I nuovi tagli delle forniture annunciati da Pfizer e Biontech – che sostengono di dover rallentare perché hanno necessità di aumentare la capacità produttiva dello stabilimento di Puurs nelle Fiandre – hanno fatto infuriare tutti. E tra questi c’è Luca Zaia, governatore del Veneto alle prese con una seconda ondata feroce, che da una parte esplora le possibilità di un’azione legale e dall’altra propone di ridistribuire i vaccini: “Sarebbe folle lasciare le dosi in magazzino da una parte e non fare i richiami da qualche altra” dice in una intervista a La Repubblica. Il leghista considera particolarmente grave il fatto che la società decidano le quote per le regioni: “È incomprensibile, oltre che vergognoso. Ho chiesto all’avvocatura un parere, per capire se ci sia margine per tutelare i veneti anche per vie legali“. Il Veneto si è visto tagliare del -53% l’assegnazione delle dosi, mentre la campagna vaccinale correva spedita con oltre 107mila dosi somministrate. Che cominciassero a esserci problemi con le dosi si era compreso a inizio gennaio con un botta e risposta tra Biontech – che chiedeva che fossero approvati gli altri candidati vaccini – e l’Unione europea. Da Bruxelles la replica sugli ordini era stata durissima.

“Noi non cerchiamo la rissa, perché in questa fase deve prevalere il dialogo. Ma il momento è delicato e deve essere gestito con rigore. In Veneto le porte per Pfizer sono aperte – dice ancora Zaia – si facciano vivi, ci portino i vaccini e la questione è chiusa. Questa è una terra di imprese, comprendiamo che qualche problema possa emergere. Parliamone, risolviamo i problemi insieme. Non siamo noi ad aver firmato i contratti, siamo parte lesa ma non controparte giuridica. Il contratto l’ha firmato il governo, sottoscrivendo accordi precisi. Non vorrei fossero già previste le decurtazioni. In questo caso si aprirebbe tutt’altro scenario e Pfizer passerebbe dalla parte della ragione. È fondamentale che si ripristinino le forniture, come stabilito. Non esiste che accettiamo tagli in questo modo. Un’azienda privata bypassa il piano sanitario nazionale? Non è affatto un bel segnale“.

E continua: “Stando a quanto riferito dal commissario, Pfizer avrebbe deciso a chi e quanto dare. Sulla base di quale principio hanno deciso il -53% del Veneto, il -54% del Friuli, il -51% dell’Emilia-Romagna e lo zero per cento di altre regioni? Una simile decurtazione non è giustificata né dai dati epidemiologici, né da quelli clinici. In queste condizioni non saremo in grado di fare per tutti i richiami con le seconde dosi, oltre a dover fermare le prime. Ci sono tempi da rispettare: 21 giorni da una iniezione all’altra. E non è possibile mescolare vaccini di aziende differenti. Il tema del Covid e, conseguentemente della sua cura, deve essere la priorità in Italia. Le ricadute sono sanitarie, economiche, psicologiche. L’unica opzione è prendere atto che ci sono regioni con percentuali di vaccinazioni basse, con scorte in magazzino. Non sarebbe male pensare a una ridistribuzione. Sarebbe folle lasciare le dosi in magazzino da una parte e non fare i richiami da qualche altra”.

Il timore è quello che si possano sforare i 21 giorni di attesa tra una dose e l’altra. “I cittadini hanno diritto ad avere la copertura totale – ribadisce il governatore del Veneto – Noi come autorità sanitaria dobbiamo garantire quantomeno il completamento della vaccinazione per chi l’ha avviata. Questo è anche un tema etico, il farmaco deve essere a disposizione di tutti. Abbiamo anziani che continuano a morire, ci sono aziende che non riescono a ripartire, locali chiusi, ragazzi a casa da scuola. La trasparenza delle regole deve essere totale. Ritengo un obbligo del governo verificare l’entità dei tagli negli altri paesi europei, al fine di chiarire se il trattamento sia stato dedicato solo a noi o se coinvolga anche altre comunità”.

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