di Cristian Pagliariccio

Se in Italia curassimo maggiormente lo sviluppo di competenze emotive, potremmo prevenire situazioni spiacevoli e avere una massa di commentatori e commentatrici social capaci di esprimere un maggior senso di empatia. L’empatia è la capacità di sentire e rispettare le emozioni altrui e ci fa anche capire quando è inopportuno condividere un video, perché fa male soprattutto alle persone che stanno attraversando un periodo di fragilità. Un video recente, divenuto virale, stimola riflessioni su questo aspetto, facendo luce sul bisogno di migliorare la gestione delle emozioni dirompenti e di maturare una maggiore capacità di empatia nelle nostre vite.

Nel video, una studentessa che frequenta il sesto anno di Medicina commette un errore grave durante un esame online. Il docente perde le staffe e le urla contro. La giovane, piangendo, dice di sentirsi umiliata e in sua difesa interviene la madre che, qualificandosi come medico, inizia a litigare con il docente e spiega che la figlia sta attraversando un periodo di fragilità. Tutte e tre le persone sono palesemente in balìa di emozioni forti e spiacevoli. Come al solito, in rete sono estati espressi molti giudizi non richiesti sui protagonisti del video, assolvendoli, condannandoli o, addirittura, deridendoli.

Alcune persone, in particolare il Rettore dell’Università, si sono focalizzate su chi ha pubblicato il video. Come si apprende dalla nota dell’Università, la studentessa ha dichiarato che la pubblicazione del video ha alimentato il senso di difficoltà e il disagio personale. È indubbio che, se il video non fosse stato diffuso e commentato, le persone coinvolte nella vicenda avrebbero potuto trovare un modo migliore per recuperare emotivamente, evitando di vivere un dramma esasperato e prolungato per giorni. Da psicologo che si occupa in particolare di Docenti e Studenti, credo che questa storia possa aiutarci a crescere un po’ come società, se riconosciamo due aspetti.

Il primo aspetto riguarda una forma particolare di violenza, che si lega all’assenza di empatia e si realizza giudicando le persone che vivono situazioni emotivamente spiacevoli e intense. Le reazioni sociali basate su indifferenza, critica e scherno verso persone che provano emozioni forti e spiacevoli, infatti, sono fattori che favoriscono lo sviluppo di reazioni traumatiche e rendono meno efficace l’effetto del supporto sociale ricevuto. Questa dinamica è nota già da molti anni, grazie a varie ricerche che inizialmente si sono focalizzate su fenomeni violenti che hanno coinvolto donne (come ad esempio quelle di Zoelner, Foa e Bartholomew del 1999; Ulman e Flipas del 2001).

È dunque necessario rendersi conto che le varie critiche rivolte a donne o a persone che già provano intense emozioni spiacevoli fanno male. Pochissime persone, purtroppo, si rendono conto che diffondere e commentare questa ed altre vicende alimenta il dolore altrui ed è indice di insensibilità emotiva. Di fatto, nessuno di coloro che ha espresso un giudizio negativo sui protagonisti della storia chiederà loro scusa. Credo, quindi, sia doveroso esprimere solidarietà alle persone protagoniste di questa vicenda, in particolare alla studentessa.

Il secondo aspetto riguarda il bisogno di vivere in una società migliore, anche nei contesti digitali. Per questo, abbiamo la necessità di intervenire in modo efficace. Per fare ciò, dal 1994, l’Organizzazione Mondiale della Sanità chiede di introdurre appositi programmi scolastici per sviluppare le “life skills” (Abilità di vita), in modo che tutte le persone possano avere competenze per affrontare al meglio la vita.

Tra le varie life skills, ad esempio, ritroviamo la capacità di gestirsi emotivamente, anche quando si provano emozioni intense, la capacità di gestire lo stress e la capacità empatica, necessaria per cogliere e rispettare le emozioni altrui. Le ricerche italiane contenute nel rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità ISTISAN 8/21, dal titolo “La promozione della salute nelle scuole: obiettivi di insegnamento e competenze comuni”, sottolineano l’utilità dei programmi sulle life skills per ridurre comportamenti a rischio e fenomeni violenti.

In un periodo storico in cui è necessario migliorare il benessere delle persone nei contesti scolastici e universitari e della società in generale, c’è quindi da augurarsi che il nostro Paese si decida a favorire lo sviluppo emotivo delle persone. Sarebbe vantaggioso per tutti!

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