Il primo indizio era arrivato dallo studio dell’ospedale Bambino Gesù di Roma sul personale sanitario: “A 21 giorni dalla somministrazione del vaccino il 99% aveva sviluppato gli anticorpi”. Una notizia che confortante che oggi si accompagna a un altro indizio, anche se i numeri sono “ancora in consolidamento” ovvero che secondo il rapporto EpiCentro dell’Istituto superiore di Sanità, pubblicato sul sito dell’Iss e come riporta La Repubblica, il numero di operatori sanitari che hanno contratto il Covid nell’ultimo mese si è dimezzato.

Prima della vaccinazione gli operatori contagiati erano stati 14.014, trenta giorni dopo il numero è calato fino 7.604. Il report invita alla prudenza perché il trend va confermato. Inoltre la percentuale di operatori sanitari rispetto al totale delle persone che si sono ammalta di Covid in 14 giorni sarebbe diminuita in modo notevole registrando una percentuale del 3% rispetto a metà novembre in cui si superava il 5%. Anche secondo la Fondazione Gimbe, che elabora i dati ufficiali, “se i nuovi casi nella popolazione generale sono stabili da tre settimane, tra gli operatori sanitari si sono ridotti del 64,2% dai 4.382 nella settimana 13-19 gennaio, quando è stata avviata la somministrazione delle seconde dosi, ai 1.570 della settimana 3-9 febbraio”.

In termini generali nel mondo anche se il numero dei morti per Covid19 continua a salire sfiorando ormai i 2,5 milioni (su un totale di oltre 109 milioni di casi dall’inizio della pandemia) i contagi sembrano rallentare, anche di fronte al diffondersi delle varianti ritenute più contagiose come ha spiegato ieri il direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus che su Twitter ha annunciato che il numero dei nuovi casi è diminuito a livello globale per la quinta settimana consecutiva e che dall’inizio dell’anno il bilancio settimanale delle infezioni si è quasi dimezzato. I casi settimanali, ha precisato il capo dell’Oms, sono passati da oltre cinque milioni nel periodo 4-10 gennaio a 2,6 milioni tra l’8 e il 14 febbraio. “Questo dimostra che semplici misure di salute pubblica funzionano contro il Covid-19, anche in presenza delle varianti”, ha commentato Tedros in un tweet, mettendo tuttavia in guardia dal non mollare la presa nella lotta al coronavirus. “Ciò che conta adesso è come rispondiamo a questo trend. L’incendio non è domato, ma abbiamo ridotto le sue dimensioni. Se smettiamo di combatterlo su qualsiasi fronte – non smette di avvertire -, ritornerà ruggendo”.

Anche negli Stati Uniti, dove ricercatori stanno valutando la comparsa di addirittura 7 nuove varianti locali, la pandemia sembra frenare. Ieri gli Usa hanno registrato il livello più basso di contagi dall’inizio di novembre: solo 52.685 nuovi casi di coronavirus, mentre la media dell’ultima settimana è sotto i 90 mila casi al giorno. Gli scienziati sono divisi sui motivi del calo, tra i quali citano l’aumento delle vaccinazioni, il maggior rispetto delle restrizioni, la riduzione dei test, l’andamento stagionale di questo genere di virus. Resta però in crescita, anche qui, la più contagiosa variante inglese che, secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), raddoppia ogni dieci giorni.

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