In Puglia prosegue la collaborazione tra il centrosinistra e il M5s. Dopo la prima stretta di mano che aveva portato alla scelta condivisa di presidente e vice-presidenti del Consiglio regionale, la manovra finanziaria da 1,15 miliardi di euro è stata votata in maniera compatta dalla maggioranza che sostiene Michele Emiliano e anche dal gruppo dei pentastellati, ad eccezione della consigliera Antonella Laricchia, assente perché il voto ha coinciso con la sua cerimonia di matrimonio.

Il dialogo sui programmi di governo entra quindi nel vivo. Perché se la convergenza sull’elezione delle figure di garanziache aveva portato il Pd a votare il consigliere M5s Cristian Casili – può considerarsi una collaborazione istituzionale, la scelta di esprimere parere favorevole al bilancio impostato dal governo regionale è un passo avanti deciso, letto da molti come un ulteriore avvicinamento in attesa di un possibile ingresso in giunta caldeggiato non solo da Emiliano, ma anche dai diversi esponenti del mondo M5s. Secondo il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Filippo Caracciolo, il voto insieme sulla manovra segna il consolidamento dell’alleanza con il M5s: “Con l’approvazione del bilancio il dialogo costante e fruttuoso con il Movimento 5 stelle” è “culminato in un accordo politico che vede il contributo fattivo dei colleghi pentastellati alle azioni della maggioranza. Trova così compimento un rapporto caratterizzato dalla volontà di trovare convergenze utili alla crescita della nostra Regione”.

Durante tutta la sessione, iniziata lunedì mattina, il gruppo dei pentastellati ha votato con la maggioranza, salvo qualche astensione. Tra i provvedimenti approvati, i 10 milioni ai Consorzi di bonifica per garantirne la sopravvivenza; la quota di cofinanziamento di 250 milioni di euro della spesa comunitaria; 35 milioni per la sanità ad integrazione del Fondo sanitario nazionale; 21 milioni alla Protezione civile per l’emergenza Covid, di cui un milione servirà per l’acquisto di nuove ambulanze; quattro milioni di euro a titolo di ristoro per i commercianti ambulanti. E così via fino al via libera finale arrivato nella notte dopo un passaggio delicato su alcune norme (una sul tartufo e l’altra sul Piano casa) chieste da M5s e Pd sulle quali alla fine è arrivata una stretta di mano.

L’accordo politico sulla presidenza del Consiglio regionale era stato bollato come “tradimento” da parte di Laricchia, sfidante di Emiliano nella corsa alla guida della Puglia e tra le ultime pasdaran a non volere un dialogo con il Pd anche dopo il voto. Se prima delle urne l’appello all’unità del presidente del Consiglio Giuseppe Conte era caduto nel vuoto, infatti, dopo le elezioni la sua sfidante – sostenuta da Barbara Lezzi e Alessandro Di Battista – si è ritrovata isolata nel gruppo degli eletti. Casili, Rosa Barone, Marco Galante e Grazia Di Bari hanno infatti avviato un dialogo con il presidente della Regione su punti programmatici e hanno concordato le figure di garanzie con l’ok di Vito Crimi. Il capo politico aveva confermato tutto, sottolineando che questi mesi sono “un momento importante per superare i retaggi del passato e iniziare a parlare di futuro”. Ma allo stesso tempo aveva raffreddato la pista di un ingresso nel governo regionale.

Emiliano ha lasciato anche la porta aperta, tenendo per se l’assessorato al Welfare, ruolo per il quale la candidata numero uno resta proprio Barone. La consigliera, intervistata dal Fatto Quotidiano, aveva detto che il dialogo era solo “solo temi e cronoprogramma”. Per il resto si vedrà, nonostante lei si senta “pronta” per quella che definisce “una bellissima sfida”. Il voto favorevole al bilancio sembra un altro passo in avanti, in attesa che si pronuncino gli attivisti attraverso la piattaforma Rousseau.

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