Sarà Roberto Cingolani a guidare il nuovo “superministero” dell’Ambiente e della Transizione ecologica, un dicastero che assorbe anche le competenze energetiche sinora di pertinenza del Ministero dello sviluppo economico. La creazione di un ministero “ad hoc”, cruciale in un momento in cui la Commissione Ue vincola gran parte dei finanziamenti erogati contro la pandemia alla conversione economica in ottica di sostenibilità ambientale, era stato chiesto a Mario Draghi da Beppe Grillo e dal Movimento 5 stelle raccogliendo anche l’appoggio del Wwf. Grillo ha espresso soddisfazione per la nomina.

Nato a Milano nel 1961, Cingolani si è laureato in fisica all’università di Bari. Nel 1989 consegue il diploma di perfezionamento in fisica presso al prestigiosa Scuola Normale Superiore di Fisica. Dal 2019 è responsabile del dipartimento tecnologia e innovazione del gruppo Leonardo, l’ex Finmeccanica. Dopo 22 traslochi in mezzo mondo, ha preso casa a Roma. Dopo gli studi Cingolani è stato ricercatore al Max Planck Institut di Stoccarda (Germania) diretto dal premio Nobel per la fisica Klaus von Klitzing, Visiting Professor all’Institute of Industrial Sciences della Tokyo University (Giappone) e alla Virginia Commonwealth University (USA). Nel 2000 ottiene la cattedra di fisica sperimentale all’università di Lecce e un anno più tardi fonda e dirige il National Nanotechnology Laboratory (NNL) dell’INFM a Lecce. Nel 2005 fonda l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova di cui sarà Direttore Scientifico fino al passaggio in Leonardo. Il ruolo dirigenziale a Genova significa una vicinanza con il mondo politico. L’Istituto genovese, centro di eccellenza, è quello più legato alla politica da cui nei suoi 16 anni di vita ha ricevuto finanziamenti per oltre un miliardo di euro.

Durante la dirigenza di Cingolani sono stati sollevate critiche ai criteri di selezione dei vertici, scientifici e manageriali, opachi e completamente discrezionali. Poco trasparente la gestione. Incerti i risultati scientifici ottenuti: ottimi per l’ufficio stampa di Iit, mediocri per il sito specializzato Roars (Return on academic research), secondo cui il rapporto tra i soldi spesi e il numero di pubblicazioni scientifiche è il più basso tra quelli dei principali enti di ricerca italiani.

Cingolani è intervenuto a diverse edizioni della “Leopolda”, l’annuale incontro organizzato dall’entourage di Matteo Renzi, ha partecipato incontri del think tank di Enrico Letta VeDrò, al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione e, nell’aprile 2018, ha partecipato al convegno organizzato da Davide Casaleggio “Sum#02 – Capire il futuro”. Dal 2020 è membro del Comitato di esperti in materia economica e sociale, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per fronteggiare la cosiddetta “fase 2” dell’emergenza legata al Covid-19. Cingolani è stato insignito dei titoli di Alfiere del Lavoro nel 1981 e di Commendatore della Repubblica Italiana nel 2006.

È autore o co-autore di oltre 1000 pubblicazioni su riviste internazionali e ha al suo attivo oltre 100 brevetti. Nel 2015 ha pubblicato il libro “Umani e umanoidi. Vivere con i robot”, scritto insieme a Giorgio Metta e, nel gennaio 2020, “Prevenire. Manifesto per una tecnopolitica italiana” scritto con Luca Carra e Paolo Vineis. Nel libro si argomenta che “Solo la prevenzione può salvarci. Solo soluzioni globali, preventive e lungimiranti possono risolvere i tre debiti del genere umano: socio economico, ambientale e cognitivo”

In una lungo colloquio con “Il Foglio” dello scorso 21 ottobre Cingolani affermava tra l’altro: “Investire in intelligenza, umana e artificiale, non è un centro di costo ma il miglior investimento possibile anche per le aziende”. Quanto invece all’emergenza sanitaria “La crisi pandemica ci ha sbattuto davanti un modello esistenziale frenetico e vagamente sbandato, ci siamo resi conto che tanti spostamenti a cui eravamo abituati erano semplicemente inutili e che con una videoconferenza puoi risolvere parecchi problemi. Io non sono un sostenitore della frugalità come stile di vita ma neanche dello spreco: il meglio è ottimizzare”.

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