Il convoglio di jeep del World Food Programme nel quale viaggiava è stato assaltato da un gruppo di uomini armati che hanno aperto il fuoco contro i mezzi, a quanto pare nel tentativo di sequestrarlo. Qualcosa però è andato storto e Luca Attanasio, 43 anni, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, è stato ucciso. Secondo fonti d’intelligence, l’omicidio è avvenuto dopo che il gruppo di sei guerriglieri ha portato i prigionieri nella foresta dove, però, sono stati ammazzati durante lo scontro a fuoco con con i guardiaparco locali. Così hanno perso la vita il diplomatico, che lascia una moglie e tre figlie, il carabiniere Vittorio Iacovacci, di 30 anni (sarebbe rientrato in Italia a marzo), e Mustapha Milambo autista congolese del mezzo a bordo del quale viaggiavano. Tre, inoltre, le persone rapite dagli assaltatori, che invece hanno liberato una quarta persona presa in ostaggio. Secondo il governo congolese, a sferrare l’attacco sono stati i ribelli hutu delle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda, responsabili di violenze e rapimenti a scopo di lucro, il principale gruppo residuo di ribelli ruandesi aderenti alla dottrina dell’‘Hutu Power’ e operante nella parte orientale del Paese. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine: si procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo. I magistrati capitolini, che hanno competenza per i reati commessi all’estero con vittime italiane, hanno delegato le indagini ai carabinieri del Ros che già domani arriveranno a Kinshasa, la capitale del Paese.

LA DINAMICA – Secondo un portavoce del Virunga national Park, all’interno del quale si è verificato l’accaduto, il convoglio di tre auto del World Food Programme (Wfp) sul quale viaggiava Attanasio è stato attaccato alle 10.15 a Kibumba, a pochi chilometri da Goma, il capoluogo del Nord Kivu, una zona definita dagli analisti “molto instabile” e dove sono operative oltre 100 milizie tra cui un gruppo affiliato all’Isis. Sulle circostanze esatte dell’attacco rimangono ancora dei punti da chiarire. Il governatore locale, Carly Nzanzu Kasivita, ha affermato che il convoglio, diretto nel territorio di Rutshuru per ispezionare le attività condotte dal Wfp, è stato fermato da un commando di sei uomini armati che hanno sparato colpi di avvertimento. Successivamente hanno ucciso l’autista congolese e condotto il resto del convoglio nella foresta. Secondo fonti d’intelligence, il governo locale aveva autorizzato il movimento senza scorta del convoglio del Wfp. Anche l’agenzia dell’Onu in una nota ha dichiarato che “precedentemente era stato autorizzato il viaggio su quella strada senza una scorta di sicurezza”. “La situazione è molto delicata. Si sta lavorando, si sta cercando di capire”, fanno sapere dal Wfp all’Adnkronos. Questa versione dei fatti non è confermata dalla polizia congolese. Il generale Abba Van, citato dall’agenzia tedesca ‘Dpa’, ha sostenuto che le forze di sicurezza non erano state informate della visita dell’ambasciatore nella zona e si detto “sorpreso” del fatto che il diplomatico si fosse recato nella regione senza una scorta nutrita.

Sulla responsabilità dell’attacco la nostra intelligence al momento sembra privilegiare la pista che porta alle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr-Foca), principale gruppo residuo di ribelli ruandesi di etnia Hutu. Ad avvalorare la tesi sono state le dichiarazioni del governatore del Nord Kivu, secondo cui uno dei sopravvissuti ha confermato che gli aggressori si sono parlati in kinyarwanda, lingua parlata in Ruanda e nei territori confinanti di Uganda e Repubblica democratica del Congo, e hanno parlato con gli ostaggi in swahili. “Gli autori dell’attacco avevano come obiettivo principale proprio il diplomatico italiano”, scrivono alcuni media locali. Stavano viaggiando con il World Food Programme “da Goma a visitare il programma di distribuzione di cibo nelle scuole del Wfp a Rutshuru“, fanno sapere dall’agenzia Onu che specifica: “Precedentemente era stato autorizzato il viaggio su quella strada senza una scorta di sicurezza“, come si vede dalle foto che mostrano l’utilizzo di jeep non blindate in un’area del Paese considerata ad alto rischio. L’autorizzazione è arrivata, secondo quanto risulta, dal governo locale. La strada, del resto, era stata precedentemente controllata e dichiarata sicura per essere percorsa anche “senza scorte di sicurezza”, ha fatto sapere il Programma alimentare mondiale in una nota.

L’imboscata, come detto, è avvenuta “nei pressi di Goma (Nord-Kivu) nel territorio di Nyiragongo”, secondo i media locali che aggiungono: “Sono intervenute le Fardc”, ossia le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo, “e le guardie del Parco nazionale dei Virunga”. “La zona è ritenuta pericolosa a causa della presenza in particolare dei ribelli della Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr) che tendono imboscate sulla RN4 a partire dal parco”, aggiunge il sito. Un diplomatico di alto rango a Kinshasa ha spiegato all’Afp che Attanasio è morto “in seguito alle ferite riportate” dopo essere stato colpito dai proiettili esplosi dagli assassini contro il convoglio. Secondo diverse fonti, i sei componenti del commando hanno prima ucciso l’autista congolese e poi condotto il resto delle persone nella foresta circostante al luogo dell’agguato. A poche centinaia di metri si trovava una pattuglia dell’Istituto congolese per la conservazione della natura e anche un’unità dell’esercito congolese, giunti in soccorso dei rapiti. Il resto non è ancora chiaro.

