimana). Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in aumento da 2.327 (2 marzo) a 2.756 (9 marzo); il numero di persone ricoverate in aree mediche è anche in aumento, passando da 19.570 (2 marzo) a 22.393 (9 marzo). Forti le variazioni inter-regionali con alcune regioni dove questi numeri “uniti all’incidenza impongono comunque misure restrittive”. Nello specifico, sono 11 le Regioni o Province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica, contro le 9 della settimana precedente.

Si osserva un forte aumento nel numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (50.256 contro 41.833 la settimana precedente). Si mantiene stabile la percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti (28,8%). Aumenta, invece, la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (37,8% contro 35,2% la settimana precedente). Infine, il 20,2% dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nel 13,2% non è stata riportata la ragione dell’accertamento diagnostico.

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