Le aspettative sulle prossime mosse di Cassa depositi e prestiti tengono banco a Piazza Affari. Con Atlantia che è uno dei maggiori rialzi di giornata (4,62%) beneficiando indirettamente del boom di acquisti (+27,63%) su Astm (Autostrada Torino-Milano), oggetto di un’offerta da 1,7 miliardi da parte del tandem Gavio-Ardian. E con Telecom Italia che guadagna terreno (+0,77%) in attesa di novità sul fronte rete unica e dopo che il presidente Giovanni Gorno Tempini è stato indicato Cdp come consigliere del nuovo Cda. Alla base dell’attenzione degli investitori su Atlantia e Telecom, la speranza che l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi dia un chiaro indirizzo al braccio finanziario dello Stato su due dossier particolarmente importanti per il Paese. Anche a dispetto del fatto che i vertici di Cdp siano ormai giunti a fine mandato con l’approvazione del bilancio 2020 in programma ad aprile.

Nel dettaglio, l’attenzione degli investitori si è concentrata su Atlantia, nell’attesa di un’offerta vincolante di Cdp, assieme ai fondi Blackstone e Macquarie, per l’88% di Autostrade per l’Italia (Aspi). Il consiglio di Cdp riunito oggi si è aggiornato a domani ma dovrebbe essere ormai questione di ore per la presentazione dell’offerta, a distanza di sette mesi dall’inizio del braccio di ferro fra il governo e l’azienda sul riassetto azionario di Aspi. E dopo due offerte preliminari, rispedite al mittente, e svariati rinvii legati sia a questioni tecniche che politiche, Atlantia ha infatti concesso a Cdp la possibilità di presentare una proposta di acquisto vincolante e “non soggetta a condizioni di sindacazione o finanziamento” fino a mercoledì 24 febbraio. Manca poco quindi per conoscere quale sarà il prezzo che i soci di Atlantia, i Benetton in primis, riusciranno a spuntare per Aspi. Finora le due offerte presentate e rifiutate attribuivano ad Autostrade per l’Italia un valore compreso fra gli 8,5 e i 9,5 miliardi. Ma l’azionista Tci, che ha circa il 10% dell’azienda, aveva fatto sapere di non ritenere interessante un’offerta che fosse almeno pari a 11 miliardi. Allo stesso tempo anche banca Intermonte aveva identificato il valore di Aspi fra 10,9 e 12 miliardi. Ma Cassa Depositi e prestiti non sembrava finora disponibile ad andare oltre i 10,9 miliardi. Se questo dovesse essere l‘importo della transazione, Cdp dovrà sborsare circa 3,8 miliardi per il 40% di Aspi con la possibilità di salire in futuro fino al 51% della società che gestisce la rete autostradale. I due fondi alleati dovrebbero tirar fuori 2,9 miliardi ognuno, per il 30% a testa.

La partita sulla rete unica – Più complicato, invece, l’affare Telecom che pure la Borsa spera possa arrivare ad una soluzione. L’intera operazione passa infatti per le nozze fra la società della rete FiberCop e Open Fiber, controllata da Cdp e Enel. Quest’ultima si è detta disponibile a cedere il 50% in suo possesso su cui il gruppo guidato da Fabrizio Palermo ha una prelazione fino al 25 febbraio. Per la quota in questione, l’amministratore delegato dell’Enel, Francesco Starace, ha già ricevuto una proposta di acquisto da parte del fondo australiano Macquarie da 2,65 miliardi. Cifra che però Cdp non sembra intenzionata a sborsare. E che crea un problema sulla successiva valutazione di Open Fiber e degli asset di FiberCop per la creazione della società unica della rete finora fortemente sostenuta dal governo Conte. Forse anche per questo il mercato si attende che Cdp, che ha il 9,9% di Tim, si decida finalmente, a tutela degli interessi pubblici, a chiedere un posto nel consiglio dell‘ex monopolista.

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