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Due indagati per le minacce e gli insulti social a Liliana Segre: perquisizioni e sequestri degli apparecchi informatici

Si tratta di un pensionato della provincia di Cagliari, G.G.T di 75 anni, e di un 40enne residente nel Viterbese, G.T. L'operazione è stata condotta dalla polizia postale e dalla Digos, su disposizione del capo del pool antiterrorismo di Milano, Alberto Nobili, che sta conducendo le indagini con l'accusa di minacce aggravate dall’odio razziale
Due indagati per le minacce e gli insulti social a Liliana Segre: perquisizioni e sequestri degli apparecchi informatici
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Sono stati individuati e sono adesso indagati due autori delle minacce e dei commenti antisemiti pubblicati sui social nei confronti della senatrice a vita, Liliana Segre, nel giorno in cui la sopravvissuta all’Olocausto 90enne si è sottoposta al vaccino anti-Covid. Si tratta di un pensionato della provincia di Cagliari, G.G.T di 75 anni, e di un 40enne residente nel Viterbese, G.T. Nei loro confronti sono scattate le perquisizioni e i sequestri dei sistemi informatici e di telecomunicazione da parte della polizia postale e della Digos, su disposizione del capo del pool antiterrorismo di Milano, Alberto Nobili, che sta conducendo le indagini con l’accusa di minacce aggravate dall’odio razziale contenute nei commenti al post pubblicato dal governatore della Lombardia, Attilio Fontana, nel giorno in cui Segre si è sottoposta al vaccino al Fatebenefratelli di Milano, il 18 febbraio scorso.

Le perquisizioni hanno permesso di riscontrare le ipotesi investigative e sono stati acquisiti ulteriori elementi probatori sui dispositivi informatici che ora sono al vaglio degli specialisti della polizia postale. Tra i messaggi d’odio si leggeva: “Aveva paura di morire la stronza? Non sono riusciti neanche i tedeschi ad ammazzarla. E ora ha paura di morire?”. E ancora: “Ma se tirasse le cianche (le cuoia, ndr) quanto si risparmierebbe”. Da chi si lamentava perché “lei sì e mia nonna no”, a chi le augurava reazioni avverse dopo l’iniezione, il messaggio, non sempre implicito, assumeva l’insulto a sfondo antisemita, con l’illusione dell’impunità.

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