Il tempo di compiere il percorso dalla scaletta dell’aereo fino al controllo passaporti e Alexey Navalny, appena tornato in patria dopo l’avvelenamento di agosto, è stato arrestato dalla polizia all’aeroporto di Sheremetyevo di Mosca. La moglie lo ha solo baciato, poi il più noto oppositore di Vladimir Putin è stato fermato dagli ufficiali del dipartimento operativo del Servizio penitenziario federale. Formalmente, come spiega lo stesso Servizio penitenziario russo, Navalny è stato condannato con la sospensione condizionale della pena, ma è inserito – dal 29 dicembre – nella lista dei ricercati per molteplici violazioni del periodo di prova. “Io sono qui e vi posso assicurare di essere felice, questa è casa mia“, aveva detto Navalny poco prima dell’arresto parlando ai giornalisti all’interno del terminal D dell’aeroporto moscovita, dopo essere sceso dal bus navetta. “Tutti mi chiedono: hai paura? No, non ho paura. Passo la dogana con animo tranquillo, poi andrò a casa perché so che ho ragione ed esorto anche voi a non avere paura”. Navalny si è poi diretto al controllo passaporti, dove è stato fermato dalla polizia.

“Ora sarà trattenuto fino alla decisione del tribunale”. Che potrebbe comminargli oltre tre anni di carcere. “È tutto fabbricato ad arte, la Corte di Strasburgo mi ha già dato ragione”, ha messo le mani avanti Navalny al terminal D. I suoi però lamentano che il suo avvocato non ha potuto seguirlo dopo l’arresto, e al momento non si sa dove sia. Certo, ora il gioco, se possibile, si fa ancora più duro, per lui ma anche per il Cremlino, che rischia così di rafforzare il consenso per il crociato contro la corruzione. “Sono molto grata a tutti voi per essere venuti. Hanno così paura di Alexey che hanno paralizzato quasi tutti i voli di Mosca stasera, semplicemente a causa di un uomo che è tornato nella sua patria”, ha detto Yulia dopo il controllo passaporti. “La cosa più importante di oggi è ciò che ha detto Alexey: non abbiate paura“.

La comunità internazionale ha chiesto poche ore dopo la scarcerazione immediata: la voce più autorevole è stata quella del presidente in pectore degli Stati Uniti d’America Joe Biden. “Navalny deve essere immediatamente liberato – afferma il consigliere per la sicurezza Jake Sullivan – e i responsabili del vergognoso attacco alla sua vita devono essere perseguiti”. Sullivan aggiunge che “gli attacchi del Cremlino a Navalny non sono solo una violazione dei diritti umani ma anche un affronto al popolo russo che vuole che la propria voce sia ascoltata”. A parlare è stato anche il presidente del Consiglio Ue Charles Michel secondo il quale l’arresto è “inaccettabile“. La richiesta di rilascio arriva anche dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli: “L’arresto di Alexey #Navalny a Mosca è un’offesa alla comunità internazionale e all’Europa che ha contribuito a salvargli la vita. Chiediamo alle autorità russe il suo rilascio immediato. Siamo pronti a invitarlo al più presto all’Europarlamento”.

La questione scalda (ulteriormente, vale la pena di dire) anche la politica italiana. A chiedere il rilascio è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “L’arresto di Navalny al suo arrivo in Russia è un fatto molto grave, che ci preoccupa. Ne chiediamo l’immediato rilascio. E ci aspettiamo che siano rispettati i suoi diritti”. Prima era stato il ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola a citare lo storico ateniese del IV secolo avanti Cristo, Tucidide: “Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gloria come del pericolo, e tuttavia l’affrontano”. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha ritwittato una dichiarazione dell’alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea Josep Borrell: “Le autorità russe devono rispettare i diritti di Alexei Navalny e rilasciarlo immediatamente. La politicizzazione dell’apparato giudiziario è inaccettabile“. Il Pd ha parlato direttamente per bocca del segretario Nicola Zingaretti: “Navalny è un uomo coraggioso. Il mondo libero e democratico deve essere al suo fianco. Il governo e l’Unione Europea si attivino per il suo rilascio e per garantire i suoi diritti”.

Il giorno di Navalny, a cinque mesi dall’avvelenamento, si è concluso in modo sinistramente familiare per il principe degli oppositori russi, che ormai entra ed esce dalle patrie galere con dimestichezza. La giornata potrebbe però rivelarsi campale, a seconda di come evolverà la situazione nei prossimi giorni. A bordo del volo Pobeda (vittoria, in russo) decollato da Berlino oltre ad Alexey e alla moglie Yulia c’erano decine di giornalisti, che hanno trasmesso in diretta ogni singolo passo della coppia più celebre del web russo. “Ragazzo, portaci la vodka: stiamo tornano a casa”, ha esordito Yulia prima del decollo in un video postato sull’Instagram del marito (oltre 2 milioni di visualizzazioni in poche ore). Ad attenderli, a Vnukovo, c’era un nutrito gruppo di sostenitori – circa 300 persone – più un bel drappello di colleghi e amici (tra cui il fratello Oleg).

Le autorità avevano avvertito che non avrebbero tollerato un “circo” al terminal degli arrivi e così è stato. La polizia, in assetto antisommossa, ha iniziato a sgomberare supporter e media – ‘fascisti!’ gridava la folla – quindi ha sbattuto sulle camionette i volti più noti dell’entourage navalniano (tra cui l’avvocata Lybov Sobol, nonché lo stesso Oleg). In tutto, secondo la ong OVDinfo, almeno 60 persone sono state fermate dalla polizia. Ma siccome un bel manipolo d’irriducibili si è di fatto accampato fuori dal terminal (sfidando i -25 gradi di una serata polare) qualcuno, evidentemente, ha deciso di semplificarsi la vita. E ha ordinato al volo di Navalny di atterrare a Sheremetyevo. Che qualcosa bollisse in pentola lo si era capito dalla strana traiettoria del jet descritta dal popolare sito di tracking Flightradar24. La fase di atterraggio è stata monitorata da quasi 500mila utenti, tanto che lo stesso Flightradar24 ha twittato uno screenshot per gli increduli (sono numeri enormi).

Ad attendere i passeggeri, non il finger ma il bus navetta. Alexey, Yulia e il codazzo di reporter sono saliti sul primo arrivato e si sono diretti verso il terminal D, dove Navalny ha tenuto una specie di conferenza stampa improvvisata, a pochi passi dalla frontiera. La trama si è svolta come da copione pochi istanti dopo, quando gli agenti di polizia lo hanno bloccato ai controlli.

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