Nel 2020 sono state rilevate circa cento nuove carenze e quasi altrettante sono state risolte dall’azienda Lockheed Martin. Tali problemi possono causare morte o lesioni gravi, perdite o danni al sistema d’arma, limitare in modo critico le capacità di prontezza al combattimento della forza armata che impiega il velivolo. Dei 123 F-35 consegnati, 74 sono andati alle Forze armate degli Stati Uniti, 31 ai partner del programma, compresa l’Italia e 18 ai clienti internazionali attraverso la formula dei Foreign Military Sales.

A livello tecnico il 2020 è stato segnato dal debutto dell’Operational data integrated network (Odin), la rete basata sul cloud per gestire in modo integrato tutta la logistica. “Il sistema – spiega Lockheed Martin – sarà pienamente operativo nel 2022”. Proprio su questo ci sono forti preoccupazioni visto che l’Odin, che sostituisce il travagliato Autonomic Logistics Information System (Alis) dell’F-35, sta già perdendo terreno. Alis è un sistema che gestisce la manutenzione, la catena di approvvigionamento, le operazioni di volo e l’addestramento per l’F-35, ma è così ingombrante e pieno di errori che Lockheed lo sta demolendo e sostituendolo con il nuovo Odin basato su cloud.

Sebbene il programma continui con lo sviluppo di dati, software e hardware per Odin, deve ancora essere fornita una strategia di test globale che includa strutture di laboratorio governative e appaltatrici.

Il rapporto DOT&E rileva che i problemi continuano a emergere anche con lo sforzo di modernizzazione dell’F-35 denominato Continuous Capability Development and Delivery (C2D2) e basato su un aggiornamento continuo dei sistemi di hardware e software. “L’attuale processo di sviluppo utilizzato dall’F-35 JPO e Lockheed Martin, che dovrebbe fornire nuove funzionalità e aggiornamenti con incrementi di sei mesi, non funziona. Sta causando notevoli ritardi nei programmi pianificati e si traduce in carenze nel software”, afferma il rapporto DOT&E. Il rapporto è severo e ben poco ottimista.

Lockheed ha spesso indicato tassi di disponibilità più elevati per gli F-35 che vengono schierati, ma il DOT&E del Pentagono afferma che questi miglioramenti sono fugaci. Nel rapporto si legge che “le singole unità dispiegate hanno soddisfatto o superato un tasso di operatività dell’80% e del 70% di velivoli pienamente in grado di svolgere la missione ma non sono state in grado di mantenerli in modo continuativo”.

Atro problema riguarda il cannone di tipo Gatling da 25mm impiegato nel modello F-35A destinato alla Us Air Force. Nonostante i risultati poco incoraggianti e i diversi difetti tuttora irrisolti, l’F-35 continua però ad attrarre nuovi clienti internazionali. A inizio gennaio il Dipartimento di Stato ha approvato formalmente la vendita a Singapore di 12 F-35 per 2,75 miliardi di dollari. Anche la Polonia ha firmato un accordo per l’acquisto di 32 caccia F-35 in un contratto del valore di 4,6 miliardi di dollari.

Da un punto di vista industriale, l’acquisto degli F-35 da parte della Polonia interessa anche l’Italia. In provincia di Novara, a Cameri, c’è l’unico centro di assemblaggio e verifica finale in Europa per i velivoli di quinta generazione di Lockheed Martin. L’obiettivo, dopo il lavoro sui jet olandesi, è ottenere le attività per quelli polacchi. Intanto non si arresta la campagna comunicativa di Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace contro gli F-35 per frenare lo spreco di risorse pubbliche, tra l’altro su un velivolo nato e cresciuto pieno di problemi.

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