Le nuove restrizioni natalizie generano una comprensibile insofferenza: ulteriore deprivazione sociale e affettiva nel momento in cui ci si prefigurava tutt’altro. E’ difficile contrastare la naturale spinta alla socialità, di più se non ci si è fatti ancora una ragione interna, personale, dei motivi per cui si dovrebbe evitarla.

E’ stato detto da più parti che siamo in guerra, con un nemico invisibile. Tanto invisibile che ci vuole quasi un atto di fede. Se il Coronavirus fosse un aereo nemico pronto a lanciare i suoi ordigni, non ci sarebbe bisogno di restrizioni imposte da altri, ma verrebbe naturale tutelarsi e proteggere i propri cari.

Se sapessimo che c’è il rischio che parenti e amici che vengono a trovarci o che andiamo a trovare mettano involontariamente il nemico sulle nostre tracce (o che possiamo farlo noi), ci verrebbe più istintivo essere guardinghi. La difficoltà di farsi una ragione interna del rischio è il primo ostacolo da superare, soprattutto se non si ha avuto finora esperienza diretta con il Covid.

Da qui le molteplici reazioni personali che si esprimono lungo una dimensione che va dalla negazione del problema da una parte, con la messa in atto di comportamenti oppositivi e inappropriati di socialità incontrollata, alla percezione che il problema sia in ogni dove dall’altra, senza nessuna differenziazione, con reazioni paniche paralizzanti che portano a guardare tutti con diffidenza e a rinunciare a qualsiasi contatto sociale che non sia corredato dal certificato Covid Free – e a volte neanche con quello.

Comunque la si pensi, le reazioni personali riflettono maggiormente il proprio modo di funzionare piuttosto che la giustizia o meno delle restrizioni imposte e l’effettiva concretezza del pericolo.

Come ho già scritto più volte, la pandemia non l’abbiamo scelta, ma dobbiamo attraversarla e superarla al meglio, anche in nome di chi se ne è andato, perciò lasciamo defluire l’insofferenza e tutti i sentimenti negativi che l’accompagnano, e proviamo a prendere il buono che questo momento ci può offrire. Non è molto, forse, ma c’è.

Sforziamoci di ricordare tutte le cose che ci sono sempre state strette delle festività e sorridiamo sul fatto che quest’anno potremo finalmente evitarle. E sforziamoci soprattutto di sostituire i momenti di vicinanza fisica concreta con altrettanti momenti di vicinanza emotiva e affettiva.

Una vicinanza, quella emotiva, che si raggiunge attraverso la condivisione di stato d’animo, l’espressione reciproca della mancanza, il confronto sui rispettivi sentimenti, attraverso tutti i mezzi che abbiamo, dal telefono ai social, adattandoli alle diverse situazioni. Lasciamo defluire gli stati d’animo più amari e tristi e facciamo poi quello che si può fare.

Memoriale Coronavirus

Che c'è di Bello - Una guida sulle esperienze più interessanti, i trend da seguire e gli eventi da non perdere.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Miliardi risparmiati e italiani più sani: cancelliamo gli sprechi della Sanità e modernizziamola!

next