Trovare il modo per ricordare Kobe Bryant a un anno dalla scomparsa è stato davvero difficile. D’istinto ho pensato di buttare giù qualcosa di getto. Era un campione assoluto, che seguivo con affetto e le decine se non centinaia di spunti di una vita leggendaria mi saranno utili per emozionarmi e ricordarlo come merita.

Non è stato così! Come farlo in maniera non banale? Come non essere ridondante, magari raccontando l’ennesimo aneddoto con la presunzione di farlo meglio di altri. Impossibile, e non ho questa presunzione. Il fatto che il peso del ricordo mi sia piombato addosso deriva dal rispetto per un campione e per la sua filosofia, la sua mentalità.

Nel suo libro, The Mamba Mentality spiegava tanto di sé che poteva essere adattato a tutti noi. Ad esempio: “La mentalità non riguarda un risultato da prefiggersi, quanto piuttosto il processo che conduce a quel risultato. Riguarda il percorso e l’approccio”. Ecco il mio approccio al suo ricordo è stato un condensato di rispetto e nostalgia, ammirazione e tifo. Sensazioni ed emozioni che in tantissimi abbiamo provato e proviamo ancora per lui, da quel maledetto 26 gennaio.

Mi sono fermato un attimo prima di far scorrere le parole, sprofondando nella calma del silenzio, quella che Kobe ricercava nel palazzetto vuoto prima della partita. Da questo silenzio ho distinto un grido, un graffio profondo, un sentimento che nessuno dei milioni di tifosi di Bryant porterà mai dentro. Il dolore della perdita, che associato all’amore diventa il fuoco che ha generato il ricordo più bello. Non per il Black Mamba, il giocatore che tutti noi abbiamo negli occhi, e che quando abbiamo voglia rivediamo volare sui parquet di mezzo mondo ma di Kobe. Il marito, il papà, il ragazzo con l’Italia nel cuore, quello che era veramente fra le mura di casa, tutti i giorni. Il pensiero che voglio sottolineare è stato scritto dalla moglie, Vanessa Bryant, nel giorno del 18esimo compleanno di Natalia.

“Cara Natalia, buon compleanno! Mamma e papà sono così orgogliosi della ragazza che sei. Hai dimostrato tanta forza e tanta grazia nell’anno più difficile della nostra vita. Grazie per avermi aiutata con le tue sorelline. Sei una sorella maggiore incredibile e un bellissimo modello per tante persone. Grazie per la tua gentilezza, educata e gentile in tutto ciò che fai. Non hai idea di quanto mamma e papà siano felici e orgogliosi che tu sia nostra figlia. Ti amiamo sempre e per sempre, sempre e sempre. Tanti auguri per i 18 anni alla nostra primogenita, Natalia, la nostra principessa. Per sempre amore, mamma, papà, Gigi, BB e Koko”.

La famiglia sta lottando, soffre ma è una squadra fatta da tante Bryant. Avendo qualcosa in più nel dna e seguendo gli insegnamenti di Kobe ci si può allontanare dal dolore. Almeno conviverci per andare avanti al meglio. Loro ci stanno riuscendo con la Mamba mentality in testa: “Il punto non è essere Kobe Bryant, ma diventare il Kobe Bryant di se stessi”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Caro Tajani, altro che centrodestra: se ti allei coi sovranisti non sei moderato, ma complice

next
Articolo Successivo

Coni, ok al decreto: niente rischio di Giochi senza inno e bandiera. Malagò ce l’ha fatta: così ha nuovamente il suo potere

next