“Non è un momento facile qui nel Regno Unito, ma noi italiani sappiamo fare di necessita virtù”. Francesco Fulcoli ha 38 anni, è originario di Gesualdo, un piccolo Comune in provincia di Avellino e da dieci anni vive stabilmente con la sua famiglia a Londra. È partito dalla sua regione quando aveva 20 anni: “Una storia come tante, che mi ha portato a lasciare il mio Sud col sogno di lavorare nella City”, racconta. Prima un impiego in una caffetteria per pagarsi le spese. Infine, la chiamata da uno dei più vecchi stock broker di Wall Street. “Vorrei tornare, ma sono troppo qualificato per il mio Paese”.

Lasciare l’Italia è stata una scelta quasi obbligata per Francesco, dopo vari contratti e “zero possibilità”. Quando arriva a Londra ha una laurea come giurista d’impresa, qualche risparmio in tasca donato dai genitori e un inglese scolastico. “Mi alzavo alle 4 del mattino, le giornate erano dure. Ogni sera continuavo a mandare curriculum via mail”, ricorda. Quando gli offrono un impiego in un’importante società finanziaria “stentavo a crederci”. Al colloquio per la selezione Francesco si presenta con l’unico abito con cravatta portato con sé. Un mese dopo era seduto al trading desk. “I primi mesi sono stati molto faticosi. Quando suonava la campana di Wall Street era una guerra – sorride –. Alle 6 del mattino ero già in ufficio. Ero l’ultimo ad andare via. Studiavo, capivo, usavo il tempo libero per migliorare le mie competenze. Sono entrato in punta di piedi: 7 anni dopo sono uscito come director”. Un “signor nessuno” che aveva fatto carriera “senza chiedere favori – continua Francesco –. Questa è meritocrazia, parola a me sconosciuta fino a quel momento, avendo lavorato solo in Italia”.

Dopo l’esperienza nello stock broker americano, Francesco accetta un’offerta in una fintech londinese: “Così è iniziata la mia seconda vita qui”. Collabora con ingegneri, manager, ceo; viaggia tra Cracovia, Vilnius, Berlino, Istanbul, gestisce un team di 150 persone. “Nel corso degli anni mi sono specializzato in anti riciclaggio nel fintech, che in pratica vuol dire usare la tecnologia per assicurarsi che le regole vengano rispettate da tutti. Se oggi mi volto indietro e guardo quanta strada ho fatto ho quasi le vertigini”.

“Qui esistono le raccomandazioni come in ogni altro Paese – continua –, ma se sei bravo ti meriti la riconferma. È questa la differenza principale quando parlo con i miei colleghi italiani”. Oggi Francesco riceve numerose richieste di aiuto, specie da giovani, ragazzi che cercano di arrivare a Londra e provarci a tutti i costi. “Mi chiedono consigli su come organizzarsi, o se posso aiutarli a trovare un lavoro nella City”. Sono tutti molto giovani e neo laureati. Il filo che li unisce è quasi sempre lo stesso: “La mancanza di speranza nel sistema Italia. Non riescono a trovare una collocazione lavorativa, dopo la laurea i loro sogni si infrangono in stage gratuiti o lavori sotto pagati. Credimi – continua –, gli italiani sono i più qualificati in Europa, non siamo secondi a nessuno. Ma come al solito non siamo apprezzati in patria”.

Con la Brexit però i tempi sono cambiati, e il covid non ha certo aiutato. Non c’è più l’ottimismo di una volta: la città si è svuotata, si vedono poche persone in giro, “scene quasi apocalittiche”. Negozi e ristoranti sono chiusi, molte catene storiche stanno fallendo. “Chi come noi è nel settore finanziario internazionale sta lavorando da casa o a giorni alterni in ufficio. Siamo fortunati: tanti sono stati costretti ad andare via”.

L’ultima volta che Francesco è tornato in Italia era agosto, quando è nato suo figlio, e ci teneva a farlo conoscere alla sua famiglia. Ma da allora non si è più mosso, “tutto troppo complicato e pericoloso”. Ora quello che fa più paura è l’isolamento: prima di Natale c’era il timore che non arrivassero scorte alimentari, motivo per cui i supermercati sono stati presi d’assalto “per paura, più che per necessità”. Francesco, come da tradizione, si è fatto arrivare un “pacco da giù” a inizio dicembre. “Sono ottimista – conclude –. Qui stanno vaccinando la popolazione molto rapidamente”.

(foto di Gabriele Ronconi)

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