Sembra che proprio quando la pattuglia dell’Istituto è entrata in azione, gli aggressori abbiano sparato alla guardia del corpo dell’ambasciatore, circostanza in cui entrambi sono rimasti uccisi. Uno dei sopravvissuti, interrogato dalle autorità locali, avrebbe detto che gli assalitori parlavano tra loro in kinyarwanda e che si rivolgevano agli ostaggi in swahili. La polizia congolese non era stata informata della visita dell’ambasciatore italiano nella zona del parco nazionale dei Virunga con un convoglio del World Food Programme, ha dichiarato alla Dpa il generale della polizia nazionale Abba Van, dicendosi “sorpreso” del fatto che il diplomatico si fosse recato nella regione senza un convoglio della polizia. Del convoglio del World Food Programme nel quale era inserito l’ambasciatore italiano Luca Attanasio avrebbe dovuto fare parte anche l’addetto consolare Alfredo Russo, che però, per non meglio precisate ragioni, è rimasto a Goma. La Farnesina ha chiesto all’Onu di fornire quanto prima un report dettagliato sull’attacco.

LE REAZIONI, DA MATTARELLA A DRAGHI – “È con profondo dolore che la Farnesina conferma il decesso, oggi a Goma, dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio e di un militare dell’Arma dei Carabinieri. L’ambasciatore ed il militare stavano viaggiando a bordo di una autovettura in un convoglio del World Food Programme“, hanno annunciato ufficialmente dal ministero degli Esteri.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si dice “sgomento” per il “vile attacco”: “La Repubblica Italiana è in lutto per questi servitori dello Stato che hanno perso la vita nell’adempimento dei loro doveri professionali in Repubblica Democratica del Congo – ha scritto in un messaggio di cordoglio – Nel deprecare questo proditorio gesto di violenza, gli italiani tutti si stringono nel cordoglio intorno alle famiglie delle vittime, cui desidero far pervenire le condoglianze più sentite e la più grande solidarietà”. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, esprime profondo cordoglio suo e del governo. Il presidente del Consiglio e i rappresentanti dell’esecutivo si stringono ai familiari, ai colleghi della Farnesina e dell’Arma dei Carabinieri, si legge in una nota di Palazzo Chigi.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha appreso la notizia del decesso dell’Ambasciatore e del carabiniere mentre era al Cae di Bruxelles. Ha manifestato immenso dolore per l’accaduto. Il ministro, dopo aver informato i colleghi Ue del tragico evento, ha deciso di lasciare in anticipo i lavori del Cae e sta rientrando in queste ore in Italia. “Ho appreso con sgomento e immenso dolore della morte oggi del nostro Ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo e di un militare dei Carabinieri – ha dichiarato Di Maio – Due servitori dello Stato che ci sono stati strappati con violenza nell’adempimento del loro dovere. Non sono ancora note le circostanze di questo brutale attacco e nessuno sforzo verrà risparmiato per fare luce su quanto accaduto. Oggi lo Stato piange la perdita di due suoi figli esemplari e si stringe attorno alle famiglie, ai loro amici e colleghi alla Farnesina e nei Carabinieri”.

IL LUOGO DELL’IMBOSCATA – Creato nel 1925 durante il dominio coloniale belga, il parco nazionale Virunga è la prima area naturale protetta della storia dell’Africa, dove vive un quarto dei gorilla di montagna del mondo. Ma la sua storia, come dimostra ancora oggi la drammatica morte dell’ambasciatore Attanasio, è intrecciata alla grave instabilità di questa zona dove agiscono milizie armate e bracconieri. Patrimonio dell’umanità nella lista Unesco, il parco è sorvegliato da quasi 700 ranger armati, 200 dei quali sono stati uccisi negli ultimi anni nell’esercizio delle loro funzioni e malgrado la guerra sia ufficialmente finita nel 2002. Tra le bande armate attive nella zona naturalistica, da segnalare anche le Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda (i ruandesi hutu che commisero il genocidio) i ribelli congolesi del Congresso Nazionale per la difesa del popolo, e i guerriglieri Mai-Mai. Tutti gruppi che si mantengono con attività di bracconaggio, pesca di frodo, taglio illegale degli alberi, contrabbando di carbone, rapine, sequestri e imposizione di tributi sulla popolazione. Nel 2005 la Commissione Europea ha raccomandato una partnership fra il governo congolese e l’organizzazione non governativa britannica African Conservation Fund. Quest’ultima gestisce il parco dal 2010, con l’80% dei fondi forniti dall’Ue.

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