Che il festival avesse un compito difficile, quello di mettere in piedi uno spettacolo divertente in un momento difficile, per certi versi drammatico lo si sapeva. Il problema era come gestire questa contraddizione evitando sia l’ipocrisia di far finta di niente, di girare la testa dall’altra parte, sia il rischio opposto delle lacrime finte, dei toni dimessi studiati ad arte, della retorica.

C’era riuscito per le prime tre sere, affidando il tema dell’emergenza che si sta vivendo solo ai gesti (le mascherine, i guanti, il carrello dei fiori), alle canzoni, alla presenza di protagonisti non in cerca di protagonismo, come l’infermiera divenuta famosa per la foto dei danni prodotti sul suo viso dall’uso contenuto della mascherina. Chi poteva rompere questo delicato, difficile equilibrio tenuto saldo dalla sapiente conduzione di Amadeus e Fiorello?

Un politico naturalmente. Il presidente Giovanni Toti che, chiamato a premiare il vincitore della sezione giovani, ha chiesto un supplemento di parola per proporci una forma un po’ vecchiotta, ma non del tutto scomparsa, della retorica: il pistolotto. E nel suo, per fortuna breve, pistolotto, è riuscito a dire la banalità che nelle prime tre sere tutti erano riusciti a evitare: che il festival serve a portare un sorriso ai malati, a chi sta rischiando la vita, ai medici, infermieri e chi lavora sulle ambulanze.

Immagino che agli autori e ai conduttori che avevano lavorato di fino per parlare di ciò che ci circonda con una certa eleganza e senza sbrodolature siano cadute le braccia.

Ma, come si sa, quando si rompe un equilibrio è difficile ricomporlo, il pistolotto, una volta sdoganato, tende a riproporsi. A rinvigorirlo ci ha pensato Barbara Palombelli, l’ospite illustre, omaggio della e alla concorrenza che ogni anno è presente a celebrare il fair play televisivo e di cui non ha mai sentito né capito la necessità. Palombelli ha dedicato il suo pistolotto alle donne, alla loro difficile condizione, alle loro potenzialità. Ma ben presto, grazie anche alla scelta di usare vecchie immagini del festival, si è capito che il tema non erano le donne, ma la donna, anzi una donna, Barbara Palombelli, ragazza ribelle, scapestrata ma curiosa, sgobbona, una Cenerentola che un giorno riceve l’inattesa attenzione del suo principe azzurro: il direttore del Corriere della Sera. Come avviene, è noto, a tutte le ragazze ribelli, curiose e sgobbone. Per cui “siate ribelli”. Amen.

Una botta di spiacevole retorica che mi ha persino cancellato il ricordo di ciò che di bello avevo scoperto nella serata. Ma lo recupero: ne parliamo domani.

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