In questi giorni è uscito un documento importante, relativamente alla gestione degli orsi del Trentino. Il documento, redatto da Ispra, con la collaborazione del Muse (Museo di Scienze naturali di Trento), pone in evidenza molte criticità nella gestione degli orsi in Trentino. In particolare, si vuole analizzare il concetto di “orsi problematici” e la loro interazione con le attività antropiche [qui il documento].

Questa analisi, molto complessa ed articolata, è una vera e propria critica alla gestione fallimentare della provincia di Trento, che si ostina a voler vedere solo una piccola parte del rapporto scientifico divulgato. Quello, cioè, che prevede come extrema ratio, l’abbattimento di un orso definito pericoloso.

Ecco, quindi, che l’assessora alle Foreste e Fauna, Giulia Zanotelli, leghista come il presidente Maurizio Fugatti, coglie l’occasione per rimarcare proprio questo punto, omettendo artatamente tutti gli altri che sono propedeutici proprio per evitare l’abbattimento degli orsi. Non si sa se l’assessora abbia letto integralmente il documento, poiché sottolinea solamente l’opzione finale, a mio avviso per distogliere l’attenzione sulla marea di contraddizioni che il rapporto stesso muove alla provincia, contestando la gestione come un vero e proprio fallimento politico.

Certo, per onestà intellettuale va detto che la responsabilità di questa situazione è da distribuire negli anni, cioè anche su chi ha preceduto l’attuale governance del Trentino; tuttavia, è noto che il presidente Fugatti e la sua assessora Zanotelli, stiano peggiorando la situazione, ignorando proprio le condizioni principali per creare una corretta gestione del problema.

Infatti, nel rapporto, ci sono alcuni dati importanti che devono essere letti molto accuratamente e che qui vi voglio estrapolare:

  • In val di Sole, zone di presenza degli orsi, ci sono 409 cassonetti per il rifiuto organico; solamente 6 di questi sono anti orso! Solamente sei! In una zona dove l’orso vive.
  • Non vi è una corretta politica gestionale dei rifiuti organici, poiché non esiste informazione ai cittadini su come evitare di lasciare a disposizione rifiuti che possano attirare gli orsi nei centri limitrofi ai boschi dove il plantigrado è presente.
  • Tutta la cartellonistica e la segnaletica è carente sul territorio.

Il rapporto evidenzia che: “La problematicità (degli orsi, ndr) è dipendente dalla disponibilità di cibo di origine antropica”; cioè, è colpa dell’uomo se l’orso si avvicina ai centri abitati per cercare cibo, perché l’uomo lascia incustoditi bidoni e residui delle proprie attività, attirando così l’animale e favorendone il concetto di “animale confidente”.

Sempre nel rapporto in oggetto, viene rilevato che le procedure relative alla gestione degli orsi definiti problematici, hanno una scaletta ben determinata, richiamando quella definita dal PACOBACE (Piano Azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali).

  1. Rimozione del cibo di origine antropica (cassonetti anti orso, politiche di corretta gestione dei rifiuti).
  2. Dissuasione (rumori molesti per gli orsi, cani da guardiania, uso di pallettoni di gomma).
  3. Rimozione dell’animale (dopo le procedure precedenti) e, solo in casi estremi, abbattimento.

Sull’abbattimento, sempre il PACOBACE, prevede una scala di pericolosità progressiva molto chiara, in termini di gravità dei fatti che determinano tale provvedimento; si parla di ripetuti attacchi immotivati a persone e pericolosità in termini di aggressività.

Eppure, chi ha in mano le redini del governo trentino altro non sa che parlare di abbattimento, immediatamente, senza se e senza ma! Senza nemmeno analizzare che è obbligatorio procedere prima alla realizzazione di processi più civili, come la predisposizione di cassonetti anti orso in misura adeguata, l’utilizzo corretto delle risorse tecnologiche a disposizione per prevenire la nascita di futuri orsi definiti problematici; per esempio: cani da guardiania per i pastori, tecnologia applicata per il rilievo dei plantigradi vicini alle arnie, con conseguente attivazione di rumori molesti e allarmi sonori; recinzioni anti orso adeguate; tutte tecniche adottate in altri paesi e solo blandamente in Trentino, dove si preferisce spendere milioni di euro per ampliare le strutture di detenzione, sperperando denaro pubblico in maniera esorbitante, quando tali soldi potrebbero, invece, essere investiti per i suggerimenti dettati proprio dallo stesso rapporto Ispra.

Pare proprio che l’assessora Zanotelli non abbia avuto la pazienza di leggere totalmente il rapporto Ispra, saltando così subito alla “soluzione finale” posta come condizione ultima: abbattimento! In quel rapporto, invece, avrebbe potuto trovare anche un ulteriore richiamo a quel famoso rapporto CITES, nel quale si evince lo stato pietoso di salute in cui versano i tre orsi che lei e il suo presidente stanno tenendo imprigionati al Casteller da mesi.

Anche questo si trova in quel rapporto Ispra! E su questo, lo rammento qui, ci sono diverse denunce pendenti che, prima o poi, la magistratura dovrà dirimere.

Sempre che, non arrivi prima lei, l’assessora Zanotelli, con il suo grido di battaglia: “Abbattiamoli tutti!”; perché pare proprio che qui in Trentino tutto dorma, tutto taccia e tutto sia consentito a chi governa per eliminare gli orsi dalla faccia Terra.

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