Nuove espulsioni alla Camera per il Movimento 5 stelle. Tre deputati sono stati raggiunti dal provvedimento di espulsione dal gruppo. Il motivo? Risultavano “assenti non giustificati” in occasione del voto di fiducia al governo di Mario Draghi. Si tratta di Cristian Romaniello, Yana Ehm e Simona Suriano. La posizione dei tre parlamentari, spiegano fonti parlamentari, “sarebbe assimilabile a quella di chi ha votato contro o si è astenuto in occasione della fiducia al governo Draghi. In particolare le loro stesse dichiarazioni pubbliche hanno tolto ogni dubbio a proposito delle ragioni delle loro assenze durante il voto”.

La deputata Suriano ha pubblicato su facebook la lettera di “espulsione immediata, senza ratifica degli iscritti, decisa dal capo politico del Movimento per “motivazioni di carattere squisitamente politico”. La missiva è firmata dal capogruppo alla Camera Davide Crippa. “In seguito alla tua assenza nella votazione della mozione di fiducia al Governo Draghi, il Comitato Direttivo ti ha chiesto di voler fornire adeguate delucidazioni in merito. Dalle argomentazioni da te cortesemente inviate risulta in modo incontrovertibile che la mancata votazione fiduciaria derivi da motivazioni di carattere squisitamente politico, connesse al più generale disaccordo sul rapporto tra il gruppo parlamentare e il nuovo governo Draghi. La tua assenza alla votazione, dunque, unitamente alle tue dichiarazioni pubbliche, oltre a denotare il mancato rispetto delle decisioni assunte dagli scritti con la votazione in rete e conseguentemente dagli organi del Movimento, pregiudicano l’immagine e l’azione politica del nostro gruppo parlamentare. Pertanto – conclude Crippa – su indicazione del Capo politico sentito il Comitato direttivo dispongo non senza rammarico la tua immediata espulsione dal gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle, senza ratifica degli iscritti, ai sensi dell’articolo 21 dello Statuto”.

Nel giorno in cui arrivano altre tre espulsioni, intanto, un deputato che invece ha votato a favore del governo Draghi ipotizza la sua fuoriuscita. “Mi chiedo e mi rivolgo agli elettori dei quali non voglio tradire la fiducia: è ancora possibile ed utile restare nel Movimento a queste condizioni? O è necessario combattere dall’interno per un radicale cambiamento che premi lealtà, competenza, dibattito ed espella da sé capi e capetti sensibili solo alla conservazione delle poltrone ed insensibili a dar spazio e riconoscimenti a chi quotidianamente si dedica a perseguire gli interessi degli elettori pur lontano dai cerchi magici e dalle mediocri consorterie del circoscritto potere interno?”, scrive su Facebook Giorgio Trizzino, parlamentare siciliano considerato vicino alla famiglia di Sergio Mattarella. Nel lungo j’accuse, il deputato punta il dito contro un “Movimento 5 Stelle acefalo, rinunciatario, privo di identità e punitivo nei confronti dei dissidenti che chiedono coerenza e fedeltà ai valori fondanti”. Per quanto riguarda i sottosegretari, Trizzino parla di “scelte farlocche”, “studiate a tavolino per soddisfare voglie di potere, realizzando equilibri da circo equestre“. Proprio oggi, tra l’altro, al Senato gli espulsi dei 5 stelle hanno definito il ricorso alla commissione Contenziosa contro il provvedimento della Presidente di Palazzo Madama che li assegna al gruppo Misto. Quei provvedimento sono “illegittimi e ingiusti“, secondo il ricorso che fa esplicito riferimento alla violazione di norme costituzionale.

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