Una delle raccomandazioni contro il Covid è aerare frequentemente le stanze aprendo le finestre; probabilmente la misura funziona anche con l’Italia dei privilegi. Ecco una storia che merita.

Una delle attività meglio retribuite in Italia e che ha subito una rivalutazione così decisiva negli ultimi tempi come forse nessuno è quella del Presidente dell’Enpam, l’ente mutualistico dell’Ordine dei Medici. Lui si chiama Alberto Oliveti, è un medico di Ancona e nel giugno di quest’anno è stato nuovamente designato dall’Assemblea nazionale a presiedere il CdA dell’ente per i prossimi 5 anni, nonostante la forte arrabbiatura di medici di tutta Italia. La sua indennità è di 649.908,36 € annui (dato del 2018), nel 2015 erano 280mila (unico dato disponibile sul sito) e già allora non erano bruscolini.

Giusto per paragonarlo a figure apicali di peso ben superiore, il Presidente della Repubblica ha un appannaggio di euro 240mila annui, il Presidente del Consiglio ne incassa 80mila, il Presidente dell’Inps 150mila.

Il soggetto sarà poi affiancato per il prossimo quinquennio da un vicepresidente (Luigi Galvano, siciliano, già consigliere per due mandati da 100mila euro l’anno) che ne incasserà oltre 200mila, da un secondo vice (Giovanni Malagnino, tarantino, prima al posto di Galvano con un’indennità di 284.667,77, dato del 2018), da un Consiglio di Amministrazione (il consigliere più povero 56mila, il più ricco 108mila annui). Poi ci sono i revisori dei conti (840mila euro l’anno nel 2018 in totale), così che il costo annuo della struttura di governo supera i 3,5 milioni di euro (ridotti a 3,15 a partire dal 2021), come certificato dal bilancio 2019. Poi c’è la struttura operativa con a capo un Direttore Generale.

Questo per quanto riguarda il vertice. Ben altra musica per la base, vale a dire i medici che con i loro contributi obbligatori sostengono il Fondo: aumentati i prelievi, innalzata l’età pensionabile da 65 a 68 anni, fino al supercontributo per chi svolge la libera professione (18,50 per chi non ha rapporti di subordinazione o convenzione, la metà per i part-time). Neanche l’aumento dei contributi ha avuto effetti positivi sui tassati, dato che non ha inciso sull’importo della pensione, ha incrementato il patrimonio di Enpam e coperto la diminuzione del gettito per via del Covid (meno prestazioni, meno parcelle, meno contributi).

Il presidente giustifica l’ammontare dei suoi emolumenti con la responsabilità che porta sulle spalle: 24 miliardi di euro, a tanto ammonta il patrimonio dell’Enpam (nulla, rispetto all’Inps). In realtà le cose stanno ben diversamente: la responsabilità, sua e del Consiglio di Amministrazione, è di indirizzo, non certo patrimoniale. Quella ricade sulla struttura dei dipendenti dell’Enpam, a cominciare dai dirigenti. Infatti il Direttore Generale dell’Enpam (non il presidente) è di recente stato condannato a indennizzare l’ente per aver investito parte del patrimonio in titoli derivati, procurando un danno di oltre 65 milioni (Cassazione n° 7645 del 20/03/2020).

Insomma il Presidente può essere iscritto fra i tanti che giocano a fare i manager coi soldi degli altri, tra l’altro garantiti dai versamenti costanti e obbligatori dei medici iscritti all’Ordine.

Di questa vicenda si era occupata la trasmissione “Fuori dal coro” di Mario Giordano il 7 gennaio di quest’anno, denunciando i compensi stratosferici. Il presidente aveva replicato giustificando l’ammontare degli emolumenti con la responsabilità in capo alla sua persona, il fardello di 24 miliardi di cui sopra, segnalando come due ottimi risultati da ascrivere alla sua più che ventennale presenza nell’Enpam, dal 1996 ai giorni nostri e ancora per cinque anni almeno: i conti in ordine (pareggiati con aumento delle contribuzioni a carico degli associati e aumento dell’età pensionabile).

Nell’Assemblea Nazionale, a cui spetta approvare i bilanci e determinare i compensi degli amministratori, siedono rappresentanti designati dai medici di tutta Italia secondo un meccanismo abbastanza complesso che mette in primo piano i presidenti degli Ordini provinciali. Dunque è da lì che dovrebbe partire la riscossa dei medici e dentisti italiani. Ebbene, l’Ordine dei Medici di Milano e quello di Bologna dal 2016 chiedono (invano) il commissariamento.

A loro nella recente Assemblea nazionale del 28 novembre scorso si sono uniti i Presidenti degli Ordini di Ascoli Piceno, Ferrara, Campobasso e Piacenza. Chiedevano che il compenso del presidente fosse al massimo pari a quello del Presidente della Repubblica, che venisse istituito il criterio dei due mandati non ripetibili esteso a tutte le cariche sociali, il riequilibrio di genere negli organi di governo dell’Enpam – una sola donna nello scorso CdA – lo stesso nel nuovo appena eletto a fronte di una presenza femminile fra i medici pari a circa il 46% del totale.

Soprattutto hanno chiesto trasparenza: sugli investimenti, le spese, le rendicontazioni, le proprietà immobiliari e la loro gestione, le operazioni finanziarie condotte coi soldi degli iscritti. D’altra parte che un Presidente così ben pagato non faccia neanche aggiornare il sito con queste informazioni non induce buoni pensieri.

Nelle regioni e province i cui Presidenti dell’Ordine sono “allineati” con i responsabili nazionali dell’Ente, il clima si va facendo caldo: gruppi di medici si stanno facendo promotori di proteste che dovrebbero smuovere i Presidenti provinciali perché si diano da fare a riportare almeno alla decenza il governo dell’Enpam. Particolarmente agguerriti i responsabili dell’Ordine dei Medici e dei Dentisti di Piacenza che hanno denunciato questa situazione come non più sostenibile. Hanno radiografato la situazione con i dati in loro possesso (a cui ho fatto riferimento qui) per mettere in luce uno scandalo che meriterebbe una maggiore attenzione.

Ma i tanti medici che pagano e tacciono non sarebbe ora che cominciassero a dire qualcosa? O preferiscono continuare ad essere parte del ventre molle di un paese che non cambia mai?

Il Fatto Economico - Una selezione dei migliori articoli del Financial Times tradotti in italiano insieme al nostro inserto economico.

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