“Da quando è nato il governo Draghi ci siamo accorti che anche media, giornali e televisioni non parlano più di noi. Eppure noi siamo ancora qui in piazza a manifestare perché un cambio di passo con il nuovo esecutivo ancora non c’è stato, soprattutto sugli indennizzi. Ci sentiamo abbandonati da tutti”. La denuncia arriva da piazza del Popolo a Roma, nel giorno dello sciopero nazionale delle partite Iva. A manifestare ci sono anche molti lavoratori del settore della ristorazione, tra i primi a porre l’attenzione sul crescente disinteresse da parte della stampa: “Eravamo sulle pagine di tutti i giornali, ora si è spenta la luce sulle nostre storie”, spiega un giovane gestore di un pub romano. E c’è chi attacca: “Ci accompagneranno verso una dolce eutanasia”. Al di là del cambio di esecutivo, gli aiuti economici ancora latitano. “Si è perso tempo con il decreto Ristori, ma non vogliamo perdere la speranza, almeno quella”, sottolinea un’altra ristoratrice.
Conte o Draghi, sembra cambiare poco per chi è sceso in piazza: “Non ci è arrivato nulla comunque”. Un gestore di una gelateria invece spiega: “Credevo di ricevere 40mila euro, ma per problemi tecnici legati ai codici Ateco, questi soldi sono arrivati soltanto in parte. E oggi faccio fatica”. E non è l’unico a chiedere più velocità negli aiuti e indennizzi maggiori, dopo il mese perso tra la crisi di governo e la formazione del nuovo esecutivo.
Senza dimenticare il problema relativo alla novità di dover calcolare su base annua il calo del fatturato (e non più su base mensile come era stato fatto nei precedenti decreti), come si prevederà nel decreto Sostegno. Ma non solo: “Qual è il piano di rilancio? Quali sono i fondi del Recovery Fund destinati ai liberi professionisti? Non abbiamo risposte. E la nostra situazione è ormai insostenibile“, spiega. “Si parla sempre di contentini, non ci sono soluzioni concrete. Ma ora ci aspettiamo fatti e non parole da Draghi”. Certo, di fronte alle poche settimane di lavoro c’è chi riconosce un ‘alibi’ al nuovo esecutivo: “Così come abbiamo giustificato il passato governo per essersi trovato in mezzo alla pandemia, allo stesso tempo è vero che questo ha appena iniziato. Ma certo una svolta ancora non si vede“.
Anche tra le partite Iva, poi, a soffrire è soprattutto l’occupazione femminile: “Ho il diritto di lavorare, perché il lavoro è dignità”, c’è chi spiega. E, di fronte ai numeri impietosi che mostrano come la pandemia abbia fatto crollare il lavoro femminile (secondo i dati Istat, l’Istituto nazionale di statistica, nel 2020 su 444 mila persone che hanno perso l’occupazione, 312 mila sono donne, ndr) non manca chi denuncia: “Noi donne abbiamo fatto 50 anni di passi indietro sul tema del lavoro e dei diritti“.

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