E ora Renzi dirà qualcosa? Si dimetterà dalla fondazione da cui prende 80mila euro all’anno? Il rapporto della Cia divulgato dall’amministrazione Biden, che accusa dell’efferato omicidio di Jamal Khashoggi il principe saudita Mohammed bin Salman, riaccende inevitabilmente la polemica politica interna sulla performance del leader di Italia Viva in Arabia Saudita, dove alcune settimane fa fece da anchorman per un’intervista proprio all’erede al trono e non esitò a parlare di “un nuovo rinascimento“. “Per me è un privilegio poter parlare con te di Rinascimento. Credo che l’Arabia Saudita possa essere il luogo per un nuovo Rinascimento”, sono state le parole pronunciate da Matteo Renzi. Ora M5s, Pd, Leu chiedono che l’ex premier chiarisca: aveva promesso che lo avrebbe fatto dopo la crisi politica, ma al momento ancora tutto tace e né lui né i suoi fedelissimi hanno detto una parola sull’argomento.

Il chiarimento però, come ribadito dai partiti, se prima era opportuno, ora, alla luce del report della Cia, diventa necessario. Tra i primi a reagire ieri sera, il vicecapogruppo M5s alla Camera Riccardo Ricciardi: “In piena crisi di governo ho ben impressa l’immagine di Renzi che dialoga con il principe saudita, proprio quel MbS che – secondo il rapporto dell’intelligence Usa – avrebbe approvato nel 2018 l’uccisione di Khashoggi. Trovo la cosa sconcertante. Sempre durante quei giorni, la Farnesina stabiliva di bloccare l’export di armi con l’Arabia Saudita. Scelta che oggi, dopo aver appreso del documento Usa, sembra ancora più giusta. A Renzi, invece, chiediamo per l’ennesima volta di fare luce sui suoi rapporti con il principe bin Salman”. Poco dopo si è aggiunto su Twitter l’ex ministro Pd per il Sud Giuseppe Provenzano: “Renzi aveva detto che dopo la crisi avrebbe chiarito i suoi rapporti con l’Arabia Saudita e il ‘grande principe ereditario’. Lui non ha ancora detto nulla, ma ci ha pensato Joe Biden. Chiarire ora non è solo questione di opportunità, ma di interesse nazionale“. Un Tweet rilanciato anche dall’eurodeputato dem Brando Benifei.

Mentre il vicepresidente dem alla Camera Michele Bordo, all’agenzia Adnkronos, ha rilanciato: “Penso sia arrivato il momento che Renzi chiarisca fino in fondo la natura dei suoi rapporti con l’Arabia Saudita e con il principe ereditario. D’altronde è stato lo stesso Renzi, dopo aver partecipato a quella conferenza, a dire che avrebbe fatto chiarezza. Renzi ci dica anche se è ancora convinto che in Arabia Saudita sia in atto un nuovo Rinascimento e che il principe sia addirittura l’interprete di questo Rinascimento”. Bordo ha anche annunciato: “Verificheremo se è il caso di assumere una iniziativa parlamentare: per quanto ci riguarda c’è la necessità di chiarire questa vicenda. Si tratta di un tema di sicurezza nazionale ed è utile che un senatore della Repubblica, che ha avuto un ruolo importante nella nascita di questo governo, chiarisca realmente i suoi rapporti. Dopo quanto è emerso da indagini americane è ancor di più necessario questo chiarimento. Noi abbiamo posto il tema già quando c’è stata la conferenza, adesso non è più rinviabile. E’ nell’interesse del leader di Iv chiarire, ma soprattutto è nell’interesse del nostro Paese. Renzi non è un libero cittadino che può fare e dire ciò che crede, è un senatore, rappresenta il Paese”.

Oggi è arrivata anche la presa di posizione arriva dalla senatrice di +Europa Emma Bonino. Il messaggio a Renzi da parte dell’ex ministra degli Esteri è implicito, ma chiaro: “Lottare contro l’impunità per l’omicidio di Jamal significa anche non legittimare il modello di repressione diffusa contro le voci indipendenti o dissidenti che si è intensificato da quando Mohammed Bin Salman è al potere”. Quindi ha ricordato le sue parole del dicembre 2019 quando organizzò un incontro con la stampa con la fidanzata del giornalista ucciso e fatto a pezzi nel consolato saudita ad Istanbul, Hatice Cengiz. “Queste nuove rivelazioni, che si aggiungono ad un rapporto dell’Onu che va nella stessa direzione – prosegue Bonino – devono indurci a una riflessione di fondo sui nostri rapporti, nazionali e dell’Unione europea, con il regno saudita, e bene abbiamo fatto, intanto, a sospendere le licenze per la vendita di armi a quel paese. L’impunità di Mohammed Bin Salman non può più essere tollerata“.

Tra le voci che si alzano in queste ore anche quella di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia: “Certamente è inopportuno essere invitati in forum internazionali che sono emanazione diretta della monarchia saudita e tacere sul sistema di violazioni dei diritti umani“. Se è da condannare la partecipazione a questo tipo di eventi, prosegue Noury, va capito se “su una scala di gravità” è ancora più censurabile il comportamento dei “governi italiani che hanno intrattenuto rapporti politici ufficiali con l’Arabia Saudita, inviato armi fino al 2019 a un paese in guerra con lo Yemen, partecipato al G20 virtuale” oppure l’organizzazione di partite di calcio come la Supercoppa italiana. In Italia, evidenzia il portavoce di Amnesty, “è stato fatto a gara a chi blandiva di più l’Arabia Saudita, dimenticando i blogger frustati in piazza, gli attivisti per i diritti umani in carcere, i difensori per i diritti delle donne ed i giornalisti sotto attacco”.

A sollevare la questione oggi anche Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. “Mohammed Bin Salman è il ministro della difesa di quel Paese, e Renzi”, ha detto, “è un senatore della commissione Difesa del nostro Paese. Aveva promesso di rispondere sui suoi rapporti con quel regime. Bene credo che sia arrivato quel momento”. Renzi, aggiunge il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli “non può rimanere indifferente alle notizie diffuse dall’intelligence Usa, ma principalmente deve dare un segnale all’Italia: dimettersi dalla Future Investment Iniziative, rinunciare ai compensi e spiegare perché ha omaggiato il principe saudita Salman”.

Infine, sul caso è intervenuto anche il coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani: “Ho sempre difeso la libertà di stampa e i giornalisti. Anche alla compagna di Khashoggi dissi che ci saremmo impegnati per una rigorosa inchiesta internazionale sulla sua morte. La notizia di un coinvolgimento del principe ereditario saudita ci obbliga a rivedere le nostre relazioni con l’Arabia”.

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