Andrea Camilleri, nella scultura, è seduto dietro ad un tavolino da bar in un piccolo slargo chiamato Piazzetta dello Scrittore. Accanto, una sedia vuota.

Il monumento, collocato nel cuore di Agrigento, omaggia lo scrittore che proprio lì, a una decina di metri di distanza, frequentò il liceo classico Empedocle che concluse nel 1943, senza gli esami previsti: le bombe prima e poi lo sbarco degli Alleati resero quel luogo insicuro e tormentato. Scuola chiusa. Esame annullato. Promozione d’ufficio.

Un’altra guerra, questa volta di carta bollata, sta mettendo a rischio la statua, opera dell’artista Giuseppe Agnello: a Camilleri non può essere dedicato alcun ricordo permanente in luogo pubblico. Carta canta.

Lo sostiene Giuseppe Di Rosa, ex consigliere comunale, responsabile del movimento “Mani libere“. La legge 1188/1927 è chiara, proclama: “Nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni” e “nessun monumento, lapide ed altro ricordo permanente può essere dedicato, in luogo pubblico od aperto al pubblico, a persone che non siano decedute da almeno dieci anni”.

E poiché dieci anni non sono ancora passati dal giorno della morte dello scrittore, dunque…

E qui cominciano i problemi, anzi continuano. Camilleri non ha mai goduto dei favori unanimi degli agrigentini. È nato e cresciuto a Porto Empedocle – la Vigata dei suoi romanzi – ex molo di Girgenti, di fatto conurbato con Agrigento – la Montelusa dei romanzi -, ma con una sua forte identità marinara da sempre diversa e spesso contrapposta alla città madre. E del resto Camilleri non è mai stato tenero con Montelusa e con i montelusani, “infidi” ai suoi occhi.

Quando l’allora sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, decise di collocare la statua dello scrittore al centro di via Atenea, il salotto della città, non mancarono i mal di stomaco e le critiche esplicite: ma come? La statua ad uno che parla male di noi? Tanto di cappello allo scrittore, ma la statua è meglio che vada a Porto Empedocle.

E il paradosso vuole che a Porto Empedocle di statue ce ne siano due, una dedicata al commissario Montalbano e l’altra a Pirandello che invece è nato ad Agrigento, ma nessuna a Camilleri.

C’è da dire per la verità che sul luogo di nascita di Pirandello non si registra l’unanime consenso: è certo che nacque nella sua casa di campagna in contrada Caos, luogo molto vicino a Porto Empedocle e per alcuni addirittura parte del suo territorio. Ma ufficialmente, nei certificati di nascita, Pirandello risulta nato a Girgenti.

Gli amministratori empedoclini, non accettando questo freddo esito burocratico, sulla lapide che accompagna la statua di Pirandello hanno scritto che Porto Empedocle è il suo secondo paese natio. Come la cosa sia possibile sfugge ai disorientati turisti che la leggono privi come sono delle sottigliezze causidiche degli indigeni.

Ma torniamo alla statua di Camilleri. Dopo la sua collocazione nello slargo dello scrittore ha avuto molto successo: tutti si fermano a fotografarlo, molti si siedono accanto a lui per un selfie e una ragazza ha usato le sue spalle per spericolate istantanee dai brividi trasgressivi.

Adesso però cosa farà il nuovo sindaco? Se la legge vieta la statua, la rimuoverà? E come risponderà alla valanga di critiche che da tutte le parti probabilmente si infuocheranno?

Un assaggio di quello che potrebbe succedere lo si può trovare su Facebook: Giuseppe Lo Pilato, direttore della Kolymbetra, il famoso giardino di agrumi nel cuore del parco archeologico, ha postato la sua foto accanto allo scrittore cui si è rivolto dicendogli: “Noi ‘Montelusani’ siamo orgogliosi della sua opera letteraria e del suo impegno civile contro la mafia, la mala politica, il razzismo e il fascismo. Ed anche, che siamo onorati di averlo ancora tra di noi, sempre seduto al centro della nostra ‘Montelusa’, ad attenderci, e ad accogliere le migliaia di turisti felici di poterlo incontrare”.

Sembra il concept, in cerca di autori, di una nuova puntata di Montalbano.

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