“Le ultime notizie che ci arrivano dalle aziende produttrici dei vaccini anti-Covid sono preoccupanti”, inizia con queste parole il post pubblicato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul suo profilo Facebook. “Dapprima Pfizer-Biontech ha comunicato un rallentamento della distribuzione ai Paesi europei delle dosi di vaccino già programmate e questo sta penalizzando proprio i Paesi che, come l’Italia, stanno correndo più velocemente: le Regioni italiane sono costrette a rallentare le nuove somministrazioni per assicurare il richiamo alle persone già vaccinate. Ma ancora più preoccupanti sono le notizie di ieri diffuse da AstraZeneca, il cui vaccino è in attesa di essere presto distribuito anche nell’Unione Europea. Se fosse confermata la riduzione del 60% delle dosi che verranno distribuite nel primo trimestre significherebbe che in Italia verrebbero consegnate 3,4 milioni di dosi anziché 8 milioni”, continua Conte.

Arcuri: “Lunedì azioni contro Pfizer” – Il taglio ‘preventivo’ di AstraZeneca da un lato e i problemi di Pfizer dall’altro. Così il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha preannunciato le prossime mosse per la diminuzione delle consegne del vaccino della multinazionale americana: lunedì l’Avvocatura dello Stato avrà terminato gli approfondimenti giuridici e l’Italia procederà contro Pfizer su tre canali. Da un lato, una diffida per inadempimento da presentare in Italia, un esposto ai pm per potenziale danno alla salute e una richiesta a nome del governo italiano e delle Regioni al foro di Bruxelles per inadempimento. “Finché le aziende non daranno certezze definitive”, ha invece proposto il ministro Francesco Boccia, è necessario un coordinamento permanente tra Stato e Regioni. E ha chiesto a tutti “massima solidarietà e toni istituzionali”. “Ci si convoca – ha aggiunto – per ogni aggiornamento che il commissario Arcuri avrà da comunicarci sui vaccini, sulla distribuzione e sulle interlocuzioni con le aziende farmaceutiche”.

“Rallentamenti provocano danni all’Italia” – Venerdì Astrazeneca ha reso noti problemi su una delle sue linee produttive che rallenteranno il ritmo delle consegne. L’Italia ha accordi con la casa farmaceutica britannica per la consegna di 40 milioni di dosi, 16 milioni delle quali dovrebbero arrivare già entro marzo. Proprio Arcuri ha anche spiegato alle Regioni che la prima consegna di AstraZeneca, in caso di via libera dell’Ema, dovrebbe arrivare il il 15 febbraio. Le altre due consegne sarebbero invece previste per il 28 febbraio e il 15 marzo. “Questa mattina il ministro Speranza e il commissario Arcuri hanno incontrato con urgenza i vertici di Astrazeneca Italia, che però hanno confermato il ridimensionamento della capacità produttiva”, spiega nel suo post il presidente del Consiglio. “Questi rallentamenti delle consegne costituiscono gravi violazioni contrattuali, che producono danni enormi all’Italia e agli altri Paesi europei, con ricadute dirette sulla vita e la salute dei cittadini e sul nostro tessuto economico-sociale già fortemente provato da un anno di pandemia. Ricorreremo a tutti gli strumenti e a tutte le iniziative legali, come già stiamo facendo con Pfizer-Biontech, per rivendicare il rispetto degli impegni contrattuali e per proteggere in ogni forma la nostra comunità nazionale.

Il caso AstraZeneca – Come è noto il candidato vaccino sviluppato dal prestigioso ateneo britannico era in pole position per l’approvazione. Ma il “pasticcio” della dose e mezza somministrata per un caso ad alcuni volontari (che si è rivelata più efficace rispetto alle due dosi previste dal protocollo) ha imposto ai ricercatori di implementare quei dati per validare i risultati che mostravano una efficacia al 90%. Il vaccino è stato approvato come è noto in Gran Bretagna a fine dicembre e in altri paesi più avanti proprio nella modalità della doppia dose, meno efficace ma testata su un numero sufficiente di persone per essere approvata dall’ente regolatore inglese Mhra (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency). Il composto – sviluppato con la tecnica del vettore virale – è quello che in questo momento si trova in fase più avanzata in termini di revisione autorizzativa da parte di Ema, che ha fissato la data del responso al 29 gennaio, anche se la decisione, secondo indiscrezioni, potrebbe arrivare anche 48 ore prima. La società ieri ha fatto sapere che le consegne iniziali del vaccino saranno inferiori agli obiettivi prestabiliti a causa di un problema tecnico della produzione: “Forniremo decine di milioni di dosi a febbraio e marzo all’Unione europea, nel frattempo continueremo ad aumentare i volumi di produzione” ha dichiarato un portavoce.

Oltre 1,3 milioni di dosi somministrate – Intanto dall’ultimo aggiornamento sono 1.343.880 le dosi di vaccino somministrate ad oggi. In totale gli italiani che hanno fatto prima e seconda dose sono 71.694. Sono 846.217 le dosi somministrate a donne e 497.663 quelle agli uomini. Sono 872.755 le dosi iniettate a operatori sanitari, 322.922 quelle al personale non sanitario, 135.251 le dosi agli ospiti delle Rsa e 12.952 agli over 80.

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