Esiste dalla metà del XIX secolo. È la memoria materiale di Firenze, della Toscana e di una parte considerevole di storia italiana. Per questo ogni anno l’Archivio di Stato di Firenze è meta di migliaia di studiosi che arrivano da ogni parte del mondo per consultare carte e microfilm di ben 600 fondi archivistici che abbracciano un arco temporale che va dall’VIII secolo fino ai giorni nostri.

Purtroppo l’emergenza sanitaria sin dalla scorsa estate ha causato notevoli problemi all’istituto (e non solo a quello fiorentino), con ingressi contingentati e rallentamento forzato dell’attività di studio e di ricerca. Adesso tutto pare in via di risoluzione perché l’arrivo di un nuovo dirigente, lo stanziamento di fondi ad hoc da parte del Ministero per i beni e le attività culturali e per il Turismo e il prossimo inizio degli urgenti lavori di ripristino, permetteranno all’istituto di tornare alla piena operatività già per la fine del prossimo mese di febbraio.

Ma cos’era successo? A spiegarlo è Sabina Magrini, nuovo direttore dell’istituto che si è insediata lo scorso 13 luglio: “Progettato negli anni ‘70 e inaugurato nel 1989, l’Archivio era stato dotato di una serie di impianti di condizionamento che prevedevano per la maggior parte il ricircolo dell’aria, mentre le prescrizioni per il contrasto al Covid 19 impongono, come è noto lo spegnimento di questa tipologia di impianti. Così come in estate non era possibile accendere l’aria condizionata, adesso non si può dare il via al riscaldamento, perché sostanzialmente si tratta del medesimo impianto sul quale occorre rimettere le mani”.

Inoltre, l’emergenza sanitaria ha imposto una maggiore attenzione alla qualità dell’aria circolante nei canali e dagli esami effettuati è risultata evidente la necessità di intervenire capillarmente. Questa situazione si è ripercossa sia sulla fruizione della sala studio, sia sull’accesso ai depositi, dove sono conservati i documenti oggetto delle ricerche degli studiosi. Di conseguenza, dopo il primo periodo di chiusura forzata, l’Archivio aveva riaperto lo scorso 3 giugno 2020 con orari e servizi ridotti, dettati dalle norme sul distanziamento sociale, dal divieto di assembramento e in applicazione di tutte le altre misure di prevenzione e contenimento del contagio da Covid-19. Ciò aveva causato la diminuzione degli accessi agli spazi per la consultazione dei documenti, con strascichi anche polemici e proteste da parte dei ricercatori.

Una spinta decisiva alla soluzione di tutti questi problemi si è avuta con la nomina del nuovo dirigente, che ha cercato sin da subito di venire incontro alle necessità dei ricercatori: “Come prima cosa dopo che mi sono insediata – prosegue Magrini – ho tentato di risolvere il problema della fruibilità della sala studio, che significa lavori sull’impianto e prima ancora ottenere i soldi per l’intervento. In effetti, per altre operazioni comunque connesse con l’impianto di condizionamento c’era già un finanziamento di circa 600mila euro, che invece ho chiesto e ottenuto di poter destinare interamente alla risoluzione del problema primario, quello dell’impianto di condizionamento stesso. Questo primo step ha dato il via a una serie di ulteriori passaggi in collaborazione con gli altri istituti locali del Ministero a Firenze e finalmente adesso si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel”.

Attualmente gli studiosi, che prenotano ogni giorno i 14 posti disponibili e fanno richiesta dei pezzi archivistici, sono ospitati in due aule della scuola di Archivistica, paleografia e diplomatica annessa all’Archivio, non riscaldate e dove le finestre devono essere aperte frequentemente per consentire il ricambio dell’aria. In questo periodo l’Archivio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 14.30 e ogni ora, per la sorveglianza prevista per legge, si alternano funzionari e addetti alla vigilanza che volontariamente si sono resi disponibili alla turnazione in cui si è voluta inserita anche la stessa dirigente, in uno sforzo comune per offrire il servizio al pubblico seppure in una condizione di disagio e in attesa che la situazione torni alla normalità.

“Anche se non ho ancora un cronoprogramma precisissimo – conclude il direttore dell’Archivio di Stato fiorentino – confido che i lavori inizino subito dopo le feste e si concludano entro la fine di febbraio, momento nel quale gli studiosi potranno tornare nella la sala studio con un impianto di condizionamento funzionante”.

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