“Non posso entrare nei dettagli dell’attacco” ma siamo “pronti a dare tutte le informazioni” e “stiamo lavorando con tutti gli inquirenti” in modo che “chi ha perpetrato questo crimine sia assicurato alla giustizia”. Greg Barrow, vicedirettore della comunicazione del Pam (Programma alimentare mondiale o World Food Program, Wfp), in un briefing con la stampa legge le dichiarazioni di Rocco Leone, vicedirettore del Pam in Congo, rimasto illeso nell’attacco nel Nord Kivu in cui lunedì 22 settembre sono stati uccisi l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista Mustapha Milambo. “Rocco Leone sta bene, non è in ospedale e di lui si sta prendendo cura il Wfp“, ha proseguito Barrow. Quanto al suo mancato rientro in Italia a seguito dell’attentato, è stato riferito che “Leone è a Goma” e non può spostarsi dall’area in cui sono avvenuti i fatti fino a quando le tre inchieste in corso sul caso – delle autorità italiane, congolesi e delle Nazioni Unite – non avranno avuto l’opportunità di effettuare tutti i riscontri e le verifiche necessarie. Nel frattempo la Farnesina ha fatto sapere che “il Dipartimento per la Sicurezza Onu ha formalmente comunicato di avere avviato un’indagine – insieme a Pam e la missione di peacekeeping in Repubblica democratica del Congo Monusco – sui fatti e che tale indagine dovrebbe concludersi il 9 marzo prossimo”.

Pam: “Per noi la strada era sicura” – Al centro del briefing le domande sulla sicurezza e sul rispetto dei protocolli, sui quali Barrow ha ripetuto che le indagini sono in corso ma che “la strada da Goma era considerata sicura per il viaggio al momento della missione, se ci fosse stato qualche dubbio sulla sicurezza avremmo preso altre misure. I protocolli sono stati seguiti. La nostra valutazione – ha aggiunto – è stata che la strada fosse ‘verde’, sicura, e che non fosse necessaria una scorta armata o un veicolo blindato“, sottolineando che in ogni caso tutti questi aspetti saranno affrontati nelle inchieste in corso. “La responsabilità in casi come questo è inevitabilmente una responsabilità condivisa: non voglio puntare il dito contro il Congo, se sia responsabile della sicurezza all’interno dei suoi confini, o se sia primariamente responsabilità dell’Onu o del Pam, o di qualsiasi ospite che viaggi con il Pam in qualsiasi momento. Questo è un giudizio che non sono in grado di formulare. Ma al momento non puntiamo il dito contro nessuno”. Il Ministero degli Esteri italiano ha ribadito che le misure di sicurezza al momento dell’attacco in cui sono stati uccisi l’ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci “ricadevano nella responsabilità del Pam che aveva organizzato la missione nella regione di Goma e che aveva indicato che il percorso ‘era stato autorizzato senza scorta armata’”.

Leone: “Piena collaborazione con le autorità” – “Il World Food Programme ha offerto la sua completa assistenza attraverso i canali ufficiali e sta collaborando pienamente alle tre verifiche attualmente in corso, quelle condotte dalle autorità congolesi, da quelle italiane e dalle Nazioni Unite“, ha dichiarato Rocco Leone, nel suo messaggio letto da Barrow. “Io e i miei colleghi stiamo collaborando con tutte le attività di accertamento attualmente in corso. Sono sicuro di parlare a nome di tutti dicendo che spero che vengano presto accertati i fatti che si celano dietro questo tragico incidente, e che i responsabili di questo abominevole attacco possano essere consegnati alla Giustizia”, ha aggiunto. “È importante che le operazioni umanitarie possano continuare senza ostacoli per continuare a salvare e a cambiare le vite delle molte persone bisognose di aiuto che noi siamo qui per servire”. “Sono certo che comprenderete che questi ultimi giorni sono stati molto difficili per me, per i miei colleghi e per le nostre famiglie. L’esperienza di quello che è successo lunedì è stata sia tragica che traumatica e non trovo neanche le parole per esprimere quanto sia profondo il mio dolore per le vite perse. Ci uniamo al cordoglio delle famiglie, degli amici e dei colleghi di tutti coloro che hanno tristemente perso la vita”.

Farnesina: “Sicurezza della missione in carico al Wfp” – “Relativamente alle misure vigenti al momento dell’accaduto, esse ricadevano nella responsabilità del Wfp, che aveva organizzato la missione nella regione di Goma e che aveva indicato nel suo comunicato del 22 febbraio che il percorso ‘era stato autorizzato senza scorta armata’ – ricorda la Farnesina -. In data 24 febbraio, riscontrando la richiesta formale in tale senso presentata a nome del Governo italiano dalle nostre rappresentanze permanenti presso le Nazioni Unite a New York e a Roma, il Dipartimento per la Sicurezza dell’Onu ha formalmente comunicato di avere avviato una indagine, insieme al Wfp e alla Missione Monusco, sui tragici fatti del 22 febbraio e che tale indagine dovrebbe concludersi il 9 marzo prossimo, assicurando che gli esiti saranno condivisi con le autorità italiane”. Il ministero degli Esteri precisa ancora una volta che “in tutti i contesti esteri dove i nostri dipendenti effettuano missioni organizzate dalle Nazioni Unite o da altre organizzazioni internazionali, la responsabilità in materia di sicurezza è in capo a queste ultime. Infatti, il Wfp ha dichiarato che la missione nell’area di Goma, località nella quale l’ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci erano giunti a bordo di un aereo della Nazioni Unite, si svolgeva su veicoli del Programma Alimentare Mondiale. Il Wfp ha formalmente manifestato la propria disponibilità a fornire assistenza agli organi inquirenti italiani”. La Farnesina poi, facendo riferimento alla questione sollevata oggi in un articolo de La Stampa, dichiara che “relativamente alla richiesta di rafforzare il contingente di carabinieri addetti alla tutela dell’ambasciatore Attanasio, quest’ultimo ne fece richiesta nel novembre 2018 in ragione dell’imminenza delle elezioni presidenziali e nazionali, previste per il 30 dicembre dello stesso anno, che si svolgevano in un clima di grandi tensioni politiche e sociali. Tale rafforzamento fu effettivamente disposto per il periodo richiesto”. Il Ministro degli Esteri Luigi Di Mario, riferendo dell’attacco in Parlamento, ha inoltre precisato che erano due i mezzi blindati a disposizione dell’ambasciata.

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