Contro le varianti le armi sono allo studio e comunque la modifica di vaccini a Rna messaggero non solo è possibile, ma anche più veloce di quanto ipotizzato finora. “A noi bastano due settimane per sviluppare un vaccino diretto contro una variante del coronavirus” spiega Noubar Afeyan, cofondatore e presidente di Moderna, in una intervista a Il Corriere della Sera. L’azienda, che è stata finanziata massicciamente con 2,5 miliardi di dollari dall’amministrazione americana, ha recentemente firmato un nuovo contratto con l’Unione europea. Come quello di Pfizer-Biontech anche il composto sviluppato da Moderna ha un’efficacia superiore al 90%, è stato approvato per gli over 18 e a differenza dell’altro implica meno problemi di conservazione.

“Dopo il sequenziamento di Sars Cov 2, a gennaio 2020, abbiamo messo a punto il vaccino in due settimane. Un risultato senza precedenti. A fronte della comparsa di una nuova variante del virus – sostiene il presidente – può essere modificato negli stessi tempi, due settimane o anche meno. Ci stiamo già lavorando e sta per partire lo studio sui volontari. Diverso è il discorso relativo ai tempi di approvazione: serve un certo numero di casi di infezioni da variante per poter svolgere i test”. Anche se gli enti regolatori potrebbero tenere in considerazione il fatto che i composti nel corso dei mesi sono stati testati in tutte le fasi con numeri molti alti.

Secondo Afeyan comunque “non è detto che per affrontare le varianti servano nuovi vaccini. Stiamo per esempio ragionando sulla possibilità di somministrare una terza dose (booster) del vaccino sviluppato sulla sequenza originaria. Dopo la somministrazione, l’organismo produce anticorpi diretti verso molte parti della proteina Spike: una variante può sfuggire in alcuni punti, ma non in tutti”. Anche perché come spiegano molti scienziati, in primis il professore Guido Silvestri, se la chiave (la proteina) cambia troppo non riuscirà a inserirsi nella serratura che è il recettore cellulare Ace2.

Il presidente di Moderna, che annuncia che è in via di conclusione la sperimentazione sugli adolescenti della fascia 12-18 anni e sono pronti a partire con la fascia 6-12, non scarta invece l’ipotesi di utilizzare due vaccini differenti come pensato in Gran Bretagna dove è partita una sperimentazione con l’utilizzo dei vaccini Pfizer/Astrazeneca. “Non si può escludere a priori. Stiamo conducendo dei test. Ossia stiamo capendo se il nostro sistema mRna possa potenziare la prima dose somministrata con altri tipi di vaccino”. Sul fronte della produzione il presidente ricorda che è iniziata da zero una produzione “l’azienda Lonza in Svizzera. Non abbiamo in programma di aprire nuove sedi perché non potremmo farlo abbastanza velocemente, dunque tutto questo non servirebbe”.

